Lucia La Torre, Terziario Donna Foggia: ‘Avanti tutta con certificazione di genere’

StatoDonna, 4 marzo 2023. La certificazione della Parità di genere, le sue regole, procedure e opportunità, è il tema su cui si è svolto il 3 marzo un convegno organizzato dall’Università di Foggia, dal comitato Pari Opportunità dell’Ordine avvocati e dall’ Associazione donne giuriste Italia (sezione Foggia).

A prendere parte ai lavori, anche la Confcommercio con Lucia La Torre, presidente provinciale di Terziario Donna, il gruppo rappresentativo delle imprenditrici associate a Confcommercio-Imprese per l’Italia, operanti nel settore del commercio, del turismo, dei servizi, delle PMI e delle professioni. “Il nostro ruolo è quello di portare parità e pari opportunità nell’ambito delle imprese- ha detto La Torre, intervistata da StatoDonna– informando e formando le imprenditrici sui loro diritti e sulle opportunità di cui possono beneficiare. La certificazione di genere è uno strumento concreto per incoraggiare le imprese italiane a favorire l’empowerment femminile”.

Lucia La Torre- intervista su certificazioen di genere
Lucia La Torre, in copertina con Ida Di Masso (Presidente Comitato Pari Opportunità Ordine degli Avvocati) Maria Rosaria Judice (presidente Associazione donne giuriste- sezione Foggia), Irma Conti (presidente nazionale Associazione donne giuriste) e Lorella Palladino (segretaria generale CCIAA di Foggia)

Come ha risposto Confcommercio al tema della Certificazione?

Il gruppo Terziario Donna Confcommercio, dal 2022, in collaborazione con Uniter – organismo di certificazione fra i primi accreditati al rilascio della certificazione- porta avanti un progetto per la diffusione e la promozione dell’incentivo. Era ormai necessario andare oltre le buone intenzioni per eliminare il gender gap e introdurre strumenti fattivi che modificassero la realtà imprenditoriale.

Gli effetti sulle aziende quali sono?

Come donna penso che la perdita dei talenti femminili nel mondo del lavoro non è un’opportunità tolta soltanto alle donne, ma all’intera collettività. E non possiamo più permettercelo. Come imprenditrice trovo molto positivo che sia previsto un meccanismo di premialità. Ottenere la Certificazione per le imprenditrici e gli imprenditori significherà ottenere incentivi e premialità di natura fiscale e in materia di appalti e bandi europei, per i quali sono già stati stanziati nella legge di bilancio 50milioni di euro all’anno. Premiare e non punire. L’esperienza mi dice che questa modalità è molto attrattiva”.

Servono azioni concrete per le donne, dopo i proclami…

Certificarsi creerà delle condizioni agevolate per le imprese che decideranno di farlo, senza un ulteriore obbligo sulle nostre spalle. Gli obiettivi che ci siamo date non sono solo quelli di usufruire dell’incentivo ma di utilizzare l’incentivo per favorire l’occupazione femminile in termini qualitativi  di remunerazione e di ruolo sempre per ridurre il divario di genere. Una “certificazione di parità di genere” sarà attribuita alle aziende per attestare le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre i divari su opportunità di crescita, parità salariale a parità di mansioni, gestione delle differenze di genere e tutela della maternità.

E come Presidente di Terziario Donna Confcommercio Foggia ritengo doveroso incentivare le nostre imprese ad intraprendere il loro cammino verso la Certificazione di Parità di genere, perché è evidente che solo se si creeranno condizioni di partenza eque e si forniranno a ciascun individuo, a prescindere dal suo genere, gli strumenti necessari a valorizzare il proprio potenziale si creerà una società ed una economia più sana e più giusta.

Le aziende che valorizzano la componente femminile vanno meglio?

Un dato, ormai consolidato, vede le aziende di maggiore successo e più performanti proprio quelle che al loro interno riescono a creare e mantenere un modello di lavoro che punti con decisione sull’inclusività. Tra le imprese che sono riuscite a instaurare un clima di parità e inclusione, i profitti sono superiori alla media (+25-35%), vi è un più alto tasso di innovazione (+20%) e una migliore capacità (+30% ) di individuare e ridurre i rischi aziendali.
Inoltre, le aziende che adottano politiche basate su tali valori e che le sanno trasmettere all’esterno, registrano benefici anche in termini di immagine e reputazione accrescendo il loro brand. Ed è chiaro come la questione dell’occupazionale femminile non sia più rinviabile. È finalmente arrivato il momento di agire.

Quali sono le prospettive?

La Certificazione per la Parità di Genere è applicabile a qualsiasi tipo di azienda, sia del settore privato, pubblico o senza scopo di lucro, indipendentemente dalle dimensioni e della natura dell’attività. Secondo gli obiettivi quantitavi del PNRR in materia, ci si attende che entro il 2026 almeno 800 piccole e medie imprese dovranno ottenere la certificazione e 1.000 aziende dovranno beneficiare delle agevolazioni collegate. Sinceramente non sembra un obiettivo ambizioso, forse pecco di presunzione e di ottimismo. Ma fin da bambina mi hanno sempre detto di volare alto.

Una bella sfida

Confcommercio vanta 250.000 imprese femminili associate al nostro sistema, articolato in 70 gruppi territoriali, promuovere a livello nazionale in tutta Italia la certificazione di parità di genere, come uno degli obiettivi di politica associativa sarà la nostra sfida. Abbattere il divario di genere sul lavoro fa bene a tutti. Conviene alle donne, che possono auspicare in una conciliazione armoniosa dei tempi di vita e lavoro, conviene agli uomini che reclamano la propria dimensione di genitore, conviene al Paese che ha bisogno di tutti e tutte per tornare a crescere. E allora, avanti tutta! Diamo il buon esempio e cominciamo proprio dalle nostre aziende.

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