Amore e critica per Foggia, via Arpi brilla dei versi di Pasquale Oa

Foggia, 25 maggio 2023.Temo che t’amo/Io solo/Che resto/Per quel che/ Non ancora/Accade”. Sono i versi di Pasquale Oda, presidente del collettivo Mediante, che campeggiano sull’arco centrale di via Arpi e accompagnano, con la loro riflessione, la settimana della “Città che vorrei” organizzata dall’Università di Foggia.

Leggi anche: La notte bianca di Foggia, arti e pensiero per la legalità

“Un vecchio appunto che riletto oggi è ancora vivo, è il testo di un cittadino stanco- spiega – che comunque non potrà mai dire alla propria terra ‘ti odio, e infatti continua a dirgli ‘ti amo’. Anche un pensiero critico, che supera la sua provocazione divenendo progetto, o anche provocazione per continuare a sognare la città che vorrei”.

L’ appunto è del 2016: “Parliamo del periodo in cui sono tornato dal nord a Foggia, città in cui sono convinto di restare”. Pasqula Oa nella vita si occupa di arti visive, proviene dal mondo del disegno industriale e ha trovato il “Mediante” l’espressione più confacente al suo timbro.

L’installazione, materialmente prodotta dall’azienda “Visione creativa”, ha una sua collocazione precisa: “Su una porta della città, luogo d’ingresso e di uscita, entrare nella città che vorrei con il desiderio di cambiarla vuol dire passare da sé”.

Se la prima installazione si chiama “Italia”, quella lungo il tratto sotto l’arco è “Volta celeste” “una serie di tegole specchiate perché, appunto, si passa da sé, il cambiamento dipende da questo. Noi ci siamo divertiti a esprimere il nostro desiderio su un titolo stupendo, ‘la città che vorrei’”.

In questo progetto sono stati coinvolti dall’associazione “Panunzio” con cui hanno già lavorato in altre occasioni.

Domani, sull’altro arco, l’installazione sarà “Io contesto”, dove si gioca sul valore di verso e di sostantivo, puntando sull’io e sulla collettività: “È bello anche lavorare insieme, all’aperto, le installazioni le vediamo in gallerie, musei, sempre in luoghi chiusi”.

La settimana, che si conclude domenica con il concerto all’alba, prevede un altro allestimento del collettivo con un’ artista circense, Morena Ruggiero Rukola, “Come una morta gora che si lascia attraversare”. Siccome lei lavora con il fuoco, segue una drammaturgia basata su rifrazione e riflessione, acqua e fuoco.

“La morta gora è come una pozzanghera non assorbita dal terreno, l’opportunità è specchiarsi, riflettere”. Una simbologia che fa riferimento anche alle Tre fiammelle, stemma della città, e va oltre in una “metafora della riflessione”.

 

 

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