Ben venga l’attenzione ai nostri pensieri ora che ci siamo “ritrovati”

È un periodo strano questo. Un periodo pieno di affermazioni e negazioni, opinioni e verità assolute, dogmi e teorie tutte da dimostrare, incoerenze e contraddizioni, ombre perse e sfumate in mezzo a qualche luce.

Ci siamo arrivati trascinandoci con fatica attraverso giorni complicati che poi sono diventati anni, resi ancora più difficili da come nel frattempo ci siamo ritrovati ad essere, che “migliori” era partita come una promessa per poi essere ridimensionata ad ambizione, ma rimane comunque una parola grossa.

Quella distanza, ad esempio, che avevamo dovuto per forza di cose imparare a modulare tra noi e le altre persone, la ritroviamo nella maggiore reattività che ci sembra di notare nelle risposte a volte abnormi rispetto alla domanda posta, o alla frase pronunciata.

Di contro poi però desideriamo stare tutti vicini vicini come a recuperare il tempo perduto e, se qualcuno rimane sulle sue, lo guardiamo straniti e un po’ lo compatiamo, perché ci pare come se sia rimasto vittima, in un rigurgito, di quella sindrome di Stoccolma che coralmente in tanti hanno provato.

Viviamo in bilico tra la solitudine nella quale alla fine ci eravamo scavati la cuccia e che oggi, ambivalenti e a tratti distonici, un po’ rifiutiamo perché affamati di qualunque cosa, pronti a vivere “esperienze” anche quando dobbiamo scegliere l’insalata, e un po’ cerchiamo quando rivendichiamo convinti e quasi fieri l’impazienza, che forse è il tratto maggiormente distintivo di questo periodo e che diventa suo malgrado protagonista di tante relazioni, importanti o estemporanee.

Ci siamo riscoperti quasi diffidenti e, di qualunque cosa si parli, siamo perennemente alla ricerca di conferme e di competenze da validare, e nello stesso tempo pronti ad accettare senza verificare teorie originali e non in linea con quello che ci pare continuamente imposto.

Ci sentiamo pieni di questa libertà che a gran voce giustamente rivendichiamo, ma non è più un concetto astratto la libertà. Come un ossimoro la vogliamo riempire di concretezza. Persone, sorrisi, abbracci, discorsi, discussioni, e poi baci, lacrime, parole.

Tante cose che le diano un senso vero, a ciascuno il suo, e vanno tutti bene se non fanno male a nessuno.

Forse abbiamo avuto paura di non poter fare, di non poter più dire, di dover rinunciare perché abbiamo sempre creduto di essere invincibili e ci sbagliavamo, e allora abbiamo deciso che bisogna imparare a vivere e a gustare quello che c’è, adesso, se lo vogliamo veramente.

Che diventa inevitabile scegliere di non avere “come unico rimorso le occasioni che ho perduto”. Rimorso e non rimpianto, attenzione. Un cambio di prospettiva interessante, perché il rimorso procura dolore agli altri dicono i saggi. Ma anche a noi stessi.

E allora, ben venga questa attenzione alle nostre emozioni, ai nostri desideri, alle nostre opinioni, ai nostri pensieri. Purché non diventi egoismo, narcisismo, ripiegamento su se stessi.

Con fatica ci siamo ritrovati. Ora proviamo a ritrovare gli altri.

Simonetta Molinaro, 26 giugno 2023

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