Madonna Addolorata di San Marco in lamis: il restauro la fa splendere

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StatoDonna, 28 marzo 2023. É stata una serata di profonda emozione, quella del 26 marzo scorso. Dopo 6 mesi di restauro ad opera di Daniela Pirro, il manichino ligneo semi-policromo ritraente l’Addolorata, realizzata dallo scultore di scuola napoletana Bernardo Valentini e custodito nella omonima chiesa di San Marco in Lamis, ha varcato nuovamente la soglia della “sua casa”, destando commozione e gioia nei tanti fedeli presenti. Un restauro reso possibile grazie alla strenua volontà dell’ Arciconfraternita dei Sette Dolori della Chiesa SS.ma Maria Addolorata di San Marco in Lamis, del suo priore professor Michelangelo Martino, del parroco Don Matteo Ferro e al finanziamento generoso e sentito dei benefattori.

Tutti gli interventi di conservazione e restauro sono stati presentati alla comunità da Daniela Pirro, incaricata del recupero di un bene unico e pregevole, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP FG-BAT ed il coordinamento dell’Arcidiocesi di Foggia-Bovino. Il manufatto, di pregevole fattura, reca sul retro la firma dell’autore, Bernardo Valentini. Pochi sono i dati per poter definire con sufficiente attendibilità il profilo e la personalità dello scultore, certamente attivo fra il 1741 ed il 1754 tra Puglia, Campania, Basilicata e Calabria; indubbie le sue capacità, ravvisabili nella efficace espressività dei volti, nei gesti dei personaggi raffigurati e nella fattura e tecniche di composizione.

Daniela Pirro ha aperto il suo intervento soffermandosi su quanto un simulacro vestito sia più di un’icona e di una statua immobile. “L’invisibile – così ha affermato la restauratrice- sottende al visibile che ne determina le vicende secondo codici segreti. Fra i due ordini – visibile e invisibile, superficiale e profondo, sacro e profano – dev’esservi qualche punto di contatto: momenti in cui l’invisibile può essere percepito, visto, toccato anche. Dunque, il fatto che la statua si vesta e si muova la avvicinerebbe allo statuto di persona. Il sacro acquisirebbe corporeità, e soprattutto una “presenza” – termine che nel linguaggio di De Martino rappresenta l’essenza dell’essere persona”.

La Addolorata di San Marco in Lamis, quella stessa scultura per cui si muovono in processione le fracchie il Venerdì Santo, rientra proprio nella folta schiera dei simulacri vestiti ed è realizzata in legno di castagno. “Raccontare un restauro non è mai cosa semplice- dice Daniela Pierro a StatoDonna -, ogni volta è un percorso, un viaggio tra materiali, storie, forme, significato e significante… ogni volta è studio, indagine, prove e fasi operative che mi tengono letteralmente vincolata al bene da salvare, fino alla sua rinascita. Se poi il restauro interessa un bene così carico di pathos e rimandi spirituali e intimisti come una Addolorata, allora il viaggio si fa più profondo e la narrazione diventa un flusso. La Addolorata di San Marco in Lamis è un manichino vestito, un genere statuario carica di fascino e suggestione, almeno così è per me. L’idea che una raffigurazione del divino abbia dei rituali quotidiani, umani, semplici come essere vestita, dalle sottovesti agli abiti più sontuosi, il fatto che tali manufatti abbiano una certa capacità  di movimento -grazie alla tecnologia snodabile delle braccia- così da assumere posture differenti, l’idea che il sacro possa persino essere pettinato con tutto il rituale che la vestizione dei manichini vestiti comporta, mi ha sempre dato una forte connotazione mistica che permette di tradurre il trascendente del divino nell’imminente di noi uomini, avvicinandolo in qualche modo al popolo”.

Lunghi mesi “a tu per tu con Miriam”-  come chiamava l’Addolarata di S. Marco in Lamis- mi hanno regalato numerose emozioni, via via che il volto originale settecentesco si disvelava ai miei occhi sotto i bisturi, le emulsioni e le indagini diagnostiche”.

La Madonna ha braccia snodabili con un sistema di incastri mobili molto in voga nel Settecento; mani, volto e parte superiore del busto sono policromi, in legno naturale tutte le parti restanti, secondo una tecnica costruttiva specifica dei manichini vestiti, destinati ad essere abbigliati con paramenti tessili di grande pregio. Particolare interesse ha il volto della Madonna il cui incarnato è d’un pallido rosa madreperlaceo, a sottolineare l’ansia per la ricerca e il dolore per la fine presagita del figlio. Il viso è fortemente espressivo e l’intensità dello sguardo è aumentata dell’uso di occhi in vetro, dipinti dall’interno.

Il petto è trafitto da un pugnale in argento, che trapassa gli abiti attraverso una larga asola – prima del restauro – e che terminava direttamente nel busto ligneo, con numerose lesioni e danni strutturali. La Vergine è stata realizzata con il capo liscio, come avveniva solitamente per le così dette madonne vestite, destinate ad essere poi abbigliate e arricchite di attributi, nel nostro caso il pugnale, la capigliatura in seta o in crine naturale, il rosario, gli scapolari, il fazzoletto del pianto e la corona. Numerose e complesse tutte le fasi del restauro, condotte con metodo scientifico e assoluto rigore, così da rimuovere tutte le superfetazioni pittoriche e materiche non originali e riportare in luce la materia voluta dal Valentini.

L’opera, rimaneggiata in modo sommario nel corso dei secoli, aveva subito numerose ridipinture, nonché soluzioni discutibili, quali l’inchiodatura del bustino direttamente sul legno, l’applicazione di nastro adesivo e fili sul capo per aggiungerle degli orecchini in oro, l’applicazione di un foglio di cuoio incollato direttamente sul torace per ospitare il pugnale. La prima parte degli interventi ha visto un ristabilimento strutturale del manufatto, con conferimento di nuova funzionalità a tutte le parti mobili, disinfestazione dagli insetti xilofagi e messa a punto di un sistema mobile e non invasivo per l’inserimento del pugnale.

 

Sono interevenuta sulle parti policrome- spiega la restauratrice- avvalendomi di microscopio digitale ed efflorescenze ultraviolette, così da riconoscere ogni frammento settecentesco e salvarlo in ogni sua parte”. Il bene aveva urgenza di essere restaurato: la pellicola pittorica originale, fortemente lacunosa perché danneggiata dalle numerose sovrammissioni subite nel corso degli anni, è stata interamente messa in luce, reidratata, consolidata e reintegrata con la tecnica del tratteggio, così da conferire unità potenziale al bene, rispettando tuttavia il postulato brandiano della riconoscibilità dell’intervento.

“Oggi La Addolorata risplende, restituita alla collettività nel suo originale equilibrio cromatico e compositivo, restaurata con tecniche d’avanguardia e rispetto dell’originale, tornando a commuovere i fedeli con il suo sguardo volto al cielo ed il suo toccante dolore di Madre,  capace di renderci tutti suoi figli”, commenta l’Arciconfraternita dei sette dolori.