Al piccolo Mattia il saluto di una nonna

Stato Donna, 24 settembre 2022. Ci sono state undici vittime per l’alluvione nelle Marche e una donna, che nella foto mostrata in tv appare giovane e bella, è ancora dispersa. Si sono celebrati già i primi funerali. Ma da poco tempo è arrivata la notizia del ritrovamento del corpo del piccolo Mattia Luconi. A 13 chilometri di distanza dal punto in cui ha perso il braccio e l’abbraccio della sua mamma. Il bambino che è stato ostinatamente cercato per otto giorni e poi trovato per caso. Riconosciuto, per quel che ne era possibile, dalla felpa dai colori indicati dalla sua mamma.

In questi lunghissimi giorni di ricerca abbiamo ascoltato tutti l’ostinazione del papà nel pensarlo ancora in vita nonostante la ragione indirizzasse verso il contrario. La mamma, prima ricoverata in ospedale e poi dimessa, è ritornata sul luogo dove si è consumata la loro separazione e là è rimasta, pur sapendo che speranze non ve n’erano e aspettando almeno un corpicino da seppellire. Il corpicino infine è stato ritrovato.

Quando ci lamentiamo dei nostri mali, siamo sempre un po’ portati a dire che chi non ci sta dentro difficilmente può davvero capire. E qui mi pare ancora più difficile questo tentativo di capire. La mia immaginazione si rifiuta di rappresentarmi con vividezza le immagini che emergono dal racconto della mamma: lei che gli stacca la cintura di sicurezza in macchina, per poter avere una via di fuga attraverso il finestrino rotto; lei che, mentre incombe il fango su di loro, cerca di posizionare il telefonino per trovare il campo e chiedere aiuto; il bambino, strappato dalla violenza dell’onda, che grida e piange mentre viene portato via; la mamma che si trova aggrappata a qualcosa e a sua volta  grida e qualcuno la sente …

Sto ripetendo le frasi pronunciate della donna quando le hanno chiesto di quei momenti di orrore ma confesso che faccio fatica a pensare all’attimo in cui il bimbo è andato via, con la disperazione di un esserino piccolo che in un attimo si è trovato separato da colei rappresentava fino ad un secondo prima tutto il suo mondo e tutta la sua sicurezza.

Come faranno questi genitori a sopravvivere io proprio non lo so. Il papà, oggi, in uno dei tanti tg, ha chiesto alla cronista di ‘tenere vivo Mattia’. Lui appena sarà in grado andrà in vespa in tutta l’Italia per ringraziare la gente che si è stretta intorno al loro grande dolore.

Qualcosa infatti devi fare per sopravvivere. Qualcosa di concreto, possibilmente, che porti la calma dei gesti all’interno di una vita nella quale molti gesti perdono sinceramente di significato. Lasciamo stare chi uccide i propri figli. Sono casi per fortuna non frequentissimi. Per quasi tutti i genitori la perdita di un figlio è un evento che segna un passaggio fra un prima e un dopo di altra natura. Qualcuno ha definito “il dopo” come guardarsi dall’esterno e vedersi vivere, ma senza la concentrazione di prima alla vita, perché se ne è perso praticamente il senso. Credo che sia quanto di più vicino riusciamo a comprendere.

Nelle ventiquattrore di ogni lunghissima giornata è un susseguirsi di scampoli di immagini dei visetti felici, arrabbiati, buffi, gioiosi, lamentosi, dolcissimi, fastidiosi. Quei visetti di cui le mamme e forse ancor più le nonne – mamme bis quando la famiglia intera è al lavoro – conoscono ogni sfumatura, ogni movimento, soprattutto quelli furbetti, quando sta pe arrivare una marachella o quando viso e parole segnano d’incanto il procedere della crescita.

E noi tutti restiamo incantati perché questi momenti speciali in cui si sperimentano parole e comportamenti sempre più da grandi non hanno mai una videocamera pronta per immortalarli. Il caso ci fa vedere il miracolo dei loro progressi e sempre il caso ci mette lo zampino di fronte alla tragedia imprevista. Assolutamente imprevista. Perché è veramente difficile alzarsi la mattina e pensare di non arrivare alla sera per un’onda anomala che risucchia dalla macchina o addirittura fa annegare in casa.

Ci saranno tempi per capire come e perché sia accaduto tutto ciò. Intanto il rumore che riempiva la casa non esiste più. Di fronte ad una morte che ha sempre spaventato in modo particolare l’umanità, dalla notte dei tempi affiora il lamento di una nonna speciale, Ecuba, che chinata sul corpicino del piccolo nipote, ucciso dalla barbarie degli uomini nella guerra, grida che non è giusto alterare le leggi della natura: il piccolo deve seppellire la nonna, non il contrario! “Mater monumentum fecit maerens filio, / ex quo nihil unquam doluit nisi cum is non fuit” “La madre affranta pose questo monumento al figlio di cui non ebbe a dolersi mai, tranne che della sua morte”. Così recita una lapide antica conservata ancora ai nostri giorni. Antica, come è antico e universale questo dolore oggi per il piccolo Mattia.

(nella foto di copertina la foto di Tiziano Luconi con suo figlio Mattia dalla sua pagina faceook)

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