Yoga Space (XI). Chi vive nel Samadhi ha capito e abbraccia i propri valori

Stato Donna, 16 luglio 2022. Chi non desidera raggiungere uno stato di grazia perenne e insieme sentirsi libero di apprezzare il singolo evento, una minima occasione allietante o di non lasciarsi sfuggire il pretesto per una sana risata, non appena ce ne sia la possibilità?

Questa è la condizione di chi si è risolto! Una parola in sé, può rendere l’idea ma di certo non è esaustiva. Chi si è risolto è una persona che pone come costante nella propria vita il contatto con sé stesso ed ha raggiunto però già una certa conoscenza di sé, colui che si accetta così com’è nelle sfaccettature del suo ego, libero di ascoltarlo e di superarlo per vedere oltre e godere della condivisione in modo più significativo e profondo. Una persona che vive nel Samadhi, ha un’espressione benevola e accomodante sul viso, perché nello studio di sé stesso, ha capito i propri valori, ne ha appreso l’importanza e da quelli non si scolla più.

Se tra i lettori, una simile condizione risulta interessante, è sicuramente il caso di conoscere quali percorsi seguire per raggiungerla. Ovviamente formule magiche non ce n’è, tuttavia elementi costanti propri del cammino in quella direzione, risultano essere lo sguardo rivolto alla propria mente, come un testimone che osserva i propri pensieri, l’assenza totale del giudizio/preconcetto, la capacità di stare in una determinata comoda posizione ogni giorno per un certo tempo.

La durata di tale esercizio va in crescendo, si parte da cinque minuti e si fissa un limite che a seconda delle esigenze, può andare dai ventuno minuti fino ad un’ora e più. Accanto all’introspezione e allo studio del sé, occorre avere pazienza ed è necessario sviluppare la consapevolezza. Spesso infatti, durante questo esercizio di osservazione dei propri pensieri, ci si trova di fronte a delle idee estranee, di cui non si riesce a definire l’origine né il motivo, sembrano talvolta assurde.

All’esercizio statico quotidiano di testimonianza delle fluttuazioni mentali, si affianca un’altra pratica, quella, leggermente più complessa, di rimanere a contatto con sé stessi anche nelle faccende ed azioni di tutti i giorni. Volenti o nolenti, ci si relaziona e rapporta con gli altri. Dietro agli “altri” si cela una gamma vastissima di impulsi elettrici. Si, perché le emozioni, a prescindere da quali esse siano, si manifestano fisicamente come corrente, dunque l’interazione, al di là del codice lingua e della comunicazione attraverso il corpo, agisce per stimolo-impulso e risposta.

Qui ci soffermiamo noi, perché nella risposta che diamo risiede l’altra pratica finalizzata allo sviluppo della consapevolezza. Nella nostra risposta quindi, infondiamo l’intenzione di non alimentare l’out put elettrico diretto al nostro interlocutore ma, di osservare quale reazione attraversiamo noi emotivamente, quali sensazioni viviamo e quali tracce restano nella nostra mappatura, mentale prima, fisica poi. La teoria prima la pratica poi, o viceversa.

 

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