Uomini che maltrattano le donne, ok del Senato a percorsi rieducativi

Stato Donna, 26 maggio 2022. Via libera unanime ieri in Senato (211 sì) alla Risoluzione relativa ai percorsi di ‘trattamento per uomini autori di violenza‘, su cui il governo aveva espresso parere favorevole.

Le relatrici, sen. Maiorino (M5s) e Conzatti (Iv-Psi), hanno riferito sul contenuto del documento. Premesso che la violenza maschile contro le donne rappresenta un fenomeno sociale diffuso e strutturale con radici culturali profonde, la Convenzione di Istanbul individua quattro strategie di intervento (prevenire, proteggere, perseguire, produrre politiche) e prevede espressamente la necessità di istituire e sostenere programmi rivolti agli autori di atti di violenza. Il trattamento deve essere inquadrato in una duplice veste: da un lato costituisce un autentico servizio pubblico, funzionale alla protezione delle vittime e della collettività, all’altro tende a promuovere un cambiamento culturale.

La Commissione d’inchiesta sul femminicidio ha svolto un’istruttoria sui percorsi di trattamento, ha visitato centri specializzati, ha tenuto audizioni con esperti. La relazione sottolinea la necessità di un quadro normativo per portare la rete dei centri per il trattamento degli uomini autori di violenza ad un livello di sviluppo superiore che preveda linee guida, livelli di specializzazione degli operatori, standard organizzativi omogenei a livello nazionale, verifiche sull’efficacia dei programmi e sulle recidive. La creazione di centri e di percorsi rieducativi dovrebbe conformarsi ai princìpi di prossimità e celerità.

Si dovrà giungere a una situazione in cui l’uomo che autonomamente si renda conto di non riuscire a gestire rabbia e comportamenti violenti possa rivolgersi a un centro specializzato, prossimo al proprio domicilio. Qualora invece si manifestino i primi segnali di una situazione non gestibile in autonomia, l’uomo dovrà ricevere forti inviti ad aderire al percorso anche a seguito di ammonimento del questore o di invii da parte di altri soggetti della rete.

Qualora l’autorità giudiziaria ritenga di applicare misure cautelari, pur nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza, potrà esigere che l’uomo si adoperi in un percorso di cambiamento. In caso di condanna, la concessione di eventuali benefici deve essere sottoposta ad una verifica preventiva, da parte dell’autorità giudiziaria, dell’avvio del percorso e del suo svolgimento con esito positivo. Nel caso di condanne a pene detentive lunghe, i rei dovranno poter accedere ai percorsi all’interno del carcere. Sarebbe auspicabile che la nuova normativa sia oggetto di una rapida approvazione parlamentare (sono all’attenzione delle Commissioni competenti del Senato i disegni di legge nn.1770 e 1868) e sia inclusa in un titolo specifico di un testo unico, dedicato al contrasto della violenza di genere.

Violenza contro le donne, nuove norme per la protezione e prevenzione

Il Ministro delle pari opportunità Elena Bonetti ha espresso parere favorevole alla proposta, dopo aver ricordato che nel piano strategico nazionale sono stati inseriti i percorsi di trattamento degli autori di violenza; il Governo ha stanziato fondi strutturali e sta definendo con le Regioni i criteri di accreditamento dei centri.

Hanno svolto dichiarazione di voto favorevole alla risoluzione i sen. Julia Unterberger (Aut), Luisa Angrisani (CAL), Faraone (IV-PSI), Loredana de Petris (Misto-LeU), Valeria Valente (PD), Maria Rizzotti (FIBP-UDC), Marzia Casolati (L-SP), Cinzia Leone (M5S). Il sen Balboni (FdI), nella dichiarazione di voto favorevole, ha rivolto due critiche alla relazione, ritenendo fuorviante attribuire la violenza contro le donne alla cultura patriarcale, che in Italia non esiste più da decenni; e ritenendo una forzatura ideologica chiamare in causa l’identità di genere, che rappresenta invece il presupposto del riconoscimento delle differenze e del rispetto reciproco. La sen. De Petris (Misto-Leu) ha affermato, al contrario, che la cultura patriarcale e maschilista è ancora diffusa anche in Italia e chiamare in causa culture e religioni di altri Paesi costituisce un alibi.

Per la segretaria della commissione e relatrice del provvedimento Donatella Conzatti è “una data storica quella in cui si dice: la violenza è un problema e una responsabilità degli uomini che la agiscono. Se 7 milioni di donne in Italia subiscono una qualche forma di violenza nel corso della loro vita, ci sono altrettanti uomini che la agiscono. Uomini che devono essere intercettati e fermati il prima possibile. Condannare i reati è ovvio ma altrettanto ovvio è che con la condanna certifichiamo che le donne sono già state uccise e hanno già sofferto. Le azioni violente vanno fermate prima. I Centri per la rieducazione degli uomini maltrattanti hanno questo preciso compito, nell’ambito della rete nazionale antiviolenza.Li abbiamo finanziati affinché possano lavorare rispondendo a due principi essenziali: prossimità e celerità”.

Sottolinea la svolta culturale del provvedimento la presidente della commissione di inchiesta sui femminicidi Valeria Valente. “Rispetto alla violenza contro le donne, la relazione chiede agli uomini una chiara e netta assunzione di responsabilità, abbandonando per sempre la visione secondo la quale qualcosa nel comportamento femminile ha causato la violenza. La violenza contro le donne non è un raptus né una malattia, ma un fenomeno strutturale espressione di fattori culturali e sociali. Alle donne crediamo e agli uomini chiediamo una netta assunzione di responsabilità. Resta ferma la condanna e la sanzione del comportamento violento: non si lavora affinché gli uomini maltrattanti possano tornare insieme alle donne da loro abusate solo perché si interrompe comportamento violento o recidivo. Si lavora perché possano cambiare le modalità con cui questi uomini si rapportano sempre all’altro sesso, ridefinendo il loro modo di vivere sentimenti emozioni”.

Per quanto riguarda i benefici che il Codice Rosso oggi prevede di poterli concedere ai maltrattanti se frequentano percorsi trattamentali, “diciamo chiaramente che questi possono essere concessi solo dopo una compiuta valutazione dei risultati e in ogni caso solo quando si escluda la persistente pericolosità sociale degli autori dei reati”.

La senatrice chiede che vi siano standard di qualità definiti e omogenei su tutto il territorio nazionale, criteri di accreditamento uniformi e una adeguata formazione di tutti gli operatori. “Ma soprattutto diciamo no alla guerra tra poveri. I centri per gli uomini maltrattanti non devono contendere le risorse ai centri antiviolenza, ma far parte di una rete per la quale le risorse vanno aumentate. Di questo lavoro sono orgogliosa e ringrazio tutti i membri della commissione, perché questa relazione è un tassello importante della battaglia culturale contro l’asimmetria di potere, gli stereotipi e i pregiudizi della società patriarcale sottesi alla violenza di genere”.

 

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