Roberto (Cia): “La fiera di Foggia va rilanciata ma per tempo, il mondo gira veloce”

Stato Donna, 22 aprile 2022. Le motivazioni con cui l’ente fiera di Foggia ha spiegato che l’appuntamento di fine aprile solito non ci sarà ha lasciato perplessi non solo i cittadini, ma in particolare gli addetti ai lavori. Nel comunicato fiera di foggia si precisa che è un rimandare per rilanciare: sì, ma quando. Anche questo passaggio evidenzia Silvana Roberto, vicepresidente di Cia Capitanata, componente dell’associazione nazionale “Donne in campo” e che ricorda come la provincia di Foggia, in Puglia, sia la prima per numero di aziende agricole al femminile.

Silvana Roberto con Michele Ferrandino, Andrea Iaffaldano e Leonardo Santucci

Argomentando sul mancato e prossimo appuntamento della fiera dell’agricoltura e della zootecnia, parte dalla questione del commissariamento dell’ente, che data ad agosto 2019: “Il commissario è a tempo, non può durare anni, anche perché, generalmente, questi ruoli tendono a mantenere le carte in uno stato di fatto. Né la Provincia né la Regione- dico la Provincia perché la fiera dell’agricoltura è sempre stata legata a quest’ente, per poi passare alla Regione- si sono attivate granché perché le cose cambiassero. La Regione, in particolare, deve esporsi e creare i presupposti per un rilancio. Serve la volontà politica, non cercare scuse, come in parte mi sembrano quelle motivazioni elencate. Se hanno un progetto che lo applichino ma non fra tre anni, per esempio, potrebbe essere già vecchio, il mondo gira veloce”.

La pandemia sembra diventata una giustificazione per tutto? “I problemi la fiera li aveva già prima, almeno fino a 15 anni fa era la seconda, dopo Verona, per presentare le attrezzature agricole. Oggi si ha bisogno di un rilancio, di una fiera digitalizzata, di macchine in esposizione di quelle guidate da una centralina. La presentazione di questi mezzi in una fiera è importante. Una trebbiatrice può costare anche 300mila euro, un trattore dai 40mila ai 200mila euro, dipende, si devono provare sul campo”.

Per quanto riguarda il mancato supporto di partener storici ed espositori si sofferma in particolare sui secondi: “Qualche anno fa era nata una polemica sui prezzi per avere qualche mq di esposizione, ebbene erano esorbitanti, un’azienda cerca il rilancio e l’ente cerca di rientrare sui costi. Credo che anche questo dato c’entri quando si parla di espositori. Ma poi nei padiglioni si potrebbero tenere stand per presentare la nuova Pac, le nuove tecnologie, come si fa una busta paga, le possibilità sono tante”.

Ripensa alla rassegna agricola e zootecnica di qualche anno e ne resta sconcertata: “Noi avevamo le scuole agrarie che venivano in gita qui, i migliori trattori dall’America, mi ricordo, io con mio padre li vedevo esposti alla fiera di Foggia”.

In queto periodo di gravi difficoltà economiche e di aumento dei prezzi un trampolino di lancio per le aziende di Capitanata sarebbe stato necessario, più che mai: “La nostra agricoltura non è quella del Salento e del barese, la cosa assurda è che andiamo a Vinitaly a presentare le nostre eccellenze, e ne abbiamo tante in Capitanata, nella produzione e nella trasformazione, e poi non possiamo esporre qui da noi. Ci sono i nostri ortaggi che vanno alla fiera di Monaco, per dire. La Capitanata in questi anni è andata avanti mentre la fiera è rimasta indietro”.

La Capitanata, insomma, rischia  di essere oscurata rispetto alle sue eccellenze e al resto della Puglia: “Se pensiamo ai tempi dell’aeroporto e facciamo un parallelo, la situazione non è affatto semplice. Anche al questione dei “costi energetici” può essere vista sotto un altro punto di vista, cioè la possibilità di presentarsi da parte di piccoli imprenditori fotovoltaici. In fiera ti affidi alla fiera, e non agli imprenditori che vanno in giro presentando le novità. Altrimenti i soliti noti portano sempre chi dicono loro, non c’è scambio di opportunità e nemmeno i giovani ricevono sollecitazione a intraprendere qualunque genere di attività connessa.”

Sul ruolo che potrebbe ritagliarsi con più incisività in questo contesto la Camera di Commercio dice: “Sta attivando molti progetti e sta organizzando vari corsi, ci sono tante aziende che li seguono, non direi che è questo il problema. E nemmeno la guerra, nemmeno il grano dall’Ucraina, invece si sono ridotti i consumi, e questo si sente e si ripercuote su tutto”.

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