E vissero sempre felici e (s)contenti, la prima riga dell’Amore

Stato Donna, 13 febbraio 2022. Il web è inondato di consigli per il regalo di san Valentino praticamente da dopo l’Epifania. In un continuum, che vede poche pause nei consigli per gli acquisti. Se aggiungiamo i giorni dei compleanni e onomastici, i battesimi, le comunioni e i matrimoni, arriviamo subito al Natale successivo! In un’ansia da regalo per dimostrare l’amore. Con pochi giorni di tregua nell’ascolto di come rendere felici le donne. Con qualche piccola concessione anche ai regali per i maschi.

D’altra parte siamo tutti o quasi figli del “e vissero felici e contenti” delle storie, delle fiabe per bambini e di quelle per adulti, che si chiamano romanzi e film. E sulla base di questi racconti che ci hanno fatto da bambini e che ci facciamo da adulti, quando pensiamo ad una bella storia d’amore la viviamo sempre nella fase mentale dell’Innamoramento. Pochi arrivano successivamente all’Amore. Ma andiamo con ordine.

Ogni bella storia d’amore di solito si ferma al matrimonio. La fatica del dopo, dell’ordinario, della vita quotidiana, dove Cenerentola magari scoprirà qualche difettuccio nel suo principe azzurro, ci viene risparmiata. Il dopo si racconta in altre narrazioni. Quelle dove la famiglia appare già formata, con una coppia in crisi di nervi e bambini che guardano, confusi. Sono storie distinte e separate. Non si può parlare d’amore e anche del dopo. Ma più coraggiosi lo hanno fatto, narratori che sono stati capaci di farci intravvedere le prime avvisaglie di difficoltà senza farci perdere la speranza nel “per sempre”.

Foto: Today

Il più bravo di tutti è anche uno dei più antichi. Si chiama Apuleio e ci ha narrato la favola di Amore e Psiche. Dovremmo dire fiaba, per essere più precisi. Quando compaiono gli esseri con parvenze umane si usa dire così. Ad ogni modo, nel suo mondo, ci sono animali e magie, per cui “favola” ci sta proprio bene. Una ragazza di una bellezza straordinaria, al punto di superare la stessa dea Venere, appare sulla terra. La dea, invece di vendicarsi di chi trascura lei per rendere omaggio alla nuova creatura, se la prende con l’innocente

fanciulla e incarica il figlio Amore di renderle la vita difficile. Ma Amore rimane a tal punto colpito dalla bellezza della fanciulla che la porta in un luogo segreto che neppure la mamma conosce, e la sposa. Intimandole di non dire a nessuno che ora è sposata e che tuttavia non conosce le sembianze del marito. La ragazza ubbidisce per un po’ ma poi svela alle sorelle invidiose il suo segreto. Loro le consigliano di guardare in viso il suo sposo. Lei lo fa e Amore fugge. Disperata, Psiche dovrà percorrere tante strade e sopportare immense fatiche, tra cui la cattiveria della suocera Venere, prima che il suo sposo la perdoni e la famigliola si ricostituisca.

L’aiuto – nella migliore tradizione delle fiabe – di tanti aiutanti le consentono di capire sempre la cosa giusta da fare, di esercitare la pazienza in operazioni di risarcimento per quella disubbidienza iniziale imperdonabile. “Ho imparato” dice Renzo – altro personaggio letterario stampato nella nostra memoria collettiva – alla fine delle peripezie nella sua storia d’amore con Lucia, coronata dal matrimonio dopo tante prove e tutte dolorose. Non c’è limite al dolore. Come quelle di Psiche. Renzo e Lucia affrontano il mondo mortifero della peste. Psiche scende addirittura nel regno dei Morti.

Bisogna morire alla vita precedente, sembrano dirci. Quella vita da singoli. Quella da individui, abituati a vedere sempre soddisfatto il proprio narcisismo. Occorre procedere per due, ora. Con il “duale”, un numero che la lingua greca ha e che noi e i latini non abbiamo e che sta ad indicare un “noi due”, una fusione, una alchimia prima inesistente. Ciascuno viene da una sua storia individuale; ma quando scatta l’innamoramento e balena la possibilità di una unione in una nuova realtà familiare, si deve vivere una storia decisamente nuova.

Come si vive questa storia? Questi due capolavori della narrativa ce lo indicano senza spiegarcelo razionalmente, solo con indicandoci con il loro groviglio di scelte, a volte giuste a volte sbagliate, che costellano la nuova vita di coppia, che esistono altri sentimenti non meno importanti dell’amore: la tolleranza verso il vissuto e le esigenze dell’altro; la pazienza; il rispetto. Altrimenti non si va da nessuna parte. Psiche prima di capire ci mette tanto tempo. Lucia anche. Insieme al tempestoso Renzo. Anche se entrambe le fanciulle appartengono in qualche modo al divino, quello pagano e quello cristiano, esse incontrano le nostre stesse difficoltà. La tentazione massima per ​entrambe è risolvere subito i problemi che si affacciano inaspettati nella vita. Ma poi vedono che esistono altre strade.

Fanno di necessità virtù, altra fortunata e felice formula manzoniana. Scoprono la costanza e il rispetto dei tempi. Alla fine della loro ritrovata quotidianità non c’è posto per l’abitudine, per la noia. Esse hanno imparato a scorgere nel quotidiano una traccia di immortalità. La bellezza del presente che sfugge all’usura del tempo. La bellezza dei sentimenti, il piacere della compagnia, la tenerezza per i figli che verranno.

L’Innamoramento è la forza travolgente, che appare, dice il grande sociologo Francesco Alberoni, come una rivoluzione. L’Amore è la quiete dopo la tempesta. Anch’essa necessaria, come dopo ogni rivoluzione che si rispetti. San Valentino chiede riconoscimenti visibili di doni fra innamorati. È la festa della fascinazione.

L’Amore adulto chiede che nulla venga dimenticato dei primi tempi e che sopravviva nella bellezza della vita “accanto”. L’innamoramento è sempre bello da vedere, perché manifesta la sua forza vincente e trascinatrice; la strada dell’amore può essere anche lastricata di sconfitte, dissidi, allontanamenti. A meno che non abbiamo il coraggio dei narratori e delle eroine e non diciamo anche noi “ho capito”.

Maria Teresa Perrino, 13 febbraio 2022

 

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