Pasquale Del Vecchio: “Ogni fumetto ha il suo linguaggio. Come Tex”

StatoQuotidiano.it, Manfredonia – 07/02/2022 – Il fumetto e Manfredonia viaggiano insieme. Dopo 11 anni torna sulla nostra testata Pasquale Del Vecchio, 100% manfredoniano, fumettista della Sergio Bonelli Editore con cui esordisce ufficialmente nel 1993. Nick Raider, Napoleone, fino ad arrivare nel 2007 a Tex.

Sono passati 15 anni da allora, tre lustri in cui il bonelliano sipontino ha dato prova di una grande mano, riuscendo a diventare uno dei disegnatori più validi ed apprezzati che creano da decenni il Ranger più amato d’Italia.

Foto di Pasquale Del Vecchio (Instagram)

Ciao Pasquale, grazie mille per questa opportunità. Finalmente ci risentiamo dopo tanto. La tua ultima intervista con Stato Quotidiano risale a 11 anni fa. Ecco, cosa è cambiato in 11 anni?

Grazie mille a voi. Ah beh, in 11 anni sono invecchiato, purtroppo. Si scherza naturalmente. È cambiata molto la percezione dei fumetti, il loro ambiente. In questi anni c’è stata una caduta verticale della distribuzione nelle edicole e il fumetto ha preso strade alternative. In Francia sono ormai anni che viene distribuito soprattutto nelle librerie. La diffusione di nuovi fumetti come quelli di Zerocalcare ha portato storie nuove in ambiti diversi, più vicini alla situazione sociale attuale. Inoltre ha preso piede quella che viene chiamata graphic novel, cioè sempre un fumetto che però non ha serialità, è una storia autoconclusiva, curato nella copertina e con un costo più elevato e che inizia e finisce lì. In questi anni anche la Bonelli, che ha la sua fanteria di prima linea nelle edicole, cerca di adeguarsi ai tempi. È aumentata tantissimo la produzione di libri di personaggi di Tex e del mondo Bonelli. La casa editrice, prendendo anche l’esempio prima citato, ha creato il proprio Bonelli Point, appoggiato alla Mondadori e, dall’anno scorso, un vero e proprio Bonelli Store a Milano.

Tex è considerato un classico, forse il più famoso fumetto italiano esistente. Negli ultimi anni c’è stata però una forte impennata dei manga, che prendono più piede nelle nuove generazioni. I classici ne hanno risentito? Cosa possono offrire di nuovo per incentivare nuovi lettori?

Il fumetto è un linguaggio. Ogni fumetto ha il suo e, come una comunità e la sua lingua sono suscettibili ai cambiamenti, così il fumetto cambia. Non è un compartimento stagno. I manga sono più di dieci anni che hanno raggiunto un enorme successo, merito del loro linguaggio e delle loro storie. Tra l’altro il Giappone è il paese in cui c’è la più alta produzione di fumetti al mondo; quello che arriva in Italia è solamente la punta dell’iceberg. Come il manga ha un pubblico tendenzialmente giovanile, Tex ha un pubblico più âgée, mantenendo però, negli anni, un folto gruppo di fedelissimi, il famoso “zoccolo duro” che compra sempre i nostri fumetti. Comunque non vedo assolutamente il manga come una minaccia, anzi è un’opportunità di crescita. Infatti il loro utilizzo della tecnologia ha portato anche il fumetto italiano su nuovi supporti, con la creazione di formati digitali.

Ricordo il Lucca Comics 2018, dove eri presente per fare autografi e sketch agli appassionati di Tex, tra cui anche io. Qual è il tuo rapporto con i fan?

Molto buono devo dire. La gente sembra apprezzare il lavoro che faccio. Alle volte mi sembra quasi di ricevere anche troppi complimenti. Prima partecipavo a tantissime fiere, tra cui il Lucca Comics, Cartoomics, ma anche all’estero: sono andato a dei raduni in Serbia, Croazia e Francia. Purtroppo questa pandemia ha bloccato tutto, due anni e mezzo di stop; solo negli ultimi tempi sono riuscito a partecipare ad un evento qui, vicino Milano. Però mi sono adattato alla situazione, infatti sono abbastanza attivo sui social, dove molto spesso pubblico alcune tavole di Tex e dei miei disegni con vari personaggi, fatti molto velocemente. I riscontri sono abbastanza positivi, ma vanno presi per quello che sono: sui social spesso tutto diventa un capolavoro. Bisogna stare con i piedi per terra! Spero comunque che questa situazione cessi il prima possibile per tornare alle fiere. È tutta un’altra cosa.

Foto di Pasquale Del Vecchio

Il nemico di Tex per antonomasia è Mefisto. I fan sono sempre in attesa di nuove storie con lo stregone come antagonista. Hai mai realizzato o è in programma una tua storia di Tex e Mefisto?

So per certo che in questi mesi del 2022 uscirà una storia proprio con Tex che dovrà combattere Mefisto e il figlio Yama, un avvincente storia in 5 albi, dopo anni di preparazione, dei fratelli Gianluca e Raul Cestaro e le illustrazioni di Fabio Civitelli. Di mio non ho mai realizzato e non ho in programma di realizzare questo tipo di storie, anche perché la realizzazione di una storia semplice di Tex sono almeno 2 albi, più di 200 tavole che richiedono almeno due anni di lavoro. Mi dispiace anche deludere qualche fan, ma le ambientazioni di Mefisto sono solitamente città, ambienti chiusi che non prediligo.

 

Qual è la storia da te realizzata che ti è piaciuta di più, da cui hai avuto più soddisfazioni?

Una storia ideata da Mauro Boselli, curatore di Tex, intitolata Nueces Valley, un Maxi Tex del 2017, ripreso l’anno dopo in copertina rigida per i 70 anni del personaggio. Per la prima volta si vede la mamma di Tex incinta, Tex bambino, adolescente, suo fratello. Poi ho potuto disegnare le mie ambientazioni preferite: una marea di spazi aperti, deserti, valli, canyon, il puro West precedente la guerra di secessione americana.

Foto di Pasquale Del Vecchio (Instagram)

Una soddisfazione incredibile. Un episodio particolare che ricordi in questi tuoi anni bonelliani?

Ricordo una delle prime volte che sono entrato alla Sergio Bonelli. Ero insieme ad un mio amico, Giampiero Casertano che, portando le sue tavole appena disegnate da Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, discuteva con lo stesso la realizzazione di Memorie dall’invisibile, uno dei fumetti più belli, meglio sceneggiati e disegnati di Dylan Dog, sicuramente il mio preferito. Era una scena incredibile, sembrava di vedere Robert De Niro che discute la sua parte con Martin Scorsese.

 

Quanto ti ha influenzato Manfredonia nel tuo percorso?

In realtà molto, ma in maniera particolare. Avevo 19 anni quando sono andato via da Manfredonia. Avevo appena finito il liceo per studiare Architettura a Milano, dove c’erano parecchie opportunità nel fumetto, dove alla fine ho trovato casa e lavoro. Volevo allontanarmi da un ambiente che mi stava stretto. Poi ho capito che in realtà, nonostante i vari anni passati al Nord, sono e sarò sempre manfredoniano e sono fiero di esserlo. Le mie origini sono importantissime. Da qualche tempo, nei mei disegni che pubblico sui social, cerco sempre di inserire delle battute in dialetto sipontino, suscitando ilarità e ricordi.

Foto di Pasquale Del Vecchio (Facebook)

Un consiglio ai giovani aspiranti fumettisti di Manfredonia?

Di Manfredonia e non solo. Il consiglio più importante che potrei dare: fatevi un esame di coscienza per capire se questa è la strada giusta. È dal 1992 che insegno a disegnare fumetti in varie scuole, corsi, anche all’ Acme, una Accademia delle Belle Arti di Milano. Vedo ragazzi pagare cifre anche piuttosto importanti per imparare a disegnare ma che non hanno passione, o almeno non così tanta da voler fare questo lavoro a tempo pieno. Un fumettista si allena dalle 8 alle 12 ore al giorno, con la testa chinata sul banco e la matita in mano. È un mestiere che richiede sicuramente talento, molto studio, ma soprattutto cuore. Come ho detto prima, possono passare anche due anni prima di completare una storia, prendendo Tex come punto di riferimento, quindi c’è molto lavoro, ma se fatto con passione può dare delle soddisfazioni.

A cura di Piercosimo Zino

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