Mariangela Cassano e la community della DEA (Donne che ammiro)

StatoDonna, 14 dicembre 2021. È founder della community DEA (donne che ammiro), nata a maggio del 2020 quando il lockdown e il Covid segnavano la nostra vita e lei, Mariangela Cassano, usciva da un brutto periodo che ha riguardato la sua salute, non causato dal contagio. Mesi in ospedale e poi l’idea della rete da creare appena trasferitasi a Siena. “Era come se volessi ringraziare la comunità, farle un dono dopo quello che avevo vissuto e vedendo tante donne in difficoltà.

Cicerone dice che la gratitudine è la virtù più grande, e ha ragione. Dea è una sigla che mi piace …Ecco a voi la dea, fa il suo effetto anche quando presenti, anzi, prima presentavo di più, oggi gli incontri sono tenuti da altre persone, e questo vuol dire che siamo cresciuti”.

Di personalità femminili ne hanno presentate e intervistate tante in questo spazio virtuale di confronto e ascolto che su facebook, quotidianamente, è arricchito di contenuti.  “Far incontrare la gente e farla stare bene insieme, questa cosa è proprio nella mia indole”. Ma non è solo una peculiarità caratteriale, di mestiere si occupa di comunicazione e networking, è responsabile eventi della fondazione Symbola, prima lo è stata della Federparchi. All’età di 22 anni ha fondato e amministrato la società di comunicazione e pubblicità on line Advertcity Srl, a Foggia: “Mi manca la mia città, ho tutte le persone care lì”. È stata la prima rappresentante studentesca dell’Università di Lettere appena nata, ricorda inoltre le collaborazioni con l’ente Provincia per iniziative ambientali al tempo di Antonio Pellegrini.

Ha vissuto 16 anni a Roma, attualmente è docente e consulente del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università Tor Vergata per il Master Oscuai – Organizzazione e Sviluppo Capitale Umano in ambito internazionale. Madre due bimbi, si è trasferita a Siena nel periodo del lockdown. “Sono nomade per amore, ho seguito il mio compagno, e anche qui, nonostante le difficoltà di una città che appena conosco, caratterizzata da una forte coesione sociale, in casa mia c’è sempre tanta gente, amici, persone che si fanno ascoltare”.

 

Dea il giorno dell’esordio aveva 20 iscritti, il giorno dopo 300, oggi è composta da 4mila persone “e nessuno ha lasciato il gruppo, questa è la singolarità. Per l’80% è composta da donne,  ma da subito abbiamo inserito anche gli uomini che sostengono le nostre battaglie, con cui ci si confronta, si discute. La community è aperta ed inclusiva perché la complessità del momento richiede l’apporto di persone capaci di collaborare e agire insieme. È una vera e propria fucina di idee e suggestioni. Le donne sono uguali in ogni parte del mondo e hanno tutte le stesse difficoltà”. La comunità si occupa di formazione, prevenzione, ogni mese incontra un coach che aiuta nella fase di cambiamento quale può essere la maternità, la perdita del lavoro o un nuovo inizio.

Ritrovare la propria felicità, prendere consapevolezza del proprio valore e imparare a dire ‘no’, è una cosa che le donne spesso non riescono a fare perché sentono la responsabilità di essere madri, figlie, mogli, compagne. Devono credere nelle loro forze e in quella del gruppo”, evidenzia Mariangela nel suo discorso che riguarda l’Italia e il mondo. “Le donne sono uguali in ogni parte del globo, forti, coraggiose, e hanno tutte le stesse difficoltà”. È socio e membro del consiglio direttivo di ActionAid Italia, dalle interviste internazionali di Dea sono emerse le storie di italiane che lavorano all’estero e che raccontano la vita nei loro paesi, le attività che hanno intrapreso e confrontano, persino, i proverbi e modi di dire di una terra o dell’altra ritrovando somiglianze legate a un’atavica saggezza. Da ciò è nata la rubrica “Il giro del mondo in 80 donne”.

Dalla community è nato il libro autoprodotto e disponibile su Amazon “Donne che creano reti per costruire il futuro” – a cura di Mariangela Cassano e Giusi Miccoli -, il primo progetto editoriale che ha coinvolto 30 membri e che racconta le storie di 12 donne che si sono raccontate negli appuntamenti serali sui canali social della community. I proventi delle vendite sono devoluti alle organizzazioni Save the Children e ActionAid Italia per progetti di empowerment femminile a favore di donne vittime di violenza.

Volevamo scrivere un libro manifesto che presentasse la community e delineasse il modello di donna DEA: donne libere, soddisfatte di se stesse, appassionate coraggiose e instancabili. Tutte donne che non hanno bisogno di chiudere gli occhi per sognare, e che giorno dopo giorno progettano, studiano, collaborano e che si impegnano per costruire un mondo migliore per le generazioni future, donne. Donne che rappresentano l’universo femminile e una idea di futuro visionario

Protagoniste delle storie sono donne con background culturali diversi e di differenti età, tutte però accomunate da passione, determinazione e consapevolezza del proprio valore. Le loro storie sono state scritte da uomini e donne della community che hanno sin dalle origini creduto nel progetto DEA #donnecheammiro. Dodici racconti, a partire da: Marta Doveri, producer tv per scelta e per passione; Anna Beatrice Federici, l’imprenditrice “biodinamica” paziente e coraggiosa. Vera Gheno, che conosce la terra incognita della sociolinguistica; Maria Cristina Koch, filosofa viandante. Raffaela Milano, che lotta per i bambini e le bambine del mondo; Veronica Morino, sociologa investigatrice; Gabriella Nobile, mamma per la pelle; Giuliana Rotola, l’avvocato globetrotter dello spazio. Shukri Said, un fiume in piena per la difesa dei diritti; Katia Scannavini, la donna che realizza il cambiamento. Anna Sirica, manager pubblica per il benessere delle persone; Viviana Varese, chef stellata rigorosa e resiliente.

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