Non è dicendo male di Babbo Natale che ci si avvicina a Gesù Bambino

Stato Donna, 12 dicembre 2021. Non ha tutti i torti il vescovo di Noto che, in una omelia nella chiesa di San Nicola, ha parlato recentemente di Babbo Natale come di un personaggio immaginario. E nemmeno ha tutti i torti nel presentarlo come l’esito di un personaggio cristiano, San Nicola di Myra, Turchia, vissuto nel IV sec. d.C. Il santo si prese cura di tre bambini che riportò in vita dopo che erano stati rapiti e uccisi. Da qui la sua naturale predisposizione alla protezione dei bambini. E alle persone afflitte, cui donare sorriso e speranza.

Ma lo stesso San Nicola si incontra con altri personaggi leggendari di ogni parte del mondo, anche a carattere non cristiano, anche più antichi di lui, tutti legati dal fatto di recare doni. Odino, ad esempio, dio germanico, in realtà i doni li riceveva, ma poi ricompensava i bambini, che generosamente mettevano nelle loro scarpe la paglia per il suo cavallo, con i suoi doni. Da qui anche l’usanza anglosassone delle calze appese al camino. E Santa Claus, Sankt Nicolaus, Sinterklaas olandese sono tutte derivazioni di San Nicola, santo patrono di Bari e anche di Amsterdam, che ha dato origine a New York, anticamente, appunto, New Amsterdam. Il nord Europa ama molto questo personaggio. Comunque si chiami.

Foto: fanpage.it

E tutto il mondo conosce un personaggio o un animale che dispensa doni. Il cristianesimo si è innestato su radici universali della mente umana, che sa riconoscere il “valore del dono” e lo ha praticato. Il vescovo contestatore non ha tutti i torti nel dire che il Natale è ormai una operazione consumistica, che si dimentica di Gesù Bambino, che vede il senso solo nei regali, nelle riunioni di famiglia – pochissimo religiose -, nel vecchio bonario panciuto, sequestrato anche a scopi pratici dalla pubblicità della Coca Cola! A paragone con lui il dono della Befana acquisterebbe addirittura un senso maggiore, dal momento che essa premia o punisce i comportamenti. I doni di Babbo Natale si danno praticamente a tutti, afferma il prelato. Senza giudizi di merito.

Non ha tutti i torti il vescovo di Noto. Eppure le ragioni che cita possono essere rovesciate a favore del nonno buono vestito di rosso, con pelliccia bianca e barba candida, che i bambini di tutto il mondo aspettano. Il Natale è riunione di famiglia per gozzovigliare? Attraverso il cibo ormai si sa che passa anche l’amore di chi riunisce la famiglia, in un mondo caotico, dove le famiglie hanno pochissime occasioni per stare insieme. Babbo Natale premia tutti, indistintamente? E perché non ci dovrebbe essere una tregua nella meritocrazia invocata anche improvvidamente in ogni istante della vita dei bambini, che sono costretti ad essere sempre meno bambini e sempre più precoci nella crescita e nelle acquisizioni di competenze? A Natale hanno il diritto di restare quello che veramente sono, dei semplici bambini. Si anticipa nei bimbi la concretezza di un premio, perché in loro l’idea di un Bene astratto o rimandato nell’oltre vita è decisamente troppo.

Certo, il Natale cristiano ne soffre. Ma non è distruggendo un personaggio e relegandolo a frutto della immaginazione che ci si avvicina a Gesù Bambino. Anche Gesù, bambino o adulto, non si vede, eppure le famiglie cristiane e la chiesa sanno che la certezza della sua esistenza passa per vie che non sono solo gli occhi. Come non è reale tutto l’immaginario che connota le favole e che però va affidato ai bambini perché imparino tante cose della vita.  I valori e i disvalori della vita. Arriverà poi il tempo delle spiegazioni razionali. L’infanzia non dura per sempre.

Alle famiglie cristiane è affidato il compito non facile di inserire in tutto questo, e con fiducia, la buona novella della nascita di un Bambino che è esso stesso un Dono per il genere umano. Ricordando che il Natale non esaurisce il racconto e che l’epilogo lo si vedrà nell’attraversamento degli ostacoli di tutti i racconti: il dolore, la morte. Il ritorno insperato alla vita. Per i credenti, qualcosa di vero. Per i non credenti, la metafora delle “stazioni” che gli uomini attraversano nel percorso della vita individuale. Un insieme di cose buone e belle, un patrimonio dell’Umanità.

Maria Teresa Perrino, 12 dicembre 2021

 

 

 

 

 

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