Il falò dell’8 dicembre fra veti e divieti, e anche noi siamo cambiati

StatoDonna, 7 dicembre 2021. Il fuoco che riscalda e purifica, che illumina e rende fertile la terra, quello rubato da Prometeo a Zeus che lo fece per questo incatenare e tormentare da un’aquila, tanto era stato terribile il furto.

Oltre il mito di uno titano spudorato e amico dell’uomo, il rapporto fra questi e il fuoco rappresenta la scoperta di un mondo, e sono tante le motivazioni alla base del falò che si accendono, come di rito, non solo per l’Immacolata, ma anche in altre feste religiose, secondo le usanze delle varie città italiane e nel solco di una storia contadina. Viene da lontano quella di innalzare una pira di fiamme per illuminare le tenebre al fine di scacciare il male, o di raccogliere la cenere residua per purificare i campi, una tradizione tanto radicata da legarsi a feste religiose, quella di Sant’Antonio, San Giovanni, San Lorenzo e altri santi protettori.

Falò alla vigilia di Santa Concetta (mf)

Pavese che ne ha immortalato i riti ne “La Luna e i falò”. “Li hanno fatti quest’anno? …Noi li facevamo sempre, la notte di S. Giovanni tutta la collina era accesa”, dice un passo del celebre romanzo. In Puglia i falò si elevano in onore della Madonna, secondo la tradizione “per asciugare i panni di Gesù Bambino” e rappresentano anche un momento comunitario per chi, ancora, si incontra intorno al fuoco e alla brace degustando prodotti tipici.

La festa più importante dell’avvento, quella dedicata alla Madonna e quella in cui, per tradizione, si prepara l’albero di Natale, custodisce anche ricette tipiche pugliesi.

In Salento si fanno le “pucce”, il pane morbido che si mangiava dopo il digiuno, nel foggiano si preparano le “pettole”, pasta lievitata e fritta tipica, a dire il vero, anche della vigilia di Natale, quando si tira fino al cenone pranzando con questo olioso panzerotto, farcito o meno di ricotta, dolce o forte, o anche steso a pizzette, in alternativa, con spruzzate di pomodoro. In Campania si punta sui dolci, per esempio, come le zeppole dell’Immacolata.

Torniamo al falò, la cui usanza, rispetto a trent’anni fa, si va rimodulando nell’interesse collettivo, anche scoraggiata da una serie di controlli e sequestri preventivi di quintali di legna e taniche di benzina, vedi la cronaca degli ultimi due anni a Foggia di questi tempi. Non episodiche le proteste dei singoli cittadini per falò che diffondono fumo nelle vicinanze dei propri balconi e finestre, nonché degli ambientalisti rispetto a cataste di legna (ma non solo) innalzate e bruciate in aiuole pubbliche o nel bel mezzo di un giardino. Gli appassionati della raccolta di materiale da ardere nella “fanoja” resistono eccome, ma con qualche spirito di competizione in meno e qualche divieto in più. Eclatante, tuttavia, il caso di Orta Nova dove un mega falò già pronto per l’accensione è stato bruciato in anticipo, ieri sera. L’associazione, che aveva preparato tutto per filo e per segno, ha chiesto aiuto via web per rifare la riserva di legna e la catasta è tornata più corposa di prima. Indignati i cittadini di fronte alla tradizione violata e alla fatica che, altrimenti, sarebbe stata vana.

Foto: liberliber.it

Ma vi ricordate fino a qualche anno fa la gara fra quartieri alla creazione più bella e al pubblico più numeroso, abbagliato anche dal fumo in lontananza? Oggi i controlli sono più stringenti e i falò natalizi inseriti non di rado nei cartelloni degli eventi pubblici o privati. L’8 dicembre è uno spartiacque oltre il quale il tempo vola, inarrestabile, verso il 24, e c’è sempre qualcosa che resta ancora da fare, da ultimare, da preparare. Un’assurdità se consideriamo che oggi le vetrine annunciano la festa già dal 3 novembre e che la decorazione natalizia è in bella mostra già dopo il ponte dei morti. Tuttavia i nostri ritmi tendono a concentrare le faccende a ridosso dei giorni clou, a meno di una più puntuale gestione dello shopping da considerarsi virtù invidiabile.

Le tradizioni di cucina restano un must, non solo le pettole estemporanee ma la riserva dei dolci frutto di paziente lavoro, dalla preparazione delle cartellate a quella dei taralli neri, dai calzoncelli e struffoli alle mandorle atterrate. La credenza di casa, senza dolci preparati a mano, non sarebbe perfettamente “natalizia”, per intenderci, ma con tutti limiti degli ultimi due anni riguardo alla celebrazione delle feste, la preparazione di manicaretti domestici non solo sopravvive ma, forse, si è rafforzata. Tuttavia ci sono sempre più forni che offrono dolci tipici, speciali e fatti come dalle tue mani, ci sono sempre più “happy hour” per gustare le pettole che garantiscono la libertà dai tempi per impastare, far lievitare, preparare. E anche questa è una scelta che ci offre la moderna varietà di appuntamenti natalizi.

Paola Lucino, 7 dicembre 2021

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