A scuola come in Danimarca, con un’ora settimanale di empatia

Stato Donna, 1 dicembre 2021.Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi o scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. È delusa, afflitta, depressa, non riconosciuta, colpevolizzata, ignorata, violentata dai nostri governanti che hanno cinicamente tagliato le sue risorse e non credono più nell’importanza della cultura e della formazione che essa deve difendere e trasmettere. È già morta? È ancora viva? Sopravvive? Serve ancora a qualcosa oppure è destinata a essere un residuo di un tempo ora-mai esaurito? È questo il ritratto smarrito della nostra Scuola” (Recalcati, 2014).

Così parla Recalcati rispetto all’Istituzione scolastica, istituzione che col tempo sta perdendo il suo valore formativo. Di fronte ai continui episodi di bullismo che si verificano nelle classi, di fronte alla violenza immane posseduta dai giovanissimi, dovremmo provare a costruire un nuovo dialogo che coinvolga la scuola, la famiglia e i ragazzi.

Perché non prendere spunto dalla scuola danese che per attuare questa rivoluzione educativa nel sistema scolastico, ha inserito l’ora di empatia settimanale per i ragazzi di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Si chiama “Klassens Tid”, in cui gli alunni si allenano a mettersi nei panni dell’altro, a parlare dei propri problemi rispetto alla famiglia e agli amici. Si parla di emozioni, di comprenderle, di saperle riconoscere e di come esprimerle e di come regolarle. Ciascuno è invitato a raccontare i propri problemi all’attenzione dei coetanei e dell’insegnante, e a condividere uno spaccato del proprio vissuto.

Lo scopo dichiarato è quello di avere adulti più felici e sereni attraverso un consapevole incremento della cooperazione e dello spirito di gruppo. Alla fine della lezione è abitudine mangiare la torta al cioccolato “Klassen Time Kage” che viene preparata dagli stessi alunni e la cui condivisione è anche essa un momento importante della lezione stessa.

Foto: blasting news

Credo ad oggi, che sia doveroso per salvare la società, investire maggiormente sul tema dell’empatia, perché essa può essere allenata proprio come ci si allena in qualsiasi materia scolastica. L’empatia è un fattore protettivo, e ciò che senza dubbio si potrebbe fare per prevenire i comportamenti violenti e aggressivi è prevedere l’inserimento nel piano educativo scolastico, l’insegnamento dell’empatia come interesse sincero per l’altro, ed educare alla prosocialità. Ad oggi, sarebbe molto utile, a mio parere, creare dei percorsi di volontariato, delle ore in cui essere solidali in modo che i ragazzi possano avvicinarsi al mondo della fragilità e coltivare consapevolezza in un clima più umano.

Mettendosi in relazione con i bisogni di persone più vulnerabili, si potrebbero fare delle scoperte in termini di crescita a livello emotivo e spazio condiviso in cui toccare con mano esperienze, valori e principi di uguaglianza, pilastri per una società più solidale. Chiediamoci più spesso cosa possiamo fare per migliorare il nostro mondo, io l’ho fatto e queste sono le mie considerazioni, ma non possiamo lasciare che passi ancora altro tempo e non provare a contrastare in modo concreto questo fenomeno spaventoso di protagonisti incattiviti che per scaricare la loro rabbia, scelgono le prede più vulnerabili.

I ragazzi bullizzati, spesso vengono in terapia mostrando segni di attacchi di panico, segnali da non sottovalutare. Viene minata la loro autostima, molti di essi si rifugiano in comportamenti dannosi e pericolosi come autolesionismo, o uso e abuso di alcol e droghe, tutti modi che un giovane ha di chiedere aiuto in modo indiretto, fino ad arrivare a depressione e tentativi di suicidio. Perché questo non accada più… o perché questo accada il meno possibile…Insegniamo l’arte della comunicazione non violenta.

Marianna Caroprese, 1 dicembre 2021

 

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