Fuoco di sera (I). Mi intrigava il modo e i modi che aveva quando parlava…

Stato Donna, 31 ottobre 2021. Quella notte avevo un forte desiderio che non riuscivo a controllare. Lo cercavo tra la folla; sapevo di trovarlo. Il nostro primo incontro fu davvero particolare. Mai avevo osato così con un uomo. Ma ero stanca di limitare la mia libertà.

Avevo voglia di esprimermi e di averlo; fosse anche per una sola notte.  Tra le decine di volti che mi passavano davanti, io avevo solo voglia di vedere il suo. Il mio pudore era oramai diventato un ostacolo per la mia libertà. Indossavo un vestito nero con una scollatura accentuata ma non volgare. Avevo gli occhi di tutti addosso ma gli unici che in quel momento volevo, i soli a cui avrei dato libero accesso su di me, erano i suoi. Ero decisa; il falso perbenismo mi stava stretto ormai. Il chiacchiericcio, i pettegolezzi…

Parole di gente che vive schiava della consuetudine e dei luoghi comuni. Luoghi di cui ero stanca e che avevano portato solo a reprimere me stessa per gran parte della mia vita.

"Momenti di donna", "Fuoco di sera" (I) - pixabay
“Momenti di donna”, “Fuoco di sera” (I) – pixabay

Ora l’unica parola che avevo in mente era: libertà. La mia libertà in tutto. Stavo uscendo da un guscio che il contesto sociale, le abitudini, le tradizioni avevano costruito attorno a me apparentemente come protezione ma poi, approfondendo la mia anima, mi resi conto che forse erano una comoda prigione. Scrutando con attenzione gli uomini che incontravo, mi rendevo conto che nella mia mente c’era solo lui, e questo non per la sua particolare bellezza.

Ma mi intrigava il modo e i modi che aveva quando parlava e guardava i miei occhi senza distoglierli. Era come se il suo sguardo fosse una freccia inarrestabile che spaccava in modo diretto e veloce tutte le mie difese. Guardai l’orologio: erano le 23.45; quasi mezzanotte.

Da lì a poco, qualcosa dentro di me creava la certezza che lo avrei incontrato. E questa sicurezza si basava sullo scambio di sguardi avuti la prima sera che ci incontrammo. Io desideravo solo che mi accarezzasse e che mi toccasse. Volevo le sue labbra sulle mie. Mi fermai in uno spiazzale, in prossimità di un locale, dove solitamente si riuniva parecchia gente il fine settimana per bere qualcosa.

Presi un bicchiere di prosecco, così, per ammazzare l’attesa. Alcuni uomini mi guardavano sorridendo mentre altri esprimevano con gesti il loro apprezzamento. Io non ne ero minimamente scalfita. Poi, qualche minuto dopo la mezzanotte, lo vidi. Tutto di me sussultò. Un brivido mi percorse dal collo in giù; ero attratta, eccitata. E non mi aveva nemmeno toccato, anzi sfiorato. Feci di tutto per farmi notare. I miei occhi puntavano i suoi come una cacciatore che punta la sua preda.

“Guardami.” Dicevo nella mia mente. Anche lui, tra la folla, cercava qualcuno. E io sapevo che era me che voleva. Lui indossava una camicia bianca con un paio di jeans e una giacca di colore azzurro. Come ho detto non era bellissimo ma aveva il suo bel fascino. Mentre cercava, finalmente, il suo sguardo si posò su di me. Io sorrisi e lui, con gli occhi pieni di desiderio, avanzò lentamente verso di me.

Il mio battito aumentò in modo irregolare. Io cercavo di mantenere la calma ma più lui si avvicinava e più io mi eccitavo. Tutto di me ebbe una reazione inaspettata  e vera allo stesso tempo. ero stanca di cibarmi di ipocrisia. Io volevo quell’uomo: punto. Quando arrivò mi salutò educatamente.

“Buonasera.” Mi disse.

“Buonasera.”

“Prendo un prosecco anch’io così beviamo insieme.”

“Va bene.”

Cercavo di creare nonostante le difficoltà fisiche, emotive, un mio equilibrio che mi permettesse di tenere la situazione sotto controllo; almeno per il momento.Prese da bere e si avvicinò di nuovo a me. Ci guardavamo ed eravamo fermi l’uno a pochi centimetri dall’altra. Ma con quegli occhi stavamo già facendo l’amore. Sorseggiamo lentamente il nostro bicchiere e chiacchierammo del più e del meno. Non era uno di facili complimenti; almeno a parole. Ma dal modo in cui mi guardava in ogni punto del mio corpo, ero certa che andava ben oltre i complimenti. Anche se eravamo tra decine di persone sembravamo esserci solo l’uno per l’altra; solo noi due. Tutti gli altri erano pressoché inesistenti.

Io avevo voglia di accarezzarlo e volevo che lui mi accarezzasse. Ma c’era troppa gente e nessuno dei due voleva dare spettacolo. Poi arrivò l’invito; non quello scontato di fare un giro in macchina. Mi avrebbe deluso se avesse proposto ciò. Mi invitò a seguirlo e a sederci ad una panchina che si trovava non molto lontano, in un giardino che si estendeva fino ad arrivare giù, verso la spiaggia. (I – continua).

La Fenice, 31 ottobre 2021

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