Halloween contro Ognissanti, il nostro apprezzamento procede per contraddizioni

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Stato Donna, 31 ottobre 2021. In questi giorni arriva puntuale da calendario la polemica Halloween contro Ognissanti. È tipico della nostra mentalità, quasi si direbbe votata alla ricerca di una guerra civile, a volte vera, a volte, per fortuna come in questo caso, sublimata. Bartali/Coppi … Callas/Tebaldi … La tigre di Cremona/L’aquila di Ligonchio. Il nostro apprezzamento procede per contrapposizioni. Le preferenze ne escono rafforzate, ed esce rafforzato anche il nostro ego di fronte ad un avversario che abbiamo provato ad abbattere o a sminuire.

 

Nella realtà spesso la competizione fra Due realtà è solo frutto di una tifoseria che deve sfogare la sua istintualità. Perché nel caso di Halloween non siamo affatto agli estremi della festa cristiana. Anzi, il Cristianesimo ha con sagacia assimilato tantissimi aspetti delle feste pagane, alcune delle quali risalenti veramente alla notte dei tempi.

Nella Grecia antica, ad Atene (e nelle poleis ioniche) le Antesterie avvicinavano il mondo dei vivi a quello dei morti, nel mese di antesterione, quasi a marzo. I Tempi delle feste erano dettati dai rituali del mondo agricolo. I contadini sapevano quando fare festa dopo i lavori nei campi, quando sollevare lo spirito dalla fatica prendendosi le tregue concesse dai tempi della natura. In questi giorni era credenza che gli spiriti dei defunti visitassero la città. Ci si salvava impiastricciando le porte delle case con la pece. Vi ricorda qualcosa? Esattamente. Il metodo con cui gli ebrei scamparono all’angelo della morte che tolse la vita ai primogeniti degli egiziani. Si lasciava anche del cibo per questi spiriti. La stessa cosa troviamo a Roma. Qui un posto speciale avevano gli spiriti della famiglia, degli antenati.

Antesterie (foto Filoneditaranto.it)

Il mondo dei morti deve trovare un varco per essere presentato ai bambini e ricordato agli adulti. Il Cristianesimo riassume tutte queste esigenze ricordando la festa di tutti i santi e il giorno dopo quella dei morti. Quest’ultima con tutti i brividi di paura connessi. Non era facile dormire la notte – pur nella speranza di trovare l’indomani una calza piena di dolciumi – sapendo che dovevamo ringraziare i morti per questo regalo. Certe paure sono difficili da dimenticare, soprattutto quando non si è più troppo bambini ma neanche troppo grandi da sgamare il trucco dei genitori.

 

Halloween arriva dall’America ma come appare evidente è una festa vicinissima a noi e soprattutto alle nostre esigenze di esseri umani. Prima o poi, meglio prima sotto forma di gioco che poi, arriva il momento in cui anche i bambini devono cominciare ad avere familiarità con un mondo che non è quello reale della loro casa e dei loro affetti.

Foto: newsicilia.it

Devono prendere confidenza con il vuoto, con il “che faccio?” Come le fiabe li preparano all’incontro con l’Imprevedibile, dando regole e ricordi per superare lo sconforto della momentanea assenza di sicurezza, così Halloween ha la caratteristica di farli avvicinare a ghigni mostruosi che però, sistemati in un recinto rassicurante di giochi e di comunanza, rende meno mostruose e più sopportabili anche le fantasie più spaventose. Lo spavento e il suo superamento danno l’ebbrezza della gioia. Tutti i gadget che si accompagnano ad Halloween completano il lavoro dell’accompagnare i primi brividi in questi piccoli consumatori.

 

Godiamoci, come saggiamente sapevano fare i nostri antichi progenitori, questo momento fisiologico e naturale di festa. E riconosciamo ciò che è realmente malefico laddove subdolamente esso si insinua. Come fare a riconoscerlo? Semplicemente osservando il danno che ne deriva agli altri esseri umani. Pensandoci, non è poi così difficile.

Maria Teresa Perrino

 

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