Riccia di mare (VI). Instagram e i nuovi ‘quartieri’ dell’arte

La pandemia ha drasticamente ridotto il ruolo della fisicità soprattutto nella sfera dei rapporti interpersonali. Nell’approccio alla fruizione di determinati contenuti, ci siamo dovuti adeguare all’utilizzo del supporto digitale che ha favorito la nascita di una nuova dimensione dell’incontro. Questo in generale, ma è il settore dell’Arte quello che ha risentito maggiormente dell’assenza di pubblico.

Il mondo degli artisti, soprattutto emergenti, ha cercato quindi nuove piattaforme per dare voce, anima e visibilità alla propria arte. Il social “principe” per diffondere l’estro creativo è stato e continua ad essere sicuramente Instagram. Immaginatelo come una città. Ogni città ha i suoi quartieri e ogni quartiere ha i suoi negozi. Negozi di ogni genere, dotati di vetrine.

Tralasciando le boutique di lusso e i bistrot, l’occhio viene catturato da quelle allestite nei modi meno convenzionali. Vetrine di fotografi, pittori, performers che hanno iniziato ad impostare i loro profili secondo canoni ben precisi, dotandoli di una certa personalità. La cromia, l’alternanza di “foto dettaglio” o il loro accostamento per dare forma ad un puzzle creativo, l’utilizzo del corpo per coinvolgere gli avventori. Non potendo organizzare mostre dal vivo, Instagram ha dato la possibilità agli artisti di allestire vere e proprie esposizioni digitali.

Dietro l’angolo però, qualche inconveniente c’è sempre e bisogna essere in grado di risolverlo.

I social si compongono di algoritmi e può capitare che il mancato rispetto di alcune “regole del gioco” possa ostacolare la visibilità del profilo. I casi più eclatanti, ovviamente, sono legati alla sovraesposizione del corpo. Il nudo nell’arte contemporanea da Marina Abramovic e Ulay, a Robert Mapplethorpe, fino ad arrivare a Vanessa Beecroft, non ha mai smesso di suscitare reazioni discordanti. Capita così che alcuni profili vengano “bannati” perché lo impone la legge sulla privacy e il divieto ai minori di fruire determinati tipi di contenuto.

Per evitare di “incappare nella rete”, la soluzione potrebbe essere quella di pubblicare foto ritraenti l’artista con la propria opera. Questo è uno degli escamotage che sta utilizzando Fortunato Ciannilli, aka ilfortucianno, sul suo profilo Instagram.

Fortunato Ciannilli
Fortunato Ciannilli

L’artista pugliese, negli ultimi anni, ha sperimentato numerose forme d’arte. Dai ritratti di icone pop a leggeri accenni alla sfera del sacro, passando per la grafica dei segni zodiacali ai ritratti della “gente comune”. Segno distintivo: un cerchio rosso all’altezza del lobo dell’orecchio.

Nel periodo del lockdown, la voglia di tatto è diventata predominante fino a condurlo verso il puro stile materico: tele, tessuti, colle, vernici strettamente legate all’utilizzo del gesto e del corpo per realizzare accattivanti performances racchiuse nel breve tempo di un reel o di una storia.

“Le storie sono più rapide, creano una continuità con i followers…mentre l’organizzazione armonica del profilo aiuta l’artista a farsi leggere in modo più chiaro. Sono passato dal grafico al materico cercando di creare un’unione nell’andamento del profilo e ho scelto il bianco perché è un colore che sui diversi supporti crea sfumature e contrasti naturali. Questo è il mio feed” – ha spiegato.

Infine ha suggerito poche e semplici regole che i followers dovrebbero seguire per aumentare la visibilità dei post e conseguentemente delle opere realizzate: “Negli ultimi mesi, proprio per l’inasprimento delle regole sulla privacy e su tematiche taboo, non è più sufficiente solo visualizzare o mettere un like, bisogna lasciare un commento di almeno quattro parole, salvare e condividere il post in una storia o con gli amici”.

Il supporto social è predominante in questo particolare momento storico ma la voglia di esprimersi dal vivo resta forte negli artisti tout court.

Nell’attesa di tornare ad essere pubblico “in presenza”, l’invito quindi è di essere pubblico “attivo e connesso” per creare il buon fermento intorno al bello dell’arte.

Eleonora Zaccaria

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