Riccia di mare (I). Casa è dove si trova il cuore

E’ trascorso un anno. Un anno dall’ultima volta che ho sognato di poter tornare in Puglia. Un anno da quando ho ripreso a scrivere.

Settembre è un mese ricco di significato: è il mese in cui finisce l’estate, il mese in cui si torna alla tranquillità ed alla routine, e ci si prepara al nuovo inverno. Si respira un’aria mite ma carica di aspettative. Per me, adesso comincia il nuovo anno.

Quando vivevo in Veneto, risparmiavo sempre qualche giorno di ferie da trascorrere in Puglia a settembre. L’anno scorso, non sapendo che sarebbe stato l’ultimo da “fuori sede”, ero stata un fine settimana al Lago di Braies, in Trentino, per poi ritrovarmi il fine settimana successivo a passeggiare nel centro storico di Barletta. Chiacchierando con gli amici, ho alzato lo sguardo e ho notato un attico illuminato da una serie di piccole luci colorate. “Ecco – ho pensato – un giorno anche io abiterò in un attico vista mare pieno di magiche lucine sbrilluccicose”. Ho inquadrato lo scorcio con la fotocamera e…click!

Scorcio notturno – Centro storico Barletta

Ignoravo quanto velocemente si sarebbe avverato quel desiderio.

Intanto, ho iniziato la mia collaborazione con il giornale on line StatoQuotidiano. Mi è sempre piaciuto raccontare le sensazioni che mi suscita visitare un posto nuovo, partecipare ad un evento particolare o conoscere personalità creative e dinamiche.

Così, dopo una lunga battuta d’arresto, ho ricominciato a scrivere: Braies, le mani di Lorenzo Quinn a Venezia, San Giovanni al Sepolcro a Brindisi, Canova a Possagno.

Ed ecco, all’improvviso, la notizia bomba: il 29 febbraio 2020 sarei stata trasferita in Puglia.

Dopo otto anni tornavo a casa. Definitivamente.

Un addio comunque sofferto, l’arrivederci ad amici e colleghi, la commozione nel leggere i biglietti di ciascuno di loro che descrivevano “il nostro primo incontro”, quindi la partenza carica di ansia a causa della sciagura “Covid-19” che stava per abbattersi su tutti noi.

Appena a casa, sono corsa a vedere il mare. Poi il lockdown, il nulla.

Due mesi trascorsi percorrendo solo il tragitto casa-lavoro, a gestire la mia innata ipocondria, a sopportare il peso di non poter trascorrere del tempo con i miei parenti o abbracciare i miei amici. E’ stato un incubo. Le giornate trascorse a casa per le limitazioni dell’orario di lavoro, erano interminabili. Il risveglio era il momento più difficile: un’intera giornata vuota con l’unico impegno di smistare scatoloni e cercare posto a tutto ciò che avevo accumulato negli anni trascorsi fuori casa.

Poi, a fine maggio, la decisione: stavo aspettando l’autobus sul viale alberato, i raggi di un sole già caldo filtravano tra le foglie, il cielo azzurro e limpido, l’aria leggera. Le lancette dell’orologio sulla torre del municipio segnavano un orario indefinito e mi sono sentita fuori dal tempo, sospesa, tranquilla.

Basta fare la pendolare, mi trasferisco a Serracapriola!

Avete idea di cosa significhi per una che è letteralmente innamorata del mare, avere la spiaggia a 10 chilometri?!

Significa non accorgersi che d’un tratto è ottobre, che le giornate iniziano ad accorciarsi e che ho in mente mille progetti a cui vorrei dedicarmi per trascorrere l’inverno.

Lungomare al tramonto – Marina di Chieuti

 

L’estate appena passata è stata una lenta rinascita, un periodo vissuto cercando di ritrovare me stessa, la mia dimensione, seduta in riva al mare ad ascoltare il rumore delle onde. Tornare al Sud per molti non è una cosa semplice, per me è stata una scelta consapevole. Certo, avere un lavoro che mi permette di stare a contatto con le persone, ascoltare le loro storie, osservare i loro umori, mi arricchisce tanto ma c’è una cosa che mi fa sentire sempre a casa: l’affetto degli amici. Quegli amici vicini, alcuni ritrovati, e quelli lontani che non hanno mai smesso di esserci. Alcuni sono venuti a trovarmi, altri mi scrivono, mi telefonano, mi seguono sui social. A tutti loro dedico questa rubrica per poter continuare a condividere quello che, nonostante tutto, vale la pena di essere raccontato con il cuore.

A cura di Eleonora Zaccaria

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