“Ma siamo sicuri che la short communication sia stata inventata negli anni ‘80?”

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La scuola durante gli scorsi mesi ha riempito prime pagine di carta e digitali. Improvvisamente al centro dell’attenzione come da molto non accadeva, ha subito una autopsia continua, e l’unica terapia fornitaci è stata l’intermittenza della frequenza delle lezioni in presenza. La focalizzazione attenta su questioni tecniche, didattiche, ha messo in secondo piano l’attenzione verso i contenuti da rielaborare all’interno di un gruppo classe. Cosa facciamo nelle aule scolastiche in realtà?  

Da anni si propongono forme di attualizzazione di contesti storico filosofici, letterari, linguistici, logico matematici, che parlano alla contemporaneità, che spiegano a noi chi siamo e dove possiamo arrivare. A volte suggerendo anche soluzioni. Sfogliando gli scritti redatti dagli studenti per affrontare gli esami di stato, ho scorto belle interpretazioni personali, fresche ed allegre, che qui di seguito riproponiamo in forma meno didascalica di quanto fosse utile ai fini di una prova esame.

I modi di rappresentare un concetto nel mondo antico erano legati ad aspetti estetici, relazionali, e spesso erano condizionati dai supporti scrittorii e dagli strumenti stessi usati per scrivere, incidere, dipingere. Comunicazioni rapide, decifrabili facilmente dai passanti, legate alla sfera pubblica, economica e politica, ma anche a quella affettiva e privatissima dell’ambito funerario. Ci racconta di più il testo che segue di Giorgia De Santis.

Laura Maggio

Docente di Lingua e Cultura Greca e Latina, Liceo Classico “V. Lanza” Foggia

 

Laura Maggio

 

Negli anni Ottanta del secolo scorso la macchina infernale destinata a prendere il sopravvento sulle nostre vite, il cellulare, insegnò ad inviare i primi SMS.

Gli Short Message Service non potevano contenere più di 160 caratteri, così diventò necessario sintetizzare, creare acronimi. I più utilizzati in forma giovanilistica erano (e sono ancora oggi) TVB (ti voglio bene), CBCR (cresci bene che ripasso), XKE o, nella versione più corretta: XKÈ (perché).

Da quel momento la short communication non si è fermata più. I messaggi brevi, concisi ed essenziali sono alla base di social network di successo. Da uno studio, infatti, è emerso che il numero ideale di caratteri per un post d’effetto non supera le 125 battute.

Ma siamo sicuri che la short communication sia stata inventata negli anni ‘80?

Sin dai tempi più antichi l’uomo ha avuto la necessità di comunicare in forme brevi ed immediate. Ne sono un esempio le epigrafi, scritte indelebili su pietra, bronzo o altri materiali che ancora oggi ci assicurano una documentazione di uomini e famiglie, di ceti e istituzioni, di strutture economiche e di atteggiamenti del pensiero nell’arco di dodici secoli, entro i termini del mondo dominato da Roma. Quasi tutte le iscrizioni romane erano esposte alla vista, alla lettura e all’interpretazione di tutti. Tali scritte compaiono su cippi votivi davanti ai templi, sulle basi onorarie nei fori, su manifesti dipinti, sulle facciate delle case ed infine sulle lapidi dei cimiteri. Essendo però la superficie di scrittura assolutamente limitata fu necessario utilizzare forme di scrittura abbreviata: DM (Dis Manibus = agli dei mani); DDD (Datum Decreto Decurionum = concesso per decreto dei decurioni); PRO S (pro salute = per la salute); VSF (vivus sibi fecit = lo fece in vita per se stesso); CV (Clarissimus Vir = uomo famosissimo, stimatissimo).

 

Grazie anche alle abbreviazioni, si riusciva ad ottenere una comunicazione concisa ma completa. Completezza e concisione sono, del resto, i primi due requisiti di una comunicazione efficace, e sono gli stessi requisiti che caratterizzano un genere letterario assai diffuso, sia nel mondo greco sia nel mondo latino, l’epigramma.

 

Esponente di spicco dell’epigramma latino è Marco Valerio Marziale, autore di dodici libri di epigrammi in cui rappresenta in modo realistico e spregiudicato il quotidiano, nell’idea che le sue parole arrivino, se non a tutti, a molti.

Omnia solus habes: nec me puta velle negare; uxorem sed habes, Candide, cum populo. Possiedi tutto da solo: non pensare che io voglia negarlo; ma tua moglie, Candido, la possiedi in comune con tutti.

 

A primo impatto, può sembrare una frecciatina su Facebook tra due rivali in amore. In realtà si tratta dell’epigramma 3,26 contro il ricco e spilorcio Candido, che si gode da solo tutti i suoi beni, tranne la moglie. Se Marziale vivesse oggi sarebbe considerato un hater e la sua pagina social bloccata.

Ma come in ogni profilo che si rispetti ai toni più duri si affiancano anche toni più dolci.

Non est vivere, sed valere vita est. La vita non è vivere: la vita è stare bene.

 

Nell’epigramma 6,70 il poeta, parlando di Cotta che ha raggiunto il sessantaduesimo anno di età senza malanni, invita il suo amico a godere dei piaceri della vita.Ma la pagina social di Marziale non è l’unica, anzi, molti prima di lui hanno adottato forme di comunicazione brevi per raccontare la quotidianità.

L’epigramma compare, infatti, nella letteratura greca intorno al VII-VI secolo a.C. , raggiungendo l’apice del successo in età ellenistica. La raccolta più vasta di epigrammi greci è costituita dall’Anthologia Palatina, che comprende 15 volumi. Gli argomenti trattati possono essere i più diversi: amore, scherno, esortazione, indovinello, riflessione morale e tanto altro.

Tra gli esponenti più importanti possiamo citare Leonida di Taranto, appartenente alla scuola dorica, attivo tra il 300 e il 270 a.C. Della sua opera ci sono giunti oltre un centinaio di epigrammi.

Μυρίος ἦν, ὤνθρωπε, χρόνος πρὸ τοῦ, ἄχρι πρὸς ἠῶ ἦλθες, χὼ λοιπὸς μυρίος εἰς ἀΐδην. Τίς μοῖρα ζωῆς ὑπολείπεται, ἡ ὅσον ὅσσον

στιγμὴ καὶ στιγμῆς εἴ τι χαμηλότερον;

Infinito fu il tempo, uomo, prima che tu venissi alla luce, e infinito sarà quello dell’Ade. E quale parte di vita qui ti spetta, se non quanto un punto, o, se c’è, qualcosa più piccola d’un punto?

 

Sicuramente un post del genere, dai toni tristi che medita sulla condizione umana, sulla sua precarietà e sulla sua inconsistenza riceverebbe tantissimi like. Il poeta, in questo epigramma (Antologia, VII 472), sottolinea la brevità della vita che, spesso, è più odiosa della morte.

Chissà se all’epoca qualcuno l’ha consolato, di sicuro, se l’avesse scritto sui social nei commenti troverebbe il sostegno di un suo collega.

<< Beviamo la bevanda pura di Bacco: il giorno è breve come un dito. >> gli commenterebbe Asclepiade (Palatina, XII 50) e controbatterebbe Leonida << Ma tu che giorno dopo giorno cerchi in te stesso, vivi con lieti pensieri, e ricorda solo di che paglia sei fatto>>, intanto Asclepiade concluderebbe << Ahimè, non ho ancora ventidue anni, e sono stanco di vivere!>> (Palatina XII,46).

Un altro autore di epigrammi fu Callimaco, tra i poeti più celebri dell’età ellenistica. Nato alla fine del IV secolo a.C., esercitò la professione di maestro di scuola ad Alessandria. Brevità ed erudizione sono alla base della sua poetica e del suo dissidio con Apollonio Rodio. Particolarmente significativi per la conoscenza della sua poetica sono alcuni epigrammi di contenuto letterario.

Εχθαίρω τὸ ποίημα τὸ κυκλικόν, οὐδὲ κελεύθῳ χαίρω, τίς πολλοὺς ὧδε καὶ ὧδε φέρει·

μισέω καὶ περίφοιτον ἐρώμενον, οὐδ’ ἀπὸ κρήνης

πίνω· σικχαίνω πάντα τὰ δημόσια.

Detesto il poema ciclico e non mi piace una strada che porti molti di qua e di là; odio anche un amante che si concede a tutti e non bevo da una fontana: mi disgustano tutte le cose comuni.

 

In questo epigramma, Callimaco ripropone la polemica già presente in altre opere, in modo particolare, negli Aitia, dove polemizza con i sostenitori delle forme letterarie tradizionali, soprattutto, del poema “unico e interrotto”, che lo accusavano di essere poeta di pochi versi. Dice, infatti, che non ama il poema epico né gli imitatori, ma preferisce bere a fonti nuove, vantandosi della propria originalità.

La polemica postata su più pagine diventa in poco tempo virale, i toni si accendono e le offese si sprecano. Come, spesso accade sui social, si perde di vista il punto di partenza e si finisce per banalizzare il tutto.

Cambiano i secoli, cambiano le mode, cambiano gli argomenti, resta lo spirito polemico degli uomini, che con o senza le nuove tecnologie, hanno sempre qualcosa da dire.

Giorgia De Santis

ex alunna della classe 5° A del Liceo Classico “V. Lanza” di Foggia, as 2020/2021 .

 

 

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