Quante di noi sono a conoscenza che esiste un centro antiviolenza in provincia di Foggia?

Nonostante il gran numero di donne a subire violenze o discriminazioni di diverso tipo, una cultura efficace di lotta alla violenza è ancora in fase di formazione.

A rispondere a qualche domanda, Franca Dente, funzionario della Regione Puglia in pensione, assistente sociale e Presidente del centro antiviolenza, e Alberta Zulian, operatrice facente parte del direttivo, nonché curatrice della grafica per il centro. Con uno zoccolo di socie fondatrici che resiste al passare del tempo, il centro è costituito da soli volontari, e vanta almeno vent’anni di attività. Con circa 30 persone all’attivo, il centro antiviolenza è presente sul territorio anche attraverso il sito internet www.impegnodonna.it e la pagina facebook Telefono Donna

Franca Dente, Presidente del centro antiviolenza di Foggia, al Seminario Internazionale rapporto di genere
Franca Dente, Presidente del centro antiviolenza di Foggia, al Seminario Internazionale rapporto di genere ph. https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net

Cos’è questo centro antiviolenza?

La nostra associazione di volontariato “Impegno donna” è nata nel 1996. Decidemmo anche di attivare un servizio di ascolto, Telefono Donna. Compiamo quest’anno 20 anni di attività. Lo scopo iniziale era aprire un dialogo con le donne, renderle consapevoli dei loro diritti sociali, civili, politici e quindi anche della loro condizione di vita, sostenerle nelle difficoltà e nelle tensioni che subiscono. Dalla gestione delle tensioni sono emerse poi le vere e proprie violenze. Pian piano abbiamo stabilito un rapporto di fiducia, le donne si sono sentite accolte. Oggi arrivano senza paura, una volta volevano restare anonime.

Questo era per un diverso ruolo della donna o perché siete attivi da molto tempo?

Ci sono due livelli di cui tenere conto: da un lato la credibilità acquisita, le competenze, la professionalità che abbiamo dimostrato. Dall’altro il fatto che le donne sono cambiate, hanno preso coscienza del loro sé, delle aspettative di libertà.

Quanti e quali casi trattate?

Non tutti i giorni arrivano rischi di femminicidio, per fortuna, ma la violenza di tipo psicologico consumata è continua e generalizzata.

Cosa si intende per violenza?

Violenza, in senso generale, che secondo la carta di Instanbul si suddivide in 4 tipi: psicologica, economica, sessuale, fisica.

Che rapporto c’è con il cambiamento che il femminismo ha subito?

Il femminismo ha prodotto effetti grandiosi, specie negli anni ’70. Sia in ambito lavorativo che con la legge sul divorzio, il diritto di famiglia è legato al movimento femminista. Poi però, raggiunti alcuni traguardi (non si parla più di patria potestà, la corresponsabilità familiare è di entrambi i generi) la cosa si è tranquillizzata. Solo piccoli gruppi hanno prodotto la legge sulle pari opportunità nel ’92, o promosso una serie di programmi a tutela della donna in ambito lavorativo, familiare o sociale. Nonostante i cambiamenti, di fatto c’è una disparità di condizione per la donna.

A che livello?

A livello di disoccupazione, di retribuzione e di organizzazione della società, basata su un modello sociale patriarcale. La donna è vista come soggetto di riproduzione e l’uomo come soggetto di produzione. Il problema è tutto lì. Chi decide sulle donne, sulle leggi e via dicendo, sono gli uomini, nonostante il cambiamento notevole, nonostante le professioni siano femminilizzate, oggi.

Quanto conta il disagio maschile nella violenza sulla donna?

Ritieni che l’uomo sia a disagio? Probabilmente, si. Non riconosce più gli stereotipi che era abituato a vedere. Non riconosce più gli schemi culturali. La donna doveva occuparsi dei bambini, degli anziani, l’uomo doveva solo uscire. È difficile trovare donne in ruoli di dirigenza (non abbiamo mai avuto un presidente della repubblica donna, per dirne una) perché da freno fanno proprio gli uomini, che non vogliono perdere i loro privilegi. L’uomo non si rimette in discussione e la donna è in crisi perché portatrice di una maggiore consapevolezza. Il tutto produce un effetto di attrito e di aggressione enorme.

Avete notato un aumento degli episodi di violenza in seguito alla crisi?

Si, è aumentato lo stato di tensione. Sui femminicidi meno, perché negli ultimi tempi le norme ed altri elementi di protezione hanno limitato gli effetti e hanno creato un’allerta: la Polizia stessa è più attenta, gli ospedali altrettanto. Non fanno più finta di niente, qualcosa è cambiato. Qualcuno vede, qualcuno denuncia.

A che stadio della violenza subita la donna decide di chiedere aiuto?

Quando non ne può più. Prima le tenta tutte perché è convinta che la famiglia vada protetta, che i bambini debbano crescere in un ambiente familiare sereno. Cosa poi che si rivela fallace, perché in ogni caso i bambini non vivono serenamente se ci sono situazioni di violenza. Per i figli comunque il danno tra violenza subita e violenza assistita è enorme: rischiano di riprodurre poi a loro volta modelli violenti.

I casi di violenza sono aumentati o è solo che le donne denunciano di più?

Il fenomeno del femminicidio ha iniziato ad essere ‘contato’, i dati Istat sono pubblici, c’è stata un’esplosione del fenomeno tra il 2012-2013 e una leggera riduzione nel 2014-2015. Ma noi assistiamo comunque a diversi casi di femminicidio. Le violenze provengono per un 50% dal territorio foggiano, per un ulteriore 50% dalla provincia.

Quali sono i comuni più toccati?

Manfredonia, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Cerignola. I comuni più grandi…tra questi Manfredonia è decisamente toccata.

A seguito di una segnalazione telefonica, come vi muovete?

Abbiamo un’equipe di operatori formati all’ascolto, oltre ai nostri consulenti. Tutti volontari. Se arriva una telefonata, l’operatore offre un ascolto attento, coglie il senso del bisogno della donna. Risolve dando le giuste informazioni oppure rimanda a un incontro successivo con un consulente, a seconda del bisogno. Se c’è una situazione di violenza pesante in corso e la donna è a rischio la si affianca, per sostenerla nella decisione, o la si accompagna alla denuncia. Nei casi più gravi si provvede alla messa in sicurezza, come segnalarla ad una casa rifugio assieme ai minori, eventualmente.

Che differenza c’è tra casa-rifugio e casa di accoglienza?

Entrambe offrono l’assoluta segretezza, ma la casa di rifugio offre un periodo di permanenza di almeno 3 mesi, la casa di accoglienza un massimo di 3-4 giorni.

In quale maniera vi occupate della promozione territoriale?

La settimana scorsa c’è stato un Seminario Internazionale sulle tematiche di genere, poi, proponiamo iniziative formative rivolte ad operatori del territorio foggiano ed extrafoggiano, per sensibilizzarli. Siamo quest’anno alla 14esima rassegna di cinema, abbiamo istituito un concorso di poesia…

E a livello di formazione?

Seguiamo in particolare diversi progetti con le scuole, degli incontri per riflettere sull’identità e sul rapporto di genere. Nelle scuole c’è un grado di bullismo e di violenza spaventoso, oggi in aumento, i ragazzi sono molto più spietati perché si nutrono di violenza tutti i giorni, a partire dalla tv a finire a internet, ai giochi.

La sensibilizzazione non rischia di rivolgersi sempre ai soggetti già aperti al fenomeno?

Si, è vero, verissimo. Ma bisogna trovare anche modalità diverse. Ad esempio le rassegne cinematografiche sul genere, rivolte ai giovani, che sono più leggere. O il teatro. Abbiamo pensato di aprirci al mondo maschile, altrimenti rischiavamo di restare sempre tra noi. Non vogliamo poi solo vittimizzare le donne, ma svegliarle. Abbiamo voluto ragionare con gli uomini sul cambiamento e creato una linea per gli uomini attiva, per intercettare da un lato quegli uomini che subiscono violenza, dall’altro quelli che pensano di essere in preda ad atteggiamenti violenti o di disconoscimento e che vogliono essere aiutati a modificare il loro modo di agire.

Qualche esempio di violenza subita da uomini?

Un uomo era perseguitato dalla sua ex, una stalker, un altro dalla moglie, in famiglia. È una percentuale residuale rispetto a quella femminile, ma c’è.

È difficile lavorare sull’uomo?

L’uomo non si apre, è difficile che parli. Ma quando abbiamo cominciato anni fa sulle donne, abbiamo avuto mesi di vuoto. Quindi speriamo di aprirci anche agli uomini.

Siete gli unici nella provincia di Foggia? Che rapporto avete con gli enti territoriali?

C’è anche il centro del comune. Gli enti territoriali? Fin quando non li intralciamo, non abbiamo problemi.  Ma è vero che ignorano il privato, e lo dico provenendo da un ente pubblico. Tuttavia nel privato si riesce a fare di più, anche sul piano promozionale e formativo, c’è meno burocrazia da affrontare.

Le donne che soffrono desiderano davvero uscirne?

Per fortuna, la donna che soffre vuole uscire, ma in conseguenza di alcune situazioni assurde, alcune ritrattano. Una signora, per esempio: era disperata, la sua famiglia era composta da persone modestissime, ci diceva “non ho paura della povertà ma dell’umiliazione”. Lei lavorava e il marito invece giocava, aveva dei figli splendidi che ha cresciuto lei. Si è rivolta anche a un avvocato, ma poi è scomparsa. Per noi è un fallimento, e non è il primo.

Qual è la causa?

Che l’uomo dica di ripensarci, di voler riprovare. Se poi ci sono dei figli, la donna vuole tutelarli e soffre in silenzio, è convinta di proteggerli. I figli stessi spesso le si ritorcono contro, specie se sono grandi, diventano egoisti, non vogliono essere coinvolti. Forse sono a loro volta esasperati, ma la cosa fa riflettere, anche perché spesso danno ragione al padre e colpa alla madre. Se lei si ribella sono sulla bocca di tutti, oppure mancano i soldi se il padre se ne va…il grosso problema è che la donna non ha autonomia economica, qui.

Molti economisti hanno sottolineato che l’uscita dalla crisi sarebbe più facile con l’apporto del lavoro femminile. Siete d’accordo?

Siamo d’accordo, certo, se la donna trovasse lavoro, ma non ne trova…prima della crisi c’era stata una crescita dell’occupazione femminile, la crisi poi ha visto un decremento per entrambi i generi. Ma la differenza tra uomo e donna resta sostanziale.

Centro antiviolenza Foggia, Telefono Donna
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