Manfredonia. Assoluto rispetto per le coppie omosessuali e per la tutela dei diritti che provengono dal loro essere cittadini di uno Stato laico (diritto alla convivenza, alla reciproca assistenza, all’ereditarietà, alla reversibilità della pensione), ma numerosi dubbi, tutt’ora irrisolti, a proposito dell’accettazione dell’omosessualità come stato di vita affettiva completa, che implichi la genitorialità e l’equiparazione alla famiglia. Questo, in sintesi, il pensiero della Chiesa Cattolica in materia di unioni civili fra persone dello stesso sesso, quanto mai attuale in queste settimane in cui in Parlamento si discute il DdlCirinnà. Ne abbiamo discusso con il professor Michele Illiceto, famoso intellettuale sipontino, docente di filosofia presso il liceo classico Aldo Moro e la facoltà teologica dell’università di Bari, nonché responsabile della pastorale culturale della diocesi di Manfredonia-Vieste, San Giovanni Rotondo.

“La genitorialità è primariamente un concetto biologico” – esordisce Illiceto – “anche se naturalmente, non è solo questione di geni: “Il vero genitore è colui che, dopo aver generato, è soprattutto capace di ri-generare il figlio all’amore”. Da questo punto di vista anche un omosessuale potrebbe essere capace di ri-generare un bambino. Tuttavia, precisa il professore, alla base della pratica dell’adozione (anche eterosessuale) c’è la volontà di dare un genitore al bambino e non un bambino ad un genitore. Perciò la Chiesa è prudente e desidera tutelare prima di tutto l’interesse del bambino. I concetti di “madre” e “padre”, non sono solamente antropologici, come ha sostenuto qualche giorno fa in parlamento il senatore Lo Giudice, ma sono anche concetti biologici portatori di differenze inalienabili.

Queste differenze, sessuali e non solo, costituiscono uno dei tanti diritti di cui il bambino non può essere privato a priori, continua Illiceto, anche perché non si è ancora certi di come il venir meno della differenza sessuale dei genitori possa influire sulla crescita del bambino nel lungo periodo. Ciò non toglie che ci siano coppie eterosessuali inadatte a fare i genitori e che il vivere in una coppia eterosessuale non costituisce da sola una garanzia alla felicità del minore, chiosa Illiceto. D’altra parte la Chiesa e il professore stigmatizzano in maniera assolutamente negativa la pratica dell’utero in affitto. Tale pratica non viene assolutamente menzionata nel ddlCirinnà ed tutt’ora illegale nel nostro Paese, tuttavia secondo parte del mondo cattolico, l’approvazione della cosiddetta stepchildadoption (adozione del figlio del partner da parte del nuovo compagno anche omosessuale) costituirebbe una sorta di avallo/incentivo ad andare all’estero a “fabbricarsi un figlio”.

Il dovere alla tutela del minore implica impedire nel modo più assoluto la sua trasformazione in merce di scambio, così come merce di scambio diverrebbe il corpo delle donne, costrette dall’estrema povertà ad affittare il proprio utero a “beneficio” di chi ha la possibilità economica di “comprarsi” un bambino che risulterebbe così “prodotto” anziché “generato” come dovrebbe. Illiceto è consapevole che lasciare l’utero in affitto illegale in Italia costituirebbe una discriminazione sostanzialmente economica fra chi ha la possibilità di andare appena oltre confine ad usufruire di questa pratica e chi no, tuttavia afferma con forza che in questioni delicate come questa non è bene usare il criterio secondo cui “se lo fanno gli altri, ci dobbiamo adeguare per non creare discrepanze”. Anzi, continua, l’Italia potrebbe dare il buon esempio ed essere capofila di una battaglia, già portata avanti da alcune associazioni umanitarie internazionali, per convincere gli altri Paesi a tornare sui propri passi in materia di utero in affitto.

In conclusione abbiamo chiesto ad Illiceto un parere sulle famiglie cosiddette arcobaleno che sono già una realtà. Infatti indipendentemente dall’approvazione del Cirinnà in Italia vi sono già migliaia di bambini e ragazzi che vivono già all’interno di famiglie omosessuali, magari perché nati all’estero grazie all’utero in affitto o da precedenti relazioni eterosessuali di un genitore. Illiceto non ha risposte certe e definitive, ma parlando dell’adulto, definito dalla psicologia come “uomo delle rinunce”, che sa far passare in secondo piano desideri e sentimenti propri per il bene degli altri, esorta i genitori a far pagare il meno possibile ai figli, gli effetti collaterali delle proprie scelte.

(A cura di Annapina Rinaldi – aprinaldi@alice.it)

1 commento

  1. Appunto, non usiamo i bambini e le donne, per impedire o influenzare negativamente l’approvazione di una legge che già arriva con estremo ritardo. l’omosessualità non è “una scelta” tanto meno è una scelta che si intende far pagare a bambini che si ha il diritto di desiderare, avere e amare. in italia nn si fa altro che riempirsi la bocca con la parola famiglia, tranne poi voler impedire a centinaia di migliaia di persone di averne una. Ancora più ridicola e strumentale è la “difesa” della donna, in uno dei paesi occidentali messi peggio su quella che è la questione femminile.

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