Ventenne macedone ‘trattata da schiava’: fermati aguzzini

Sono accusati di lesioni personali, sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia tre cittadini macedoni arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Foggia al termine di un’intensa attività d’indagine - Foto: http://www.nonsonocurioso.it

0
691
Immagine d'archivio http://www.nonsonocurioso.it
Immagine d'archivio http://www.nonsonocurioso.it

Foggia. Sono accusati di lesioni personali, sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia – a carico di una ventenne – tre cittadini macedoni arrestati dai Carabinieri della Compagnia di Foggia al termine di un’intensa attività d’indagine conclusasi con l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal GIP di Foggia su richiesta della locale Procura.

I fatti. Il 23 gennaio scorso una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Carapelle è intervenuta in un bar della zona dove era stata segnalata la presenza di una ragazza in evidente stato di agitazione che piangeva e chiedeva aiuto. La donna, una volta soccorsa dai militari, trovava il coraggio di raccontare che era stata vittima di maltrattamenti e violenze da parte del marito e dei parenti dello stesso. Infatti nella circostanza mostrava ai militari le ferite riportate alla schiena dopo essere stata frustata reiteratamente alla schiena con dei cavi elettrici e l’antenna di un televisore. Dopo essere stata soccorsa da personale del 118, la vittima raccontava che da diverso tempo subiva violenze e vessazioni da parte del marito e dei suoceri, che le impedivano anche di comunicare con i suoi familiari. I suoceri, inoltre, gli toglievano anche i soldi che la stessa percepiva svolgendo l’attività di bracciante agricolo. In diverse occasioni il marito l’aveva colpita alle mani e alla testa con una bottiglia fino a farla sanguinare tanto da riportare ancora le cicatrici, arrivando infine a privarla della sua libertà personale rinchiudendola tra le mura domestiche senza possibilità di scappare né di comunicare con persone all’esterno.

Nell’ultima aggressione il marito, dopo averle inferto un pugno allo stomaco e averla trascinata in una camera da letto, la costringeva a spogliarsi e dopo averla legata a faccia in giù con dei cavi elettrici, la picchiava alla schiena infliggendole dei colpi con l’antenna del televisore ed alcuni cavi elettrici. Le sevizie duravano circa un’ora, quando una volta sopraggiunti i suoceri, il marito la faceva rivestire e unitamente ai suoi familiari la chiudeva in casa impedendole di uscire, privandola anche dei documenti personali. Approfittando di un momento di distrazione la donna era riuscita a fuggire, trovando riparo in un bar dove è stata soccorsa dai Carabinieri.

Gli indagati, a seguito della fuga della donna, si ponevano alla sua ricerca, provando a contattarla telefonicamente, denunciandone anche la scomparsa. I Carabinieri riuscivano a riscontrare il racconto della vittima grazie al rinvenimento degli attrezzi usati per le sevizie e ad alcune testimonianze, raccogliendo, quindi, gravi indizi di colpevolezza a carico di ARIF Tereza classe 76, ISENOVSKI Dzubrijel, classe 79 (suoceri della vittima) e ISENOVSKI Demir, classe 96 (il marito), che sono stati associati al carcere di Foggia.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here