Chiara Insidioso Monda, sopravvissuta al femminicidio
Foto: http://roma.zon.it/

Roma – Chiara aveva solo 19 anni il 3 febbraio 2014, giorno che avrebbe tragicamente cambiato la sua vita. Quello, cioè, nel quale i maltrattamenti che da tempo subiva da parte del suo fidanzato, operaio trentacinquenne, sarebbero arrivati al culmine della violenza, facendola addirittura entrare in coma. I due vivevano all’interno di uno scantinato in una periferia romana, luogo in cui si è consumata la violenza.

L’uomo, secondo quando è emerso durante il processo, in quella occasione aveva iniziato a picchiare Chiara, che soffriva di lievissimi disturbi mentali, fin dalla mattina. Nel pomeriggio le botte erano continuate per ore – l’aveva persino trascinata in strada alla ricerca di un fantomatico amante – finché la ragazza aveva perso i sensi. Aveva continuato a picchiarla anche allora, senza fermarsi, per poi chiedere, in preda al panico, aiuto ai vicini di casa. Secondo quando dichiarato da suo padre in seguito, Chiara aveva volto e cranio tumefatti per aver ricevuto calci inferti con scarponi anti-infortunistica.

Dal coma, in cui è entrata quasi subito, la ragazza è uscita circa dieci mesi dopo, ma acquisendo uno stato di coscienza minimo. L’uomo, invece, subito arrestato e portato in carcere, al termine del processo è stato condannato a 20 anni di reclusione, essendogli stata riconosciuta l’aggravante della continuazione del reato di tentato omicidio e maltrattamenti. In appello, però, ha ricevuto uno sconto della pena di 4 anni.

Chiara al tentato femminicidio è sopravvissuta, ma ha trascorso mesi in stato vegetativo e oggi riesce a comunicare a stento, alzando il pollice o abbassando le palpebre, grazie alla sua voglia di vivere e alla vicinanza amorevole dei familiari, ma anche e soprattutto al lavoro incessante condotto dall’équipe del Santa Lucia di Roma. A breve dovrà essere dimessa, ma non potrà comunque tornare a casa: sarà, invece, probabilmente trasferita in una “casa di cura per anziani terminali con un livello di coscienza minore rispetto al suo”. Se inserita in un contesto adeguato, invece, la ragazza potrebbe ancora migliorare la propria condizione riabilitativa raggiungendo un grado maggiore di autonomia rispetto ad oggi.

Da qui l’appello alle istituzioni a trovare un’altra sistemazione per Chiara, per mezzo della petizione lanciata su Change.org per chiedere che “lo Stato, attraverso suoi soggetti istituzionali, si faccia immediatamente carico di una SOLUZIONE ADEGUATA E IDONEA alla situazione di Chiara, agendo in totale e autentico sostegno per lei e per la sua famiglia” ma anche affinché “vengano create le condizioni economico-legislative, perché la Convenzione di Istanbul, nella sua totalità, venga applicata e divenga l’indispensabile strumento di contrasto alla violenza di genere”.

Ieri, la visita del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Lorenzin, nell’occasione, si è espressa a proposito della meritocrazia in ambito ospedaliero affermando che:

“Questo [il Santa Lucia N.d.R.] è un posto bellissimo dove si coniuga umanità e ricerca scientifica. Una struttura dove ogni giorno si fa un piccolo miracolo, si riesce a far camminare, parlare, compiere anche un piccolo gesto, a pazienti. È anche un Irccs [Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, N.d.R.], ha il 3 per cento dei fondi nazionali perché vince i bandi. Alla riabilitazione abbiamo dedicato il 25 per cento del nostro budget. Ma non tutti i centri sono così. Per questo abbiamo deciso di costituire un network e creare grande rete di riabilitazione. Ma serve meritocrazia. 49 centri sono troppi. Occorre valorizzare istituti che meritano di più».

Secondo il ministro, inoltre, occorrerebbe istituire centri intermedi dove il paziente possa essere seguito dopo le dimissioni.

Fonti:

Corriere.it (reportage)

Corriere.it

Change.org

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