Ho sempre collegato Mazara del Vallo al suo porto e alla sua flotta di pescherecci spesso nominati nei telegiornali per i problemi legati ai frequenti sequestri da parte di motovedette libiche.

Giunti nella cittadina ciò che ci ha colpito di più è la lunghezza del lungomare, ben tenuto e con giardini curati, tagliato in due dal fiume Mazaro. Ma l’immagine più stupefacente di Mazara è custodita nell’ex chiesa di Sant’Egidio. Si tratta della statua del Satiro danzante ritrovata da un peschereccio mazarese nel Canale di Sicilia. Prima venne recuperata una gamba impigliata nelle reti, l’anno successivo, dall’equipaggio dello stesso peschereccio fu pescato il corpo intero del quale, nel recupero a bordo, si perse un braccio.

La scultura, magnificamente restaurata, lascia a bocca aperta per la sua fulgida bellezza. Posso solo immaginare lo stupore e l’eccitazione dei pescatori del “Capitan Ciccio” quando nel 1997 recuperarono il Satiro dal fondale a più di 500 metri sul quale giaceva da secoli. La scultura bronzea, da alcuni datata IV secolo a.C. da altri tra il III e il II secolo a.C. rappresenta un sileno, essere mitologico che faceva parte del corteo orgiastico di Dioniso ed è un’opera di dimensioni superiori al vero che pone in soggezione chi la guarda per i suoi movimenti conturbanti legati a una danza che per il Satiro sembra non essere mai finita. Guardandola si viene ipnotizzati dallo sguardo vitreo dei suoi occhi di alabastro e si viene rapiti dai suoi gesti che invitano a unirsi alla sua danza vorticosa.

Mazara del Vallo
PH: ©Rosalia Chiarappa/Michele Natale – Città Meridiane

Mazara, che fu araba e normanna, oggi è una vivace cittadina affacciata sul lungomare intitolato a Giuseppe Mazzini che ospita un busto di Giuseppe Garibaldi, giusto per non scontentare nessuno.
Prima di visitare la città vecchia, ci soffermiamo nei giardini che fanno da quinta tra le case e il mare: qui, protagonisti assoluti sono i secolari esemplari di Ficus magnolioides con le loro possenti radici che fuoriuscendo dal terreno creano delle magnifiche sculture vegetali.
Al centro della città vecchia, prima di arrivare in piazza della Repubblica, ci si imbatte nella Cattedrale risalente all’XI secolo e rifatta nel 1694. Al 1744 risale invece il prospetto del Palazzo del Seminario, disegnato dall’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico, con porticato e loggiato ad archi a tutto sesto.
Quasi di fronte all’ex chiesa ora casa del Satiro danzante si trovano i resti della Chiesa di Sant’Ignazio del XVIII secolo. Attraverso la sua originaria porta di entrata si passa in una sorta di cortile delimitato da alte colonne e il cielo come volta.

Poi, mentre scendiamo verso il mare di cui si avverte forte il profumo portato dalla brezza del Canale di Sicilia, una parete decorata da maioliche mi chiarisce l’identità della città di Mazara: città del Satiro ma anche di “mare, di vento e di sole. Di storie amiche e di sapori senza tempo… di illusioni, di musica e di silenzi nascosti. Città sazia di mistero e di futuro”.

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