“SI intitola The Hateful Eight. Ciò significa che ci sono otto persone, tutte molto diverse e molto pericolose e, chi più chi meno, tutte accecate dall’odio” (Samuel Lee Jackon).

Sinossi: la guerra di secessione è finita da pochi anni e i suoi effetti si fanno ancora sentire. Una diligenza viaggia nel rigido inverno del Wyoming. A bordo c’è il cacciatore di taglie John “The Hangman” (Il Boia) Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue, diretti verso la città di Red Rock dove la donna sarà impiccata. Lungo la strada si aggiungono il Maggiore Marquis Warren, un ex soldato nero nordista e Chris Mannix, sedicente nuovo sceriffo di Red Rock. Bloccati dalla bufera di neve la compagnia trova rifugio presso l’emporio di Minnie, dove vengono accolti da quattro sconosciuti: il messicano Bob, il boia di Red Rock Oswaldo Mobray, il mandriano Joe Gage e il generale della Confederazione Sanford Smithers. La situazione prenderà inevitabilmente una brutta piega.

La nuova opera del regista cult de Le Iene e Pulp Fiction convince e coinvolge per tutta la durata della pellicola. Serratissimo nel montaggio (nonostante la notevole durata, oltre 2 ore e mezzo), attori tutti in stato di grazia, violenza a livelli parossistici. Tarantino evidenzia ancora una volta una notevole capacità registica riuscendo a costruire un film girato per buona parte in una stanza. Alcune scene sono costruite meglio di quelle di tanti film osannati di Brian De Palma. “Vorrei fare molti film ma, non riuscendoci cerco di concentrarli in uno solo”, ha dichiarato Tarantino durante la presentazione italiana della pellicola. Come dargli torto: c’è il western “classico” girato con pellicola Ultra Panavision 70 (caso più unico che raro in un mondo tutto digitale), il giallo stile Agatha Christie ma anche l’orrore con diverse citazioni al cinema italiano anni 70 (vedi Suspiria di Dario Argento).

The Hateful Eight si discosta però notevolmente dai suoi lavori precedenti e questo ha creato malumori in una parte di critica ma soprattutto del pubblico. Dopo la visione accurata se ne comprendono a pieno le motivazioni. Il fruitore medio di Tarantino si aspetta un film di Tarantino e ne trova uno che ha invece molto in comune con gli Spietati di Clint Eastwood. Stavolta sono abbandonati quei personaggi di quell’epicità eroica che contraddistingueva i protagonisti dei due precedenti “Bastardi senza Gloria” e “Django Unchained”, con i quali si riusciva a creare, anche furbescamente, empatia con lo spettatore per simpatia, cattiveria, cinismo o per il surreale carisma quasi teatrale.

The Hateful Eight è tutta un’altra storia. Il tema, come si evidenzia dal titolo, è l’odio, quello cieco che non lascia nessun personaggio completamente lindo e di conseguenza “simpatico” allo spettatore per spingerlo a parteggiare con lui. L’odio racchiuso dal soldato razzista al quale si contrappone quello del soldato di colore (impersonato dall’attore feticcio di Tarantino Samuel Lee Jackson) che reagisce con identica cieca violenza, se non peggio. Se nei precedenti lavori di Tarantino la violenza (specie nel primo Kill Bill) era glorificata, resa epica e surreale qui si presenta dolorosa e meschina, a tratti disgustosa, esattamente come ne Il Cavaliere Pallido e nel già citato Gli Spietati di Eastwood. Nonostante certi effetti gore una pellicola sottile e cupa per palati fini. Menzione speciale per gli attori Jennifer Jason Leigh. Walton Goggins e per la colonna sonora dell’evergreen Ennio Morricone.

The Hateful Eight è candidato a tre premi Oscar: miglior attrice non protagonista (Leigh), miglior fotografia e miglior colonna sonora.

A cura di Agostino Del Vecchio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here