Maria fa l’insegnante e vive a Roma. Insieme a molti altri, domenica 30 gennaio è scesa in piazza, al Circo Massimo, per difendere la famiglia, che, a suo parere, non può essere confusa con nessun’altra forma di unione civile. Nicola La Triglia, invece, è un attivista LGBTQI. Socio e responsabile del gruppo giovani del Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” di Roma, da anni si batte contro ogni forma di discriminazione, soprattutto, ma non esclusivamente, legata all’orientamento sessuale. I loro punti di vista sulla famiglia e sulla società, in relazione alle possibili, imminenti, trasformazioni legate all’approvazione del DDL Cirinnà, sono stati messi a confronto in un’intervista doppia.

Che cosa trovi del tutto incomprensibile/intollerabile della linea di pensiero opposta alla tua sul tema unioni civili-matrimoni ugualitari?

M. L’unione civile tra due persone dello stesso sesso è uno statuto completamente diverso da quello della famiglia naturale, composta da uomo e donna, che la Costituzione all’art. 29 non ha fatto altro che ratificare, cioè la condizione per cui solo dall’unione di un uomo e una donna è possibile la generazione di figli. E’ un dato di fatto incontestabile: infatti, dall’unione sessuale di due omosessuali non può essere generato nessuno. Anche quando la coppia eterosessuale fosse sterile non è possibile equiparare i due statuti essendo il primo in quella condizione solo in conseguenza di una patologia e non per effetto di una condizione naturale, di ovvia impossibilità e per questi motivi non è possibile equiparare i due istituti e attribuire ai medesimi le stesse tutele.

N. Il tema si inserisce in una problematica sociale molto più ampia: la questione del fallologocentrismo, ossia l’esistenza di un ordine, la visione di un mondo interamente maschilista che porta al diniego di qualsiasi forma di novità culturale che possa, in qualche modo, mettere in discussione l’idea che l’uomo è tale se è forte, occidentale, eterosessuale, ricco, sano, cristiano. In questo contesto si relega la donna (in quanto vista come soggetto debole), lo straniero, l’omosessuale, il povero, il malato, il non cristiano – percepiti come un pericolo per quella idea di uomo – ai margini della società, senza riconoscere loro, di fatto e alle volte anche di diritto, uguali diritti e doveri. In particolare, nel caso di altre forme di unioni o per quanto riguarda l’accesso al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso, la paura è che saltino queste dinamiche di potere di stampo patriarcale e il maschio non possa più rivestire il ruolo di padre-marito-capo della famiglia e, di riflesso, della società. Da questo tipo di visione del mondo, introiettata in molti fin da piccoli, non è facile discostarsi e serve un vero e proprio percorso di decostruzione culturale.

Che cosa invece, tutto sommato, trovi che possa essere comprensibile?

M. Sono favorevole al riconoscimento di talune tutele a favore del singolo individuo costituente la coppia omosessuale, come quelle già esistenti.

N. Per la ragione di cui sopra comprendo, ma non tollero, le posizioni di chi sostiene che il matrimonio debba rimanere un istituto giuridico eterosessista. Per quanto siamo abituati ad analizzare il mondo attraverso uno schermo, la vita ci insegna che le relazioni umane vanno al di là di un algoritmo. A questo proposito, vorrei rivolgere un invito a tutte e tutti coloro che, pur senza mai averne incontrato uno, credono che i bambini nati in una famiglia omogenitoriale presentino dei disturbi o non crescano sani: contattate l’Associazione delle Famiglie Arcobaleno e incontrate, nella vita reale, i genitori e i loro figli; poi, con onestà e scevri da ogni pregiudizio, fate il paragone con quelli nati in famiglie eterosessuali.

Quale può configurarsi come un possibile punto di conciliazione tra le due linee di pensiero?

M. La tutela dell’individuo.

N. Riconoscersi reciprocamente come soggetti che si autodeterminano e riconoscere che esiste un pluralismo di visioni nel mondo, per evitare di assolutizzare il proprio punto di vista.

Gli Italiani oggi da che parte stanno secondo te?

M. Gli italiani secondo me stanno dalla parte della famiglia. E il Family Day lo ho dimostrato. Non uso di proposito il termine “tradizionale” perché la famiglia non può essere confusa con nessun’altra forma di unione civile.

N. Il conflitto in Parlamento sulle unioni civili è un dato interessante, segno che qualche partito politico ha captato che esiste un elettorato corposo a sostegno della parità dei diritti. Questo è sufficiente per affermare che gran parte della società italiana ormai ha superato certi pregiudizi. Basti già considerare l’affluenza sempre numerosa ai gay pride anche di persone eterosessuali.

Quali rischi vedi per l’Italia di domani?

M. Se è vero che la famiglia è la base della società, è il luogo in cui l’individuo nelle diverse fasi della sua evoluzione struttura la propria identità e personalità, mistificare, confondere e snaturale questo istituto così importante non può che ledere alla società stessa.

N. L’assenza di tutele a favore della donna (vedi i numerosi casi di violenza di genere), le politiche migratorie restrittive, lo smantellamento dello stato sociale, la discriminazione per orientamento sessuale, come già affermato prima, sono tutte forme di reazione del fallologentrismo che caratterizzano anche la politica italiana e che possono influenzare, dal mio punto di vista negativamente, la società e l’Italia di domani.

Oltre alla famiglia, qual è il valore più importante da tutelare?

M. Sicuramente il diritto del bambino, soggetto più debole, ad avere un padre e una madre, che la pretesa genitoriale delle coppie omosessuali, che neanche la natura riconosce loro, finirebbe per mercificare, mediante la pratica dell’utero in affitto, unico modo con cui potrebbero ottenere l’adozione di altri bambini, oltre a quelli eventualmente posseduti da uno dei due partner.

N. Credo che sia proprio la caratteristica dell’era moderna mettere al centro il valore dell’autodeterminazione dell’individuo. Una società giusta è quella che riconosce e apre ampi spazi di libertà al singolo. Proprio perché riconosciuta a tutti, ovviamente, la libertà non è priva di limiti.

Fai una domanda a chi la pensa diversamente da te su questo argomento

M. La mia domanda è: se dovesse venire da te un adolescente adottato da una coppia omosessuale, chiedendoti chi è suo padre, cosa gli risponderesti? Che è una provetta? Hai tenuto conto delle possibili ripercussioni a livello psicologico ed emotivo sulla vita di questo ragazzo?

N. Gli vorrei chiedere cosa pensa a proposito della critica fallogocentrica che ho proposto.

Rispondi alla domanda che ti è stata appena posta

M. Viviamo in una società, qual è quella occidentale, in cui le donne hanno pari diritti, e neanche la Chiesa nega agli omosessuali la possibilità di diventare santi. Quanto al fatto che i bambini possano nascere solo dall’unione di un uomo e una donna, questo è un dato inconfutabile. Pertanto, nessun patriarcato, ma parità di diritti nella famiglia, unica culla capace di generare e accogliere la vita, tra uomo e donna. E non lo dico io, ma milioni di anni di storia naturale. Dal mio punto di vista, senza negare diritti, bambini compresi, il resto sono solo alchimie.

N. Mi piacerebbe che si spiegasse meglio riguardo alla provetta. Si riferisce alla fecondazione tramite metodi non naturali? E’ cosciente che questa domanda può investire anche una coppia etero? I bambini che crescono in una coppia omogenitoriale imparano che hanno due genitori, che questi genitori hanno lo stesso sesso e che hanno il medesimo ruolo educativo nei suoi riguardi. I ruoli distinti di donna-madre (che si occupa della famiglia) e uomo-padre (che lavora per la famiglia) appartengono ad una dinamica di potere e ad una visione del mondo fallogocentrica alla quale io personalmente non vorrei certo iniziare i miei figli.

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