“Quella è una gran fica” – ricorrente sineddoche, una parte per il tutto – che seleziona le persone di genere femminile secondo l’adeguamento ai canoni correnti. Essere considerate “gran fiche” o “ficone” ingenera soddisfazione e sollievo: hai passato l’esame. Si può essere anche apostrofate così: “gnocca”, “bona”, “topa”. Oppure suscitare la frase “una bottarella gliela darei”. Per contro, capita di ricevere etichette escludenti: “una racchia”, “un cesso”. O di diventare “una zitella”, “una sfigata”, una “quella chi se la piglia”. (…) Se si è selettive rispetto alla relazione si è “frigide”, (…) “stronze” o “femministe”. Se si è altere e non facili da avvicinare si è “una che se la tira”; se si è più aperte e accomodanti si è “ninfomani”, “a caccia”, “leggere”. Se si è realizzate professionalmente la domanda è “a chi l’ha data per arrivare dov’è arrivata”. Se si ha raggiunto una posizione di potere va da sé che si è delle “iene”, “capaci di tutto”, delle “donne mancate”, poco femminili, vagamente mostruose. Se, al contrario (…) si conta poco socialmente meglio essere giovani e belle. E possibilmente in vendita. Così arriva lui e ti salva. Se conti poco e non sei più giovane – quindi, per conseguenza illogica, più un cesso che una gnocca – non aspettarti di essere vista, non ti tireranno addosso neanche un’etichetta: non ci sei, hai raggiunto l’amata-odiata invisibilità.” [L. Ravera]

Con queste parole, dense di amara ironia, la scrittrice e assessore regionale del Lazio Lidia Ravera è intervenuta, insieme a Marco Damilano e a Paolo Di Paolo, alla presentazione della quarta edizione del libro “Stai zitta e va’ in cucina”, di Filippo Maria Battaglia.

Il libro, edito da Boringhieri, affronta il tema delle discriminazioni nei confronti delle donne nel mondo della politica: un mondo che segue logiche tutte maschili, dove anche le donne a volte finiscono con l’imparare il linguaggio degli uomini.

Teresa Noce
Teresa Noce, PH: Wikipedia

Dal secondo dopoguerra ai nostri giorni, la situazione sembra aver subito variazioni troppo poco lievi: le donne che si occupano di politica continuano, in molti casi, a essere vittime di stereotipi sessisti, di insulti e pregiudizi, ma anche del cosiddetto sessismo “buonista”, definito come “un insieme di atteggiamento elogiativi nel tono” – il decantare, per esempio, la purezza, la sensibilità, la dolcezza della donna – “ma che riduce l’interlocutrice a una macchietta, con l’obiettivo di tenerla sotto controllo”.

Sessismo in politica
Marisa Rodano, PH: http://www.30giorni.it/

Per esempio, si può leggere di come la partigiana Ada Gobetti non si capacitasse del fatto che i gruppi partigiani femminili fossero definiti “di difesa della donna e di assistenza ai combattenti”, lei che era in prima persona una combattente. O della “risposta”, di qualche anno dopo, da parte di Alcide de Gasperi, con una frase emblematica, rivolta alle donne: “abbiamo bisogno di voi soprattutto come spose e come madri”.

Sessismo in politica
Bianca Bianchi, PH: danielaedintorni.com

Al momento della conquista del suffragio universale, alla socialista Bianca Bianchi toccava di vedersi descritta sui giornali come “angelo biondo” o “la biondissima” – mentre raramente, ieri come oggi, a proposito di uomini in politica, si accenna al lato estetico. Addirittura, Teresa Noce, membro dell’Assemblea Costituente, si sentì eleggere “miss racchia della politica”, mentre la comunista Marisa Rodano fu “elogiata” da un funzionario del Pci con queste parole: “Hai molti figli, sei grassa e hai i capelli lunghi. Una dirigente delle donne deve essere così”. Caso dopo caso si arriva fino agli episodi più recenti, come quello, datato a pochi anni fa, di aggressione ai danni delle deputate del Pd o al caso dei commenti sessisti rivolti alla Ministra Maria Elena Boschi.

“Stai zitta e va’ in cucina”: atteggiamenti sessisti in politica
Maria Elena Boschi PH: http://www.corriereweb.net/

“Stai zitta e va’ in cucina”, è un libro ricco di contenuti, interessante, ironico, che lascia in bocca una certa amarezza per la situazione che descrive. Un libro da leggere tutto d’un fiato, ma anche da regalare, per stimolare e diffondere la riflessione sull’argomento, per indurre una maggiore consapevolezza del proprio linguaggio in chi si occupa di politica e per far sì che atteggiamenti sessisti possano essere individuati e arginati anche nei contesti sociali.

 

 

 

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