Chi non ricorda gli anni di “Non è la Rai“? Le trentenni se li ricorderanno bene, perché anche se allora erano poco più che bambine guardavano il programma e partecipavano attivamente da casa, “agghindandosi” come le ragazze della trasmissione e a volte ballando e cantando insieme a loro davanti alla TV i tormentoni della disco-music e della dance di quegli anni.

Negli armadi di casa prendevano tutto ciò che poteva servire a vestirsi come le “ragazze di Non è la Rai”: cinture, collane, trucchi, accessori coloratissimi di ogni tipo. Coinvolgevano a volte anche noi mamme nel fare loro strane acconciature fatte di codini con fiocchetti colorati e improbabili trecce, così da sentirsi più somiglianti alle allora famose ragazze della trasmissione.

Noi mamme eravamo un po’ divertite guardando le nostre figlie, ma anche un po’ scettiche nei confronti del messaggio che il programma avrebbe potuto dare loro: erano tante, giovanissime, sicuramente brave ragazze, che studiavano o già lavoravano, ma a vederle così non incarnavano appieno ciò che avremmo voluto per il futuro delle nostre figlie. A loro invece piacevano tanto. Quella “nuvola” di adolescenti vestite tutte uguali che si divertivano a cantare e ballare, che si commuovevano languidamente ascoltando canzoni d’amore… era per loro un sogno. Credo che moltissime, in quei momenti di spensieratezza, abbiano pensato tra sé e sé: “E’ questa la mia strada!”. Probabilmente altrettante, oggi, sono contente che non sia andata così.

Adesso a distanza di tempo la ricordiamo insieme, madri e figlie, sorridendo con tanta tenerezza per l’ingenuità di allora.

 

[A cura di: JVintage, blogger]

 

 

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