“Bill sta su Facebook. Fuori sta piovendo. Bill non pubblica stati come «Che pioggia!» perché sa che tutti hanno una finestra e non hanno bisogno dei suoi aggiornamenti sul meteo. Bill è intelligente. Sii come Bill”.

Bill, paladino del buon costume sui social network come nella vita reale: è l’omino stilizzato saltato fuori dalla penna, o, per meglio dire, dal mouse e dalla fantasia di Andrea Nuzzo, diciannovenne romano. La pagina Facebook “Sii come Bill”, nata quasi per gioco, ha raggiunto un successo inaspettato: quasi 600 mila fan sparsi in diversi continenti, persino in Asia e in America Latina, in meno di un mese.

Sii come Bill
PH: Facebook

Bill è nato come immagine dell’utente che si comporta correttamente sui social network (“perfetto, ma non del tutto, perché nessuno lo è”, ci tiene a precisare l’autore della pagina): Bill, per esempio, non manda interminabili messaggi vocali su Whatsapp, non posta su Facebook foto a sproposito, non abusa degli hashtag su Twitter. Col tempo è diventato anche il cittadino modello, soprattutto alla guida: utilizza le frecce, non abusa del clacson, non lancia urla agli altri automobilisti. Bill non è solo: ha anche una compagna, Billa, e degli amici, esempi, al pari di lui, di “etica” civica nella vita reale e sui social.

Sii come Bill: a lezione di buon costume
PH: Facebook

Lo spunto alla creazione della pagina, ci racconta Andrea, è nato con l’uscita dell’ultimo Star Wars, dalle critiche avanzate al comportamento degli “spoiler”: di chi, cioè, visto il film, ne ha voluto spifferare il finale sui social e sul web.

In definitiva, si tratta di una sorta di “pubblicità progresso” nata dal basso, dai cittadini, e per questo più sentita, anche perché Andrea,

Sii come Bill: a lezione di buon costume
PH: Facebook

oggi, non è più l’unico autore dei messaggi contenuti: il fenomeno ha contagiato la community e sono molti i fan che gli inviano spunti e suggerimenti per nuove vignette. Ha addirittura aperto il gruppo “Aspiranti Bill” per raccogliere tutti i suggerimenti che gli arrivano; il gruppo è diventato anche un po’ il luogo in cui sfogare tutte le ingiustizie del quotidiano, i comportamenti negativi cui si è assistito e che diventano spunto per gli atteggiamenti, Sii come Bill: a lezione di buon costume dai giovaniinvece, virtuosi di Bill. Dai commenti emerge ciò che più dà fastidio alla maggior parte. Ma, sottolinea Andrea, “ovviamente non bisogna prenderla troppo sul serio: certo è una forma di pubblicità progresso, ma punta anche a far sorridere lo spettatore: Bill non è un perfettino, il suo personaggio è educativo ma vuole anche suscitare il sorriso in chi legge”.

Sii come Bill
Dalla pagina manfredoniana “Sii come Tonin”. PH: Facebook

Il grande successo che Bill ha raggiunto ha fatto sì che siano nate altre pagine Facebook con personaggi più o meno simili: se ne contano a oggi circa cinquanta. Alcuni di essi, più affini a Bill, veicolano come lui un messaggio costruttivo per la società civile e per gli utenti del web; molti dei personaggi sono incardinati a contesti locali, a volte con la vignetta in dialetto. Nel foggiano sono nati, per esempio, i personaggi del manfredoniano Tonin o del cerignolano Cenzin.

Sii come Bill
PH: Facebook

Non sempre, però, tutti i personaggi creati sulla scia di Bill ne hanno mantenuto il messaggio edificante: in alcuni casi, invece, questo si è capovolto, dando origine a comportamenti “anti-Bill”, che non disdegnano, per far ridere, la battuta volgare o l’esaltazione di atteggiamenti goliardici. In alcuni altri casi il fine edificante, comunque resta, ma sceglie la via di un’ironia più sottile, nell’esaltazione banalizzante e compiaciuta del comportamento scorretto.

Andrea ritiene che una pagina di questo tipo possa costituire, a suo modo, un contributo educativo offerto dalle nuove generazioni (l’età media dei fan della pagina è tra i 20 e i 34 anni) nei confronti della società in generale ma anche e soprattutto di chi, tra i più adulti, è un po’ a digiuno a proposito di etica da social network. Soprattutto perché la pagina è il risultato dell’interazione di un numero elevato di pensieri e punti di vista che propugnano determinati atteggiamenti virtuosi, condannandone, invece, altri come inopportuni. “Secondo me – prosegue – “molti di questi comportamenti sono scaturiti dal modo in cui si sono evoluti i social in quest’ultimo periodo; ci si è abituati ad avere tutto e subito e questo, per qualcuno, si è tradotto nel prendere qualsiasi cosa per vera, senza ragionarci su. Come accade nel caso della condivisione di notizie “bufale” da parte di chi le ha credute vere solo perché condivise sui social.”

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