Roma. Lo voglio per le donne che amano gli uomini; per gli uomini che amano le donne e per le donne che amano le donne. Lo voglio per gli uomini che amano gli uomini. Per vivere in paese più civile. Sì! Sono cattolica e lo voglio. Voglio una legge che dia garanzie giuridiche a tutti i bambini d’Italia. Voglio un paese dove si dibatta con franchezza, ma anche con contezza, dei temi sociali ed etici. Dove si abbia corretta informazione e conoscenza (anche scientifica) su cosa è natura e su cosa è contro natura; su cosa è un matrimonio e su cosa è un’unione civile. Su cosa significhi mettere il bambino al centro e i desideri dei potenziali genitori a latere, che siano etero e che siano omo, non fa differenza. Voglio un paese che non abbia paura del confronto, ma non per luoghi comuni, e non per etichette e nemmeno per partito preso, o posizioni ideologiche.

Lo voglio perché non temo che altri tipi d’unione minaccino la mia e perché molti asili d’Italia sono già colorati d’arcobaleno. Voglio l’arcobaleno nelle piazze, ma anche il family day, anche se so dove sono il mio cuore e la mia testa. Voglio non avere paura e non sentirmi minacciata. Il dibattito aperto è già progresso, è già futuro.

Voglio che i miei figli abbiano la possibilità di crescere liberi con altri liberi, ciascuno col proprio amore.

Voglio la legge sulle unioni civili (etero o omo che siano), lo voglio ancora più fortemente perché sono dentro una famiglia tradizionale. Come avrei voluto la legge sul divorzio e quella sull’interruzione di gravidanza, anche se non mi dovessero riguardare. Lo voglio perché non bisogna temere le questioni sociali del tempo, ma saperci navigare dentro con sicurezza, senza temerne i pericoli. Lo voglio perché, sempre più spesso, il Paese è avanti alla politica e fa da traino alla politica.Un auspicio? Una minaccia? Un augurio, che sia davvero un augurio e non solo su questo tema.

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