Nessuno riesce sempre a spiegare come mai determinati monumenti attraggano una curiosità e un interesse del tutto peculiari. Forse sarà per la storia, o la posizione, o il fatto che questa chiesa sia un esempio raro di un certo tipo di architettura, se Santa Maria di Siponto riceve, isolata dov’è, tante manifestazioni di attenzione. Il più recente tentativo, i lavori che ne hanno riguardato il restauro e l’allestimento di ricostruzione storica da parte dell’artista Edoardo Tresoldi.*

Chiesa di Santa Maria di Siponto e ricostruzione di Edoardo Tresoldi
Chiesa di Santa Maria di Siponto e ricostruzione di Edoardo Tresoldi ph. Antonella Attanasio

Non che di attenzione ne mancasse: citata in una moltitudine di documenti, libri di architettura, pubblicazioni specifiche, il suo romanico, la pietra, la decorazione, la delicatezza dell’inserimento nel paesaggio sono state lungamente segnalate ed elogiate. E anche se i saperi specialistici non incontrano sempre il consenso popolare, Santa Maria di Siponto sembra rappresentare un’eccezione.

A raccogliere le riflessioni dei visitatori di questo monumento ci aveva pensato tempo fa Matteo Pacilli, quando scrisse un piccolo opuscolo per il Comune. I commenti, selezionati dai registri raccolti presso la chiesa nell’arco di almeno 15 anni, provengono ovviamente da diverse culture e sono, proprio per questo, testimonianza di un’attrazione trasversale, capace di trapassare il velo delle differenze sociali. Tra questi:

“Le pietre raccontano la storia che le ha consumate! Bello ascoltarle!” (A. Fanizza Fasano-Ba)

“Lasciate che l’energia dei giovani ricostruisca questa terra”

“Meravigliata di aver visto tanta semplicità” (C.Potenza San Marco in Lamis )

“(A Maria)È sempre bello venire qui trovando conforto nel tuo bellissimo volto” (Canosa C.E.)

“Seppur spoglia e rimaneggiata nel tempo mi sono sentita avvolta da un caldo tepore” (Bari)

“Mentre scrivo le donne del paese cantano e pregano…sembra che il tempo si sia fermato!” (Roma O. Camilli)

Registri dei visitatori della Basilica di Santa Maria di Siponto
Registri dei visitatori della Basilica di Santa Maria di Siponto ph. Antonella Attanasio

Le testimonianze da raccogliere in un volume non sono tuttavia solo quelle lasciate dai visitatori odierni. I muri della chiesa sono intrisi dai segni di chi, nel corso dei secoli, ha voluto lasciare una firma, un commento, una nota. O fare un’associazione, segnare una data, parlare del proprio sentimento verso la chiesa.

Quello che oggi definiremmo come atto di vandalismo, e a ragion veduta, rappresenta invece una testimonianza incomparabile del sentire degli antichi. Un ulteriore elemento di unione che però passa attraverso i secoli, più che attraverso i livelli culturali.

I graffiti, per esempio: i muri interni della Basilica sono ricoperti di segni e simboli, spesso a stampo religioso, altre volte, come nel caso della data e della firma lasciati sulla facciata della chiesa, prettamente laico.

Da un punto di vista scientifico, la ‘firma’ in facciata costituisce un dato utile a stabilire il livello della pavimentazione al tempo della data apposta (1843). Ad un altro livello, quello sensibile, ci dice che tipo di rapporto avessero col monumento i sipontini vissuti prima di noi, proprio in virtù delle differenze con i ‘graffiti’ odierni.

Come se chi ci ha preceduti nutrisse verso la chiesa meno timore reverenziale, quasi ci si sentisse più in confidenza.

Un ulteriore elemento di testimonianza è rappresentato dalle epigrafi. Per brevità, ne riporteremo solo una, la più significativa, che è la prima a trovarsi sul lato sinistro della navata.

Il caso di questo messaggio è emblematico, perché il livello di profondità comunicativa è altissimo. Per via della sincerità che traspare dal testo, non si tratta della solita epigrafe commemorativa. Il messaggio in questo caso non è solo espressione dell’amore coniugale e del concetto di fedeltà: chi ha concepito l’epigrafe voleva che la sua sposa fosse sepolta presso questa chiesa, proprio qui e non altrove. Segno e potenza della natura di un luogo.

Tanti livelli di stratificazione storica quanti sono gli ‘strati’ di percezione e le maniera di dimostrare amore verso la chiesa.

Studiata, esaminata, visitata, graffiata, abbellita, segnata, ricostruita, distrutta, aggredita, adorata…Forse è solo l’opinione di chi ha scritto quest’articolo, ma ho sempre avuto l’impressione che questo luogo fosse capace di parlare un linguaggio a sé. Che il suo silenzio, la sua luce, la sua accoglienza, il suo candore le permettessero di restituire con facilità, ma profondamente, la potenza di uno sconosciuto messaggio d’amore.

Sarà perché la pietra, al tramonto, si tinge di rosa; sarà per la gelosia che mi attanaglia, certe volte, quando la vedo invasa dai turisti o dagli invitati ai matrimoni, mentre la vorrei libera e a disposizione, solo per me. Sarà che l’amore degli uomini per le cose sacre è sempre così squisitamente terreno…ma per i valori di cui è testimonianza e per la risposta che offre ai suoi adoratori, ancora oggi, quella chiesa smette, a volte, di essere solo madre. Per moltissimi, quella chiesa è donna.

 

N.B. si ringrazia Aldo Caroleo, Presidente dell’Associazione Archeoclub di Siponto per il supporto e tutte le informazioni

 

*Il Segretariato Regionale MIBACT per la Puglia e la Soprintendenza Archeologia della Pugliache hanno voluto e realizzato un’installazione in rete metallica leggera e trasparente. Il progetto è del giovane artista Edoardo Tresoldi

 

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