Le donne, in quella sorta di “circolo degli uomini” – l’insieme dei personaggi maschili, raccolti in un quasi sodalizio nei film di Massimo Troisi – venivano quasi da un altro mondo e comunicare con loro significava, per gli appartamenti al ‘sesso forte’, decifrare una lingua straniera, diversa dal napoletano, “lingua”, espressione profonda di appartenenza, anche nel caso in cui fossero state napoletane loro stesse. Forse solo i versi di Pablo Neruda avrebbero saputo parlare al loro cuore, mettendo a disposizione delle profondità dell’anima le parole giuste.

La lingua sconosciuta al personaggio Troisi era proprio quella delle donne, lingua fatta di parole e di comportamenti, da decifrare magari per strada, in una notte piovosa, in compagnia del proprio migliore amico o in ufficio con il collega. Per cercare di comprendere e razionalizzare un dolore subito, mal digerito, vissuto passivamente per decisione altrui.

E dall’altra parte le donne: eleganti, leggermente sofisticate, molto femminili nei loro tailleur leggeri. L’hanno scrutato come si fa con chi assume comportamenti un po’ strani, stigmatizzando così alcune delle sue parole, dei suoi atteggiamenti poco digeriti, quelli, soprattutto, da uomo semplice. Quelle stesse donne l’hanno saputo a volte accettare, poche volte capire, ancor meno amare, ma hanno sempre saputo sorridere di fronte alla sua timidezza, alla sua insicurezza, e, una volta lasciatosi finalmente andare, alla sua schiettezza disarmante. Alle volte hanno cercato di cambiarlo, e di insegnare, a un timido come lui, le parole del piacere e dell’amore – la sua Anna di Scusate il ritardo proverà a convincerlo ad esprimere il suo apprezzamento nei confronti della loro vita sessuale ottenendone come singolare risposta: “Che significa? Se lo faccio, ca lo facciamo accussì, vuol dire che mi piace, no?” e poco dopo “È mai visto ca mi so’ dato ‘na martellata sulla mano o mi so’ tagliato un orecchio? No. Sai perche? Perché non mi piace. È normale, Senza che uno ha da’ dicere tutt’e cose. Certe cose vanno da sé. Se uno capisce capisce”. Ma Vincenzo-Troisi, durante il film, non capirà l’ironia pungente della donna, quando cercherà di ottenere attenzioni da lui che invece è completamente assorbito dalla partita Napoli-Cesena.

Nella vita di Massimo Troisi il rapporto con le donne è andato diversamente. Dall’incontro, nel 1977, in una trasmissione televisiva, con Anna Pavignano nacque non solo una relazione durata circa dieci anni ma anche un sodalizio creativo che proseguì oltre la fine della relazione sentimentale. Insieme a lei Troisi scrisse, infatti, diverse tra le più riuscite sceneggiature: Ricomincio da tre, Scusate il ritardo, Le vie del Signore sono finite, Il postino. Sul set conobbe Jo Champa, alla quale rimase vicino per due anni. In seguito ebbe una relazione anche con Clarissa Burt (“Insieme formavano una strana coppia, lei americana e schiva, lui partenopeo e sempre pronto a scherzare su tutto. Comunicavano a modo loro, e la relazione è andata avanti per alcuni anni. ” E. Centoducati su Marie Claire) e alcuni flirt – due noti, rispettivamente con Eleonora Giorgi e con Anna Falchi. L’ultima donna a essergli stata vicino, fino alla morte, avvenuta nel 1994, quando l’attore aveva soli quarantun anni, è stata Nathalie Caldonazzo. Mariagrazia Cucinotta ricordò in un’intervista gli ultimi tempi: «Era sorridente e molto aperto al futuro. All’epoca era fidanzato con Nathalie Caldonazzo e si sarebbero dovuti sposare. Facevano progetti. Nathalie è bellissima ed erano una coppia perfetta insieme: erano spiritosi, belli e pensavano di mettere su famiglia. Ne parlavano spesso

Fonte:
corriere.it

Altre fonti:
Wikipedia

(A cura della Redazione di Stato Donna, segreteria@statodonna.it)

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