Proposto per la prima volta nel 2013, il bando Culturability giunge nel 2016 alla sua terza edizione. Lanciato con l’idea di riqualificare spazi abbandonati a scopo di condivisione, si offre di dare una chance a quanti propongano un’idea innovativa utile a rimettere sul tavolo da gioco beni e spazi di interessante valore, ma esclusi dal mercato, creando al contempo opportunità lavorative, soprattutto per i giovani.A distanza di 3 anni dal primo bando e di meno di un mese dalla scadenza dell’attuale, può essere utile una valutazione degli effetti, a partire dall’impatto sulle vite di chi ha vinto davvero*

Nicoletta, Graziana e Anna Lisa, tre giovani architetti, hanno usufruito del primo bando:La nostra storia inizia con la vittoria del Bando Culturability – Fare insieme in cooperativa Prima edizione, indetto dalla Fondazione Unipolis e Legaccop nel 2013, a cui abbiamo deciso di partecipare con un progetto dal forte carattere tecnologico ed innovativo, ma che al tempo stesso potesse aiutarci a liberare la nostra creatività”

*per la visione del bando, visitare http://culturability.org/

Com’è nata l’idea della partecipazione? Vi conoscevate già prima del bando?

L’idea è nata quasi per gioco, ma già visitando la prima Maker Faire Rome ci siamo rese conto immediatamente dell’enorme influenza che la manifattura addivitiva poteva avere nei nostri settori di lavoro, dall’architettura al design, all’artigianato. Ci siamo laureate assieme al Politecnico di Bari. In quanto architetti tenevamo sempre un occhio al design, con attenzione all’uso quotidiano degli oggetti in ambito domestico. Avendo partecipato più che altro a concorsi di progettazione, ci è piaciuto il fatto che con Culturability potevamo realizzare una società cooperativa con una nostra linea di produzione. Abbiamo registrato in seguito il nostro marchio creativo.

Il vostro motto è “tra città e cucchiaio”: cosa significa?

Esattamente questo: tra il design e l’architettura. I nostri interessi coincidono.

In cosa consiste il connubio tra creatività e tecnologia, che il bando proponeva?

La nostra idea è sempre stata quella di creare uno spazio dove progettisti, ricercatori e tecnici legati all’uso delle macchine potessero lavorare in collaborazione al fine di sviluppare prodotti innovativi, con un alto grado di personalizzazione. Ci piaceva l’idea di usare la tecnologia per innovare, per andare oltre la manualità, senza sostituirla, e avere la possibilità di innovare i processi produttivi.

Avete avuto dei problemi nella fase iniziale?

Innanzitutto, da architetti non conoscevamo alcuni aspetti, dalla registrazione del marchio alla gestione economica e manageriale anche di un’impresa costituita solo da tre persone. Ci siamo poi affidate all’aiuto di un commercialista e di Legacoop Puglia, siamo registrate come Startup innovativa, abbiamo integrato le nostre conoscenze con qualche corso…

Come vi ha accolto il mercato?

Siamo partite nel 2014, ma studiavamo attivamente il progetto dal 2012. All’epoca si parlava poco di stampa in 3d, mentre adesso c’è un gran fervore. Abbiamo lavorato sulla comunicazione, per esempio esponendo alla Fiera del Levante, c’era ancora gente che non conosceva le stampanti di quel tipo.

Il 60% delle startup fallisce dopo il primo anno di attività: cosa vi ha consentito di riuscire?

L’ostinazione. Il primo anno abbiamo anche noi dovuto affrontare dei problemi, tutt’ora lavoriamo moltossimo al nostro progetto. La volontà ci ha permesso di aprirci anche a collaborazioni esterne, senza diffidenza. Adesso abbiamo anche una sede a Bari: facendo rete e mantenendoci aperte siamo cresciute.

In cosa consiste il vostro lavoro?

Ci occupiamo principalmente di sviluppo prodotto, dall’idea al disegno manuale, dalla creazione di modelli tridimensionali, ottenuti attraverso l’utilizzo di software cad parametrici, alla prototipazione, attraverso l’uso delle stampanti 3d, fino alla produzione e messa in vendita del prodotto finito. Tra i nostri obiettivi è la volontà di realizzare prodotti originali e creativi, riconoscibili attraverso il nostromarchio VOLO CREATIVO, attraverso la strana commistione tra innovazione a base digitale ed elementi della tradizione legati al mondo dell’architettura o dell’artigianato. Tutto ciò è possibile grazie all’utilizzo delle stampanti 3D, che ci offrono la possibilità di controllare, in maniera semplice e diretta, il processo produttivo di modelli, anche di una certa complessità.

Una stampante 3d
Una stampante 3d ph. https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net

E tra gli obiettivi finali, da raggiungere?

Oltre alla fabbricazione digitale e alla prototipazione, ci poniamo l’obiettivo di promuovere la cultura maker e incentivare l’utilizzo nuove tecniche sostenibili di produzione attraverso know-how artigianale, tradizione Made in Italy e nuove tecnologie attraverso l’organizzazione di corsi, workshop ed eventi e favorendo la creazione di figure professionali specializzate in digital fabrication e product design. Il principio ispiratore è la democratizzazione della tecnologia, attraverso l’accessibilità per tutti alle macchine di fabbricazione, ed anche grazie alla costituzione di gruppi di interesse intorno ad idee e progetti. Organizziamo i nostri corsi presso la nostra sede ma anche in giro attraverso la Puglia, presso enti formativi accreditati o presso le scuole pugliesi di istruzione secondaria.

Su che tipo di prodotti lavorate?

Al momento stiamo creando una linea di bicchieri. Lampade, oggetti da tavolo. Ci interessa la tradizione, recuperare le forme del passato ma modificandone il significato.

Ad esempio?

Partiamo dal merletto. I materiali tradizionali non consentono tutto, ma studiando le trame con il 3d si possono ricreare le forme originarie con aspetto e materiali diversi dal cotone: la forma è la stessa, ma il significato si trasforma.

Merletto, Volo Creativo
Merletto, Volo Creativo ph. https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net

 

 

 

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