Cosa accadrebbe agli edifici italiani in caso di forte sisma?
Secondo quanto riportato nello speciale “100 anni di Ingegneria Sismica” sulla rivista “Energia, Ambiente e Innovazione” dell’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia ecosostenibile e lo Sviluppo economico sostenibile) in occasione del centenario del terremoto di Avezzano che provocò trentamila vittime e la distruzione di una ventina di centri abitati, le costruzioni italiane non reggerebbero l’impatto.

Come spiega Paolo Clemente, dirigente di ricerca ENEA che ha curato lo speciale:

La maggior parte delle nostre costruzioni ha più di 50 anni ed è stata realizzata in fretta, senza adeguati controlli, facilitando l’uso di sistemi e materiali scadenti. Inoltre, interventi architettonici e/o strutturali impropri, hanno spesso accelerato gli effetti legati alla vetustà ed al degrado, acuiti da una manutenzione carente, se non del tutto assente.

Una situazione di certo preoccupante, ma l’Italia vanta anche punte di eccellenza a livello mondiale.

L’Italia è tra i paesi leader a livello mondiale per numero di strutture protette da sistemi antisismici – quinta in classifica dopo paesi molto più popolosi come Giappone, Cina, Russia, Stati Uniti – e prima in Europa per l’applicazione dell’isolamento e della dissipazione di energia a edifici, ponti e  viadotti. Nel mondo, inoltre, siamo primi in assoluto per dispositivi ‘antiterremoto’ a tutela del patrimonio culturale.

Secondo ENEA, per proteggere gli edifici dai terremoti bisognerebbe seguire due strade:

  • rendere la struttura sufficientemente robusta, affinché possa resistere al massimo terremoto atteso nella zona in cui sorge;
  • applicare dispositivi di isolamento sismico che riducono drasticamente le azioni sismiche trasmesse dal terreno alla struttura;

Nel mondo si contano 23mila strutture dotate di sistemi antisismici; il Giappone guida la classifica con 6.600.

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