Locandina spettacolo Camera 719 il padre della sposa Teatro Lucio Dalla 3e813a372ed91b8fe841d0a04492f4d2
Locandina spettacolo Camera 719 il padre della sposa Teatro Lucio Dalla/PH:https://cdn-az.allevents.in

Medi, soliti, insopportabili. Questi i protagonisti di “Camera 719, il padre della sposa” in scena ieri sera al Teatro Lucio Dalla.

Lo spettacolo, di stampo classico, riflette in qualche modo sui vizi e i difetti di una famiglia borghese, proponendo una figlia assente perché chiusa nel suo silenzio (e nel bagno) allo Sheraton Hotel di Roma, dove sta per avere luogo il suo matrimonio. Le ragioni che l’hanno portata al gesto restano oscure fino quasi alla fine.

L’asfissia a cui è sottoposta nei pochi metri quadri che la separano dai suoi genitori, nell’altra stanza, non è che lo specchio dell’asfissia del matrimonio della coppia, moderna o tradizionale, alla quale tuttavia non si propone mai, neanche in questo spettacolo, una via di fuga.

La commedia originale “Hotel Plaza” (di Neil Simon) ha visto la riscrittura di uno solo dei suoi tre episodi da parte di Assunta Radogna, fondatrice della compagnia e attrice in Camera 719, che ne tira fuori uno spettacolo in due atti della durata di un’ora e tre quarti. Il co-protagonista maschile, Gianni Fatone, recita il ruolo del padre della sposa.

Litigiosi ma affiatati, i coniugi Cacace, siciliani di origine ma impiantati a Milano, ricorrono al vernacolo nei momenti più difficili della storia (e per vivacizzare i passaggi di comicità meno intensi). Fatone e la Radogna, comunque, interpretano personaggi ben caratterizzati, nonostante l’opacità e l’appiccicosità della gente comune che parodizzano, intenti come sono alla conquista del denaro come unica forma di realizzazione, e dimentichi dei primi fremiti del matrimonio (se ci sono mai stati) come anche, in buona sostanza, dei valori della famiglia, dalla quale, per timore della solitudine, non riescono a uscire.

Quanto alle nuove generazioni, ben educate e istruite, “decise e sicure di sé” (Radogna), dimostrano di non essere cambiate poi molto da quelle che le hanno precedute, timorose delle unioni assolute e della certezza di vedersi invecchiare, ma incapaci di sottrarsi al richiamo della normalità e della vita condivisa.

Il gioco tra uomo e donna nella commedia è la solita canzone. Quanto di più simile al più classico dei matrimoni è esattamente quanto riportato in scena.

Quasi due ore di insulti reciproci tengono impegnati i due attori protagonisti, assieme al loro pubblico, scatenando una quantità di energia che non trova applicazione concreta: il padre non riesce nemmeno a sfondare la odiatissima porta del bagno.

Tuttavia, se non fosse per la totale incapacità di agire e trovare una soluzione dimostrata dai protagonisti, la violenza inespressa che trapela da tutta la commedia fa pensare che la classe sociale di cui si parla non sia più Borghesia. È Borghes-Isis.

N.B. I commenti sono disabilitati per questo articolo. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here