Sulla pista di ‘Ballando con le stelle’ sembra essersi momentaneamente sopita la querelle che aveva visto protagoniste, nelle puntate precedenti a quella di sabato 19, Asia Argento, Selvaggia Lucarelli e Platinette.
Dopo la rumba nella quale Asia si è esibita sabato con il proprio maestro, Selvaggia ha evitato di commentare, e l’attrice romana, che non si può dire abbia raggiunto risultati d’eccellenza nella prova, ha incontrato solo approvazioni da parte della giuria.

Anche se l’edizione del programma è appena agli inizi, si osserva già da ora come a vincere sia, anche in questa edizione, la dimensione personale: sapersi aprire al pubblico, raccontarsi con autenticità. Questo rende il ballo espressione della propria storia personale, gli fornisce agli occhi del pubblico connotati quasi “narrativi” che sanno catturare.

Asia sta conquistando, puntata dopo puntata, il pubblico e la giuria, proprio perché sta offrendo di sé un volto umano, spontaneo, personale. Piace perché è forza e fragilità allo stesso tempo: le sue parole, a volte profonde, altre graffianti, diventano, una volta pronunciate, anche di chi le ascolta e di chi in esse si rivede.

Asia piace e sa di piacere, parla una lingua colloquiale, scegliendo di non curarsi eccessivamente della forma, se attaccata tira fuori le unghie senza pensarci troppo, mostrando il volto che ha scelto, lontano dal superficiale compiacimento dell’interlocutore e da ogni tipo di smanceria.

Nell’ultima puntata, in particolare, ha parlato della propria paura di fallire di fronte alle sfide. Cercando di risalire ai motivi di questa insicurezza ha affermato:

“I miei genitori – mi fa strano – ultimamente mi stanno seguendo molto, quand’ero piccola loro non c’erano. Sono cresciuta da sola, ho imparato a fare tutto da sola. Volevo avere la loro approvazione, essere amata, che fossi più speciale delle mie sorelle, che fossi la numero uno. Secondo me, dentro di me ho una paura terribile di perdere. Perché ho paura di perdere? Perché ho paura di non valere niente. Perché ho paura di non valere niente? Ho paura che se non valgo niente io finisco sola e nessuno mi ama. E anche come rivalsa contro i miei genitori. “Ve la farò vedere io che valgo qualcosa!” È terribile” conclude, “che a questa età si cerchi ancora l’approvazione dei propri genitori.”

La storia intanto si fa protagonista, e vince anche sul ballo, dove gli aspetti tecnici sono sì importanti, ma se lo si vive come un gioco, a vincere è l’individuo, che è allo stesso tempo il protagonista e il telespettatore uniti dal filo rosso del vissuto personale.

Il ballo torna così a farsi elemento rituale primordiale, racconto di vita.

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