E poi succede. Quando meno ce lo aspettiamo e che ci piaccia o no, ci innamoriamo. Quante volte ci sarà capitato di dire “Ho letteralmente perso la testa per lui/lei!” oppure “Penso sempre a lui/lei!”. Queste espressioni non sono altro che la traduzione della tempesta che sta irrompendo nella nostra vita, la tempesta dell’amore.

Incontriamo una persona e guardandola negli occhi qualcosa dentro di noi si accende e sappiamo, anche se magari non ce ne rendiamo conto, che quella persona l’abbiamo già vista da qualche parte, la sua voce o un suo gesto ci parla di cose indescrivibili, il suo viso ci ricorda tempi di cui non sappiamo, innesca memorie antichissime senza nome, impulsi ancestrali, dimenticati in qualche angolo di noi. In meno di un minuto è fatta. Da lì in poi, appena oltre quel bivio di un secondo, inizia tutta un’altra strada.

Ma cosa accade esattamente quando ci si innamora, e perché?
E’ una domanda a cui in tanti hanno provato a rispondere, in ogni campo del sapere.

Inizialmente subentrano gli organi di senso come per esempio l’olfatto, il più antico ed anche il più potente, partendo dall’azione “sessuale” dei feromoni, per arrivare alla forza della memoria olfattiva che ci fa rivivere sensazioni del passato sentendo certi profumi ed odori, oppure, il tatto, il potere dello sfiorarsi non intenzionale, la pelle come involucro che protegge il nostro Io e che assume un significato particolare nella misura in cui quel sottile limite viene oltrepassato in modo più o meno consapevole. Ed infine il ruolo del cervello. Avreste mai creduto di “decidere” di innamorarvi? In realtà è proprio questo quello che accade. Innanzitutto si verifica uno stato mentale “alterato”: iniziamo ad avvertire un’incontenibile euforia, dormiamo e mangiamo di meno e nonostante ciò abbiamo una forza tale che scaleremmo l’Everest. La persona di cui ci siamo innamorati appare straordinaria, senza difetti e il mondo ci appare più bello, tutti sembrano più gentili e disponibili (in realtà è la proiezione del nostro stato interno su ciò che ci circonda, unito alle aspettative che iniziamo a nutrire). La serotonina e la dopamina (due neurotrasmettitori legati alla promozione dello stato di benessere) sono responsabili dell’innalzamento del tono dell’umore, stimolano curiosità e ricerca del nuovo, mentre attenuano la paura verso ciò che è sconosciuto (come per esempio la persona da cui siamo attratti).

Un’altra particolarità della condizione dell’innamoramento è legata alla comparsa di idee intrusive legate all’altro. Questi pensieri sopraggiungono indipendentemente dalla volontà della persona e, a differenza dei pensieri intrusivi tipici del disturbo ossessivo compulsivo, si tratta di idee prevalenti, non ossessive, ed inoltre sono a carattere ego sintonico, ovvero il loro manifestarsi provoca piacere nella persona. L’anticipare l’incontro, l’immaginarsi un bacio o un abbraccio e il ricordo dei momenti e dei luoghi, sono ovviamente pensieri piacevoli che, anche se occupano il pensiero per gran parte della giornata, divengono il motore propulsivo del quotidiano.

Ultima caratteristica legata all’innamoramento riguarda i comportamenti associati ad esso. Il fatto che una persona ci piace e ci attrae fa si che mettiamo in atto una serie di comportamenti volti a ridurre la distanza fisica (telefonate, passeggiate nei luoghi dove speriamo di incontrarla) ed anche il nostro comportamento non verbale ovviamente sarà portatore dei nostri sentimenti. Chi è innamorato o comunque attratto da qualcuno tenderà a sedersi incrociando i piedi, con il palmo della mano rivolti verso l’alto; gli occhi si faranno più profondi ed intensi poiché le pupille si dilateranno e le secrezioni lacrimali aumenteranno contribuendo a rendere lo sguardo languido e luminoso. Inoltre il sorriso si farà più ampio (in termini evoluzionistici indica l’innocuità di chi lo esibisce) e i movimenti dell’uno finiranno con il rispecchiare quelli dell’altro: inizierà una sorta di danza armoniosa, in cui i due partners sincronizzeranno le loro azioni, fino ad essere sulla “stessa lunghezza d’onda”. L’attrazione per l’altro, il desiderio di averlo, di vederlo, di possederlo, accecano quasi del tutto e il resto sembra non avere più nessuna importanza. Questa fase è fatta soprattutto di fisicità e di piacere, data dalla vicinanza dell’altra persona.

Ma quanto dura questa fase idilliaca e come evolve?
Secondo alcuni studiosi il tempo dell’innamoramento va dai 18 mesi ai 3 anni, ovvero, evolutivamente parlando, il tempo necessario affinché si possa mettere al mondo un bambino e gettare le basi per una famiglia. Dalla conoscenza sessuale si passa, infatti, all’impegno reciproco per una vita comune, con l’attenuarsi dell’ansia da separazione ed il consolidarsi dell’attaccamento e dell’amore. L’innamoramento lascia così spazio all’amore sia per motivazioni di carattere biologico (il nostro organismo non può “permettersi” di restare a lungo “sequestrato”, le energie e le risorse devono essere impiegate nel quotidiano e nella crescita personale e la tempesta biochimica scompare) che emotivo: l’attaccamento si è consolidato e sappiamo che l’altro c’è; dobbiamo solo far attenzione a non restare intrappolati nel tranello della routine. L’amore nasce e cresce con il tempo, con la frequentazione, con le compatibilità ma anche con le discussioni, con le differenze e con i litigi. L’amore è quel sentimento che, una volta ridimensionato il fuoco della passione, sorge un po’ spontaneamente e un po’ razionalmente. In alcuni casi la passione annebbia la mente, ma una volta che, leggermente, si affievolisce, la ragione prende di nuovo il suo posto e ricomincia a funzionare. Forse è questo il problema che molte coppie riscontrano e che confondono con un disaccordo o con un “non è più niente come prima”.

E’ in questa fase che gli aspetti di un rapporto andrebbero messi sul piatto della bilancia per verificarne i lati positivi e negativi. Crescere insieme nella relazione è anche questo: accettare l’altro per quello che è, senza volerlo cambiare. Si cresce e si rinforza la coppia nel dialogo, nel confronto, nel chiarimento e nella reciproca accoglienza dei bisogni dell’altro senza perdere il rispetto dei propri. Questo significa rimettersi in discussione, sapersi guardare con occhi diversi ed ampliare i propri orizzonti, darsi nuove possibilità.

Una volta superata la fase dell’ “attrazione fatale”, e una volta soppesati i vari aspetti del rapporto, allora ci si troverà in una relazione che potrà diventare a lungo termine. L’importante è prendersene cura, non dare mai niente per scontato: la relazione va alimentata ogni giorno. E’ come una pianta che può vivere a lungo solo se annaffiata e messa al “centro” delle attenzioni di entrambe le parti. In questo modo, nel tempo, il rapporto potrà acquisire stabilità, equilibrio ed un feeling speciale.

(Psicologa-Psicoterapeuta Dott.ssa Libera Gatta, Manfredonia 13.02.2017)

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