Foggia. “Bisogna andarci nei paesi, percorrerli, dare fiducia ai ragazzi e alla bellezza straordinaria di chi vive in questa parte del mondo”. Franco Arminio ha reso i suoi viaggi alla scoperta dell’Appennino uno stile di vita, dialogando con la natura e con le persone. Si è conclusa venerdì la rassegna “Madre terra” con la presentazione del suo libro “Geografia commossa dell’Italia Interna” (Bruno Mondadori). La rassegna è stata organizzata dall’amministrazione comunale, dalla fondazione Apulia Felix e dall’associazione Duchessa Scalza. “Sfidare l’intellettualismo provinciale del poeta che arriva e parla difficile….” infatti lui non lo fa, si rivolge al pubblico, chiede la provenienza convinto che in quel momento il loro viso si illumini più o meno d’immenso. Arrivano soprattutto amici nella sala del Museo civico, fedelissimi dai Monti Dauni, da Foggia, dalla Campania. C’è anche Peppe Zullo a illustrare le ricette come identità di chi cerca e ricerca su erbe, tartufi, profumi.

L’incontro come un convivio
Intona e fa intonare canzoni, i suoi incontri con il pubblico sono una specie di convivio in cui si declamano versi non solo suoi, ma anche di qualche altro artista intervenuto e di cui conosce l’arte del poetare. Tira fuori dallo zaino, attrezzato per le tappe di ogni giorno, vari libri, vecchi e nuovi, legge “Lettera ai ragazzi del sud”, con applauso, e una composizione di Rocco Scotellaro:“Mi piacerebbe che invece del Che si indossassero t-shirt con la sua immagine”. “Il pendolo della storia, dopo essere andato verso le coste e l’industrializzazione, sta ritornando verso le aree interne, fra trecento anni Melfi potrebbe ritornare capitale del sud”, argomenta pensando al sud di Federico II.

“Ci vorrebbe un assessorato ai paesi”
Rivendica il ruolo del sud, anche se mancano le strade per raggiungere alcuni luoghi, anche se la sanità è quella che è, anche se chiudono scuole e tagliano servizi: “Ci vorrebbe un assessorato ai paesi, un allenatore che metta in campo le forze migliori di un paese, dobbiamo smetterla con l’idea che viviamo in una terra di retroguardia, frutto delle politiche anni ‘60 che hanno favorito l’emigrazione. Finite le ideologie, ripartire dalle persone”. In questa analisi delle distese fasciate di grano e di alberi (“Cedi la strada agli alberi” è uno dei suoi libri) ha elaborato una terminologia specifica, quella della “comunità provvisoria” o dei “felici principianti” in cui il letterato sa di coltivazione dei campi e viceversa. “Fra gli esami di medicina inserirei la poesia, un medico, anche se non c’è più nulla da fare per quel paziente, deve sempre saper dire qualcosa”.

Il vocabolario delle parole mancanti
Pensa ad un vocabolario delle “parole che mancano”, una lacuna studiata nella lingua corrente o nei dialetti che spiega qualcosa della cultura locale: “Il termine ‘orfano’ se non hai i genitori, e se non hai più tuo figlio come si dice? Tanti vocaboli per dire schiaffo ma sono poche le parole sull’amore”. Invita a fare ogni giorno “un esercizio di ammirazione”, un complimento a qualcuno oppure un slancio di meraviglia da intercettare nei sentieri, o nella strade cittadine percorse ogni giorno, per vedere quello che prima non avevi visto. Una terapia che si interessa della gente che non conosci per stabilire un legame, lo definisce il “turismo della clemenza” nell’Appennino che è sacro ed emoziona. “Il paesologo è indiscreto”, e anche un po’ taumaturgo.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 09.04.2017)

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