Foggia. E’ un circuito chiuso, in cui si chiede di restare anonimi per svelare particolari, quello delle palestre di culturismo che in Provincia di Foggia non sono tantissime, diversamente dal territorio barese. Qui infatti il body-building è molto più radicato. Si arriva a contare anche 11mila iscritti, grandi sponsor, mega-gare internazionali. Si vive con molta competizione la gara fra palestre, il vero banco di prova per chi spende le sue giornate a scolpire tartarughe e bicipiti. Ma gli attrezzi non fanno i miracoli. Per andare oltre il 50% della muscolatura sembrerebbe necessario utilizzare anabolizzanti. La recente morte di un atleta foggiano ha riacceso i riflettori su questo mondo che “è a parte, lo devi conoscere”, come dice una fonte. Le cause del decesso sono in via di accertamento da parte della magistratura che ha anche sequestrato alcuni cellulari per comprendere, dalla mole delle telefonate, con chi il giovane avesse avuto contatti negli ultimi tempi. Da raccolta dati, al pronto soccorso sarebbe giunto in condizioni disperate e la gamba in cancrena non gli avrebbe lasciato scampo, nemmeno con la corsa in camera iperbarica all’ospedale San Paolo di Bari.

“Controlli coatti a chi fa gare”. Nel frattempo si è tentato di carpire alcune reazioni. La prima attraverso una fonte che chiede tassativamente l’anonimato. Si allena da 30 anni, non è un culturista, non fa gare, non usa sostanze chimiche, conosce molto bene il campo, ha sfilato da indossatore. “Sono schifato perché tutto questo rumore fra qualche giorno finirà, moriranno altri ragazzi, le indagini si indirizzeranno a casaccio….uno se la prende con le palestre che non c’entrano nulla quando il colpevole è il mercato nero in cui girano un mare di soldi. I prodotti arrivano dall’est, dalla Iugoslavia e dalla Cina in particolare, i ragazzi sono degli ingenui, in testa non hanno nulla. Io ho chiesto qualche volta perché lo fanno: per soldi? No, per essere i più belli del reame. Non esiste una legislazione sugli anabolizzanti, il trattamento è alla stregua che per la droga. Eppure quando vado a vedere qualche gara a Foggia fra il pubblico, in strutture importanti e conosciute, ci sono medici, avvocati, tanti professionisti, le gare di culturismo le ho viste anche davanti alle parrocchie. Io dico che serve il ricovero coatto per chi fa le gare, che poi sono pochissimi, in ogni palestra 2 o 3 rispetto alle migliaia di iscritti. In palestra non gira nulla, me ne sarei accorto, e nemmeno negli spogliatoi, questo deve essere chiaro. E ormai tutti gli sport fanno uso di queste sostanze sennò non reggi, ma i grandi atleti hanno un team di medici che sa come usarli…”.

Steroidi: istruzioni per l’uso. Su internet il mercato sembra offrire una vasta gamma di steroidi a prezzi accessibili. Si danno anche consigli su come acquistarli. In farmacia si vendono ma solo per determinate patologie e con ricetta medica, prescrizione che spesso si tenta di aggirare, non si sa con quanto successo. Un culturista doc li prende almeno 3-4 volte al giorno. Negli anni ‘80 costavano molto, anche 700mila lire, non erano un business. Oggi in pochi mesi, abbinati alla pratica degli attrezzi, “ci si fa il fisico”, come si dice: “Io mi alleno da anni e non ho raggiunto quei risultati, chiaro che li usano”, scrolla le spalle un palestrato senza altri integratori. Che sono cosa diversa dagli anabolizzanti e che fanno male se usati in eccesso, ma questo è un discorso ancora entro una soglia di normalità. “Le sostanze dopanti si sparano per via endovenosa o intramuscolo”, la versione che riportiamo ma che viene smentita: “No, si assumono come ti facessi una siringa, pare che quel ragazzo morto a Foggia avesse iniettato qualcosa nella gamba, che è una parte insolita, al limite si pratica nella spalla… ”.

Sponsor e brevetti. Un laureato in scienze motorie, istruttore, spiega la mancanza di controlli: “Non lo fanno nemmeno in sede di gara… controllano il pallavolista, il calciatore ma non il culturista, noi ai nostri ragazzi diciamo addirittura di non accettare nulla da bere da nessuno quando andiamo fuori per un campionato. Non è una disciplina olimpica. Il problema grave di questo mondo sono gli anabolizzanti che ti fanno saltare il cuore. E’ uno sport dove c’è molta visibilità quindi girano molti soldi fra sponsor e tutto il resto, in ballo ci sono i guadagni altrimenti non credo che rischierebbero la vita. So di ragazzi che hanno lasciato le palestre e a cui avevano proposto di fare gare”. Se la prende anche con i brevetti: “Ne danno troppi e in poco tempo mentre noi laureati in scienze motorie dobbiamo metterci anni per acquisire determinate conoscenze. Sono ‘i corsisti del fine settimana’ come li chiamo io”.

La campagna informativa. Renato Cavaliere (l’unico che non chiede la riservatezza) è laureato in scienze motorie, istruttore di nuoto e di calcio: “I ragazzi hanno bisogno di sapere che questa roba fa male, servono campagne informative da parte della scuola e del Coni contro un’informazione fai da te che sta su internet e che è deleteria. Il culturismo fa della propaganda la propria arma vincente: vuoi diventare come questo? Prendi questi prodotti. In America queste sostanze sono legali anche tra alcuni atleti poi se muori sono affari tuoi”. Ma si può tracciare un identikit del culturista che non sia solo quella del macho o presunto tale? “E’ narcisista, vuole apparire a tutti i costi anche a prezzo della vita. E’ poco incline al sacrificio e vuole risultati in breve tempo, ‘maledetti e subito’ invece occorrono anni di palestra. Il concetto è fare più bella figura nei confronti del tuo vicino di panca che ha un pettorale da 60Kg mentre tu ne devi fare 80. Vivono nell’ossessione della dieta da cui sono aboliti i carboidrati, hanno la mania di gestire il cibo per creare il muscolo, risultato estetico che sopravanza tutto il resto e che non crea comunità del mangiare insieme, per dire. Lo sport per loro non è confronto, anche gioco se vogliamo, ma solo un esibirsi”. Forse per soldi, forse per passione, certo un campo in cui tutto si sa ma poco si dice.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)

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