Manfredonia/Foggia. Se si cerca di fare il punto della situazione sul nostro territorio, a seguito dei recenti casi di decesso e malasanità, ci si rende conto che il tentativo non è affatto scontato.

A un livello più generale, è delicato stabilire quanta parte di responsabilità in casi di malasanità sia da attribuire alla scarsità di preparazione da parte del personale medico e paramedico, alla struttura ospedaliera, alla specificità dei singoli casi esaminati, alla condizione dei pazienti. A quanto poco, poi, si sappia sui casi meno gravi, che sfuggono a statistiche e interpretazioni.

Complicato, infine, stabilire quanto il risveglio di attenzione mediatica possa dirci sul livello di attenzione reale e profonda che si riserva a partorienti e neonati, e sulla qualità delle relazioni che si instaurano tra tutte le figure coinvolte.

I punti di vista sono, naturalmente, molteplici, come molteplici sono le fonti interpellate e le questioni sollevate.

Quanto sanno le donne che si apprestano al parto di cosa le attende? Cosa spinge a scegliere un ospedale? Quanto contano esperienze dirette sul campo nella selezione del personale ospedaliero? Quali preferenze si accordano al settore pubblico e a quello privato? I recenti eventi hanno finito per condizionare sentimenti e opinioni delle donne?

E soprattutto, è sicuro partorire in Capitanata?

Le testimonianze

Nella raccolta di commenti, opinioni e osservazioni di donne, medici e ostetriche che hanno gentilmente concesso il loro tempo, chiedendo di rimanere anonimi, si vuole, in particolare, comprendere quali sono le caratteristiche che spingono a preferire una struttura piuttosto che un’altra da parte delle pazienti, e avere un’idea del livello di informazione e delle precauzioni assunte in fase di gravidanza dalle pazienti stesse.

Sono da segnalare diverse ragioni per quanto riguarda la scelta delle strutture: prima fra tutte, la reputazione dell’ospedale, in riferimento alla frequenza e alla natura delle inchieste da cui l’ospedale è interessato, oltre al relativo grado di pulizia; a seguire, la vicinanza e raggiungibilità da casa, anche da parte dei parenti; la percentuale di cesarei praticati, e gli eventuali eccessi di medicalizzazione, tipicamente, la frequenza di esecuzione dell’episiotomia, il taglio del perineo durante il parto. Ulteriore, ma non ultima ragione, la chiusura dei reparti di competenza dell’ospedale di Manfredonia, che non ha lasciato scelta se non quella di recarsi nelle strutture di Foggia e San Giovanni Rotondo, se non altrove.

Gravidanza
Gravidanza, PH: saluteokay.com

Pubblico/Privato

Riguardo la nota diatriba pubblico/privato, alcune signore hanno dichiarato di avere fiducia nella sanità pubblica, ma di preferire rivolgersi a un ginecologo privato che le segua in gravidanza, finendo per approdare alla struttura pubblica solo al momento della nascita, mentre altre, che hanno condotto un iter pubblico dall’inizio alla fine, si sono dichiarate soddisfatte di aver potuto usufruire dei macchinari più aggiornati, presenti solo in ospedale, e di un trattamento basato su competenza e gentilezza.

L’opinione più accreditata tra tutte loro in riferimento agli eventi più recenti è che gli stessi siano in qualche modo collegabili ai tagli imposti al ramo sanitario. Qualcuna di loro ha introdotto la questione dei turni eccessivi richiesti ai medici, e le pressioni sui dirigenti per i tagli a macchinari e qualità delle attrezzature.

Secondo l’esperienza, invece, di medici, infermieri e ostetriche, le donne favorirebbero quelle strutture che presentino un ambiente “familiare”, nello specifico, che favoriscano l’accoglienza e il garbo da parte del personale paramedico, la presenza attiva dei medici, un trattamento non dimentico della delicatezza della loro condizione.

“Non tutte le donne, specie quelle dal grado culturale meno elevato, comprendono in cosa consiste la qualità medica a priori, almeno non prima di aver subito un’esperienza negativa, e in alcuni casi nemmeno dopo – ci dice un ginecologo – Ma sono costrette ad affidarsi, come ogni altro paziente. Per molte di loro, l’agio del soggiorno ospedaliero e la sicurezza nella qualità dei trattamenti medici sono cose indissociabili”.

Le principali cause di morte

Sempre secondo le testimonianze, tra le cause principali di morte delle partorienti ci sarebbero, com’è noto, il distacco di placenta e la conseguente emorragia post-partum, oltre all’ipertensione arteriosa.

Quanto alla cura del proprio stato di salute da parte delle donne, dipenderebbe da fattori diversi anche quella. “L’attenzione ai chili acquisiti in gravidanza, la regolarità nei controlli, la preparazione al parto attraverso specifici corsi, i temporanei cambiamenti da adottare nel proprio stile di vita e il livello di informazione variano molto a seconda del ceto sociale di appartenenza, e del livello di attenzione verso il fenomeno nascita – ci racconta un’ostetrica -Tutti questi fattori, unitamente alla condizione genetica di partenza e ad una miriade di contingenze, possono incidere profondamente sulle condizioni in cui le partorienti giungono all’evento”.

A cura di Antonella Attanasio e Valentina Sapone

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