Manfredonia – Manfredonia, Cerignola, San Severo. Popolazioni pressoché di numero uguale – qualche centinaio di persone che ai fini del discorso non fanno la differenza –, indici di natalità quasi identici, territori simili. La legge prevederebbe 3,7 posti letto per mille abitanti che si tradurrebbero in 198 per ciascuno degli ospedali in questione. Secondo un Atto Aziendale dell’ASL del luglio 2016 i posti previsti per il San Camillo sarebbero invece 135, accanto ai 250 di San Severo e ai 176 di Cerignola. Il problema, però, non è questo. La questione è stata sollevata dal Dr. Michele Troiano, ex Responsabile dell’Ufficio Pubbliche Relazioni dell’Ospedale ‘S. Camillo de Lellis’ nel corso della conferenza, promossa dall’Associazione Mondo Nuovo, che si è tenuta ieri sera nell’Auditorium C. Serricchio.

I 135 posti, ha sottolineato il Dr. Troiano, sono da considerarsi un numero sufficientemente alto per Manfredonia: il problema è confrontarsi con le esigenze sanitarie del territorio, rispondere prima di tutto alla domanda di cure contro le patologie più comuni.

“Cerignola e San Severo hanno diverse specialistiche perché nel corso degli anni hanno avuto più potere politico e si sono ingrandite. Non è questione di campanilismi ma chi è stato più forte politicamente in un determinato periodo ha avuto più possibilità di incrementarsi”.

Ha poi proseguito:

“Tante volte i nostri rappresentanti politici dicono che non ci sono i numeri: i numeri mancano perché non abbiamo gli standard per poterli far funzionare. (…) L’Ortopedia di Manfredonia fa più interventi di quelle di Cerignola e di San Severo messe insieme. Allora perché farla chiudere?”.

La spiegazione – ha continuato parlando dell’esempio di Ortopedia – è da leggersi nel fatto che la Direzione Generale non poteva mettere in mobilità un ortopedico e che per questo motivo il reparto è stato chiuso per alcuni mesi, originando, però, comunque una spesa dovuta al pagamento del personale rimasto in servizio e dei DRG [‘Raggruppamenti omogenei di diagnosi’, strumento di classificazione utilizzato come riferimento per la remunerazione dell’attività ospedaliera N.d.R.] per i pazienti che sono stati assistiti da altre strutture. Ma con un servizio di fatto non garantito a Manfredonia.

Quali prospettive allora? Non rosee, a meno che non si organizzi una mobilitazione per formulare una semplice richiesta al Presidente Emiliano: ottenere le divisioni di base che già spettano per legge “ma lasciando a noi la decisione su quali discipline mantenere”. Ciò mettendo in atto una parte della riforma della sanità finora pressoché ignorata: la riunione di una Conferenza dei Sindaci che rappresenti le esigenze dei territori interessati. Nel dettaglio, la proposta, che si vuole presentare al Presidente, è accettare, per il futuro, di designare i Direttori Generali scegliendoli da una rosa di tre nominativi della provincia di Foggia proposti dalla Conferenza dei Sindaci. Le esigenze del territorio sarebbero così meglio rappresentate da chi ha vissuto e vive la realtà della provincia foggiana.

Si è auspicato, nel corso della conferenza – nella quale sono intervenuti diversi rappresentanti delle istituzioni [vd. video, tra i quali il consigliere regionale Gatta] – il coinvolgimento sia degli abitanti di Manfredonia che degli operatori del settore. Il tipo di mobilitazione, tuttavia, è ancora da definire – raccolta firme, manifestazione, fiaccolata sono alcune delle proposte.

 

(A cura di Valentina Sapone – valentina_sapone@libero.it)

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