Perché nel mezzo di una tempesta, se guardi i rami di un albero, giureresti che stia per cadere. Ma se guardi il suo tronco ti accorgerai ti quanto sia stabile!” (Grace Dove, la moglie di Hugh Glass)

Sinossi: scampato per miracolo da un attacco degli indiani Arikara insieme ad una dozzina di uomini, tra cui anche il figlio adolescente Hawk, avuto dalla moglie, una donna Pawnee, il cacciatore di pelli Hugh Glass cerca una via di fuga attraverso la foresta dove il rigido inverno del Nord Dakota sta per abbattersi. Attaccato e gravemente ferito da una femmina di orso grizzly Glass, ritenuto prossimo alla morte, è lasciato dagli uomini della spedizione in compagnia del figlio Hawk, del giovane e premuroso Bridger e del cacciatore Fitzgerald. Quest’ultimo, rimasto unicamente per la ricompensa in denaro, pensa bene di ucciderlo per risparmiare tempo e quando il figlio cerca di impedirlo lo uccide e fugge con Bidger, sostenendo di essere fuggito a causa di una attacco indiano e di avere lasciato Glass morente in una fossa. Hugh però sopravvive e, spinto da cieca vendetta, inizia un viaggio periglioso attraverso una natura selvaggia e impietosa alla ricerca dell’omicida del figlio.

Con 12 nomination agli Oscar la pellicola di Alejandro González Iñárritu è sicuramente la più quotata per la conquista delle statuette principali, cosa che al regista è già riuscita nella precedente edizione degli Academy Award con Birdman (film, regia, sceneggiatura originale). D’altra parte, all’attore Leonardo Di Caprio è stata negato talmente tante volte l’ambito riconoscimento da rischiare seriamente la canonizzazione in virtù dell’accanimento mostrato in diverse occasioni. In più era stata inizialmente diffusa da alcuni mezzi d’informazione la voce (rivelata poi falsa) che il suo personaggio Hugh Glass fosse sodomizzato dall’orso che lo aggredisce che, in realtà, è un’orsa resa aggressiva dalla difesa dei cuccioli. I giudici dell’Academy hanno sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti della pellicole in costume e qui siamo nella frontiera USA nel 1893. Potrebbe essere finalmente la volta buona

Revenant è la prima mega produzione (135 mln di dollari) di Hollywood a essere stata girata in condizioni così estreme (inverno canadese e nella Terra del Fuoco, Argentina) con temperatura che raggiungeva i -40 gradi. Riprese, tra l’altro, solo con luce naturale e in zone talmente isolate da rendersi necessarie ore di macchina alla troupe per raggiungerle. L’aspetto naturalistico appare sicuramente il più riuscito della pellicola, con alcuni momenti di poesia pura che ricordano certe opere di Terrence Malick (vedasi La Sottile Linea Rossa e The New World). La differenza è che qui la Natura è un Dio vendicativo e spietato che sembra accanirsi con Glass (concedendogli però una forza vendicativa innaturale), mentre in Malick è pura Armonia.

Leonardo Di Caprio riesce nell’improba impresa non solo di resistere a condizioni estreme con scarsi mezzi ma, soprattutto, nel mantenere da solo la scena per buona parte del film, durante la quale lo spettatore è proiettato nella desolante e disperata solitudine del protagonista, del quale riesce persino a percepire i morsi della fame. La sua nemesi Fitzgerald (interpretata da un ottimo Tom Hardy) è la perfetta incarnazione di un Male assoluto ma mediocre, tipico di certi coloni della Frontiera USA.

Ciononostante non mancano alcuni difetti. Ad esempio l’eccessivo accanimento nei confronti del protagonista che a volte diventa quasi surreale così come una minore durata avrebbero sicuramente giovato alla pellicola che, così come avviene in Birdman, si conclude con un finale aperto all’interpretazione dello spettatore.

Voto: 7,5

(A cura di Agostino Del Vecchio – a.delvecchio@statoquotidiano.it – from www.statoquotidiano.it)

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