WOOF è una sigla che sta per “World Wide Opportunities on Organic Farms”, opportunità su scala mondiale relative alle aziende agricole biologiche. Si tratta di un’associazione, attiva in Italia come in moltissimi altri Paesi del mondo, che permette alle aziende agricole biologiche di avvalersi di lavoratori volontari – spesso giovani e senza alcuna esperienza nel campo – in cambio esclusivamente di vitto e alloggio; permette, quindi, a questi ultimi, di sperimentare uno stile di vita diverso da quello cittadino e di imparare qualcosa di nuovo.

Decido di provare a fare questa esperienza. Dopo l’iscrizione all’associazione, che garantisce la copertura assicurativa, ho davanti una lista di aziende tra cui scegliere, con o senza animali. Dopo alcuni tentativi contatto un’azienda di Spoleto e mi organizzo per la partenza, senza alcuna conoscenza nel settore.

Alla stazione di Spoleto vengono a prendermi i proprietari, Andrea – laureato in lettere – e Ivana – archeologa – marito e moglie sulla trentina; lì faccio amicizia con Daniela, austriaca di Graz che lavora come mediatrice culturale, e con Agostino, un francese che, dopo un divorzio, ha deciso di intraprendere un lungo viaggio in bicicletta dalla Francia a Gerusalemme, e si è fermato per qualche settimana a Spoleto, alla fattoria di Andrea e Ivana, per riprendere fiato.

I giorni passano, imparo a fare la marmellata con le more raccolte nel bosco, a preparare il “pastone” per le galline, a potare gli ulivi, a raccogliere gli ortaggi, a fare il miele. Apprezzo che le galline vengano tenute libere di muoversi nel giardino. Una domenica mattina, dopo che avevo appreso ormai tante cose, mi offro di preparare qualcosa di tipico della mia terra d’origine. Insieme facciamo a mano i grattoni – difficile da far memorizzare il nome manfredoniano di “mal’mband” – e  risquotono un certo successo.

Di ritorno a casa, e ancora oggi, ciò che metto nel piatto ha un peso diverso: la carne ha il peso e la bellezza della vita di un animale, allevato giorno dopo giorno; le uova hanno anche il peso dei campi utilizzati per gli allevamenti – il consumo di quantità troppo alte pro capite, oltre a costituire un rischio per la salute dell’uomo, può significare l’alterazione del paesaggio e degli equilibri naturali – e, soprattutto, mi accorgo di quanto i frutti della terra siano belli, proprio come gli esseri umani, anche per le proprie imperfezioni.

 

Per saperne di più:

http://www.wwoof.net/

http://www.wwoof.it/en/

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