Quanto senso è presente nei travestimenti di strada e nelle feste private? E se alcuni travestimenti fanno parte dell’uso comune, quali invece non ne fanno parte, e perché?
Quest’articolo è nato da un gioco. Dato che si discute tanto di crisi del carnevale e dei suoi valori, uscire in strada e osservare le maschere per trarne qualche conclusione sembra essere l’idea vincente. Le maschere da sfilata, però, non hanno attratto l’interesse di quest’indagine, perché il travestimento privato rappresenta qualcosa di più ampio e al tempo stesso meno definito delle maschere ufficiali. Già, ma cosa?
Data la crisi dell’evento, se da maschere e travestimenti di Carnevale non possiamo ricavare dati utili sui valori sociali, perché non farlo analizzando i costumi che non vengono adoperati? In sostanza, se non ci rispecchiamo più nel Carnevale, cosa il Carnevale può dirci di noi?
Ho sottoposto a test alcuni cittadini di Manfredonia, per vedere quali maschere indosserebbero e quali no, e studiato le motivazioni del rifiuto o dell’assenso: non sapremo di certo chi si vestirà da cosa, ma sapremo cosa viene accettato o rifiutato il giorno di Carnevale perché in realtà rappresenta, contraddice o offende qualche valore della vita quotidiana del resto dell’anno.
E se a Carnevale tutto si può fare, ho selezionato le maschere proposte dalla rete, che in materia di cattivo gusto offre una miriade di suggerimenti: ad esempio, che le signorine sprovviste di un fidanzato si travestano da spose; che, in seguito a qualche recente avvenimento, ci si travesta da statue; che le persone più abbienti si travestano da povere; che i più scrupolosi si travestano da terroristi; che quelli che non riconoscono alcun valore nel carnevale si travestano da se stessi…e che le donne, una volta tanto, si travestano da uomini.
Il campione di manfredoniani interrogati sui costumi che indosserebbe ha risposto in questo modo:

Il grafico tuttavia non basta a comprendere, perché la forza delle risposte positive o negative ha rivelato intenti molto diversi, segni che un ‘no’ può essere decisamente più potente di un ‘si’ . E viceversa

Se si raccolgono invece le motivazioni, si rischia di fare scoperte davvero interessanti. Il terrorista, ad esempio. Se chi ha rifiutato lo ha fatto in maniera assoluta, chi ha accettato ha invece posto delle condizioni: che fosse per un circolo privato, che si fosse in gruppo, che non ci fossero bambini. Segno che gli intervistati, per quanto sicuri delle potenzialità del travestimento, non erano però certi che venisse colto anche da altri.
Discorso analogo per il povero. La statua e se stessi hanno riscosso reazioni tiepide non tanto per la poca originalità, quanto per la difficoltà dei travestimenti ad essere ‘letti’: se il carnevale dev’essere per tutti, aumentare il livello di difficoltà non porta da nessuna parte…un po’ come nella vita normale.
La sposa suscita reazioni antitetiche. Le donne che hanno detto si (alla maschera) lo hanno fatto per un profondo senso di ironia, per dimostrare di essere in grado di compiere un passo del genere solo in una situazione di assurdo, mentre quelle che hanno rifiutato hanno mostrato molta meno flessibilità: per dirla tutta, alcune di loro, pur avendo accettato di travestirsi da terroriste, non hanno potuto proprio tollerare di giocare con un valore così importante…come un abito da sposa.
Il travestimento da uomo merita un occhio di riguardo. Al contrario di quanto ci si aspetti, la maggior parte delle donne ha detto si al travestimento. Le motivazioni per il si o per il no, tuttavia, sono perfettamente identiche: tanto le donne che non si vestirebbero mai da uomo quanto quelle che lo farebbero, hanno dimostrato di possedere un immaginario agghiacciante dell’uomo e del suo mondo. Al maschio qualunque (ma se latino, la cosa si aggrava) viene attribuita senza troppi complimenti un’andatura vaga, una postura scomposta e perfino un’esuberanza libera e una sconvolgente cialtroneria: le donne che si travestirebbero da uomo lo farebbero proprio perché non tollererebbero mai di assomigliare a questa creatura durante il resto dell’anno.*

E, parlando di personaggi impossibili, ce n’è invece uno che non potendosi sottrarre all’impegno del Carnevale, ha deciso di indossare la maschera dell’impegno sociale, e comparire nella strade della città proprio come gli “invaders” comparvero affollando le strade di Parigi e Roma, qualche anno fa:

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Se non altro, Ze’Peppe e tutte le altre maschere improbabili sono riusciti nell’intento di dimostrare una cosa: alla sfilata o nei circoli provati, scegliendo di mascherarsi oppure di lasciar perdere, per moltissimi ancora, il Carnevale è una cosa seria.

*una nota per i più puntigliosi e per chi prenderà questo articolo con serietà poco carnevalesca: non si è discusso di alcun riferimento agli uomini reali; il punto del discorso non era tanto l’opinione che si possiede dell’uomo, bensì l’ immaginario astratto, che chiaramente stigmatizza alcune caratteristiche

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