Foggia. “Si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè” – le parole di Domenico Modugno sembrano pensate apposta per la chiusura del Bar Ruocco, storico bar foggiano inaugurato nel 1952. Ancora una saracinesca, non la prima e neanche l’ultima; due generazioni, prima il papà poi il figlio Pietro, che hanno portato avanti con passione e professionalità un’attività, fiore all’occhiello di una Foggia bene negli anni ’60.

Pietro Ruocco accoglie Stato Quotidiano dietro il suo bancone, in un locale ormai spoglio di arredi ma non di ricordi, per raccontarci i motivi che lo hanno spinto a chiudere la sua amata attività: “L’Acquedotto ha pensato bene di adeguare i fitti a non so quale logica di mercato e ci siamo ritrovati da un giorno all’altro con la locazione raddoppiata. Non c’è stata nessuna possibilità di risolvere la situazione, abbiamo ‘tirato’ fino a quando abbiamo potuto farlo, abbiamo agito per vie legali e abbiamo avuto fede nelle autorità ma ciò non è bastato”.

Uno stabile, quello dell’acquedotto, costruito nel 1926 dall’ingegnere Cesare Brunetti. Composto da sei piani, gli uffici collocati nei primi e alcuni appartamenti negli ultimi, oggi è un palazzone quasi vuoto. “Da una ventina d’anni il mercato è in discesa, ci sono locali vuoti da svariati anni e altri che si svuoteranno a breve come Franzi e Longo. Loro continuano ad asserire che il prezzo di mercato sia quello, quando invece non lo è: a dimostrazione di questo ho mandato delle relazioni svolte da alcune agenzie immobiliari di Foggia, con relative quotazioni: l’esatta metà di quanto chiesto dall’Acquedotto” – racconta Pietro Ruocco – “Spendono ogni anno circa 80.000 euro in riscaldamento per un intero palazzo quasi completamente vuoto: quel denaro è un bene comune, è una S.p.A, un bene della regione. Sarebbe il caso che le autorità, la procura, iniziassero a vedere come si spendono i nostri soldi: l’acqua la paghiamo e ci costa quasi quanto il vino oramai”.

BAR RUOCCO - GOOGLE STREET VIEWS (ARCHIVIO)
BAR RUOCCO – GOOGLE STREET VIEWS (ARCHIVIO)

“Tra tutta questa amarezza sono contento per i nostri dipendenti fortunatamente, grazie alla professionalità che hanno sempre dimostrato, hanno già trovato un nuovo lavoro” – conclude il signor Ruocco – “Qualunque attività, intrapresa con professionalità, non può che andare bene. Non bisogna perdere assolutamente la speranza”.

Cosa ci resta di questa storia? Ai clienti resteranno i ricordi di appuntamenti, incontri e bei momenti trascorsi, o di quelle pacche sulle spalle che solo un barista sa dare nei momenti più duri. A noi altri, giovani, cittadini, politici, giornalisti, ci serva da esempio: “La vita è come il caffè: puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente” – (Alex Zanardi).

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 09.01.2017)

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