Un auditorium pieno di alunni attenti, quello del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Manfredonia, ieri 20 aprile 2016, in occasione della presentazione del libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella.

Proposto quest’anno per l’appuntamento ‘Incontro con l’autore’, organizzato dai professori Vito Cainazzo, Lucia Troiano, Maria Mondelli, Filomena Armillotta, Teresa Starace, il libro è un lavoro dell’autore milanese, autore anche de “Il grande futuro”.

Attraverso una mediatrice culturale somala, Giuseppe Catozzella riesce a raccogliere le testimonianze di migranti che intraprendono “il Viaggio”, vale a dire la migrazione dai paesi di origine verso l’Europa. Aiutati dalla tecnologia, autore e mediatrice avviano una corrispondenza con Samia, una ragazza che diviene poi protagonista del libro, e seguono il suo viaggio nei tempi e nelle situazioni che lei stessa ha ritenuto di raccontare.

Tutto questo non basta in un romanzo, non è un reportage” riferisce l’autore “Ho incontrato circa 30 ragazzi e ragazze che avevano fatto il Viaggio, mettendo insieme racconti dolorosi. In Sudan e in Libia vieni chiamato animale 5 volte al giorno, ti chiedono soldi, i migranti aspettano denaro per pagare la prossima tappa”.

Tra i temi trattati, anche attraverso domande e interventi dal pubblico, c’è il rapporto tra l’occidente e il resto del mondo. “C’è un libro che si chiama Orientalismo, di Edward Said, un professore universitario americano, di origini mediorientali,” consiglia Catozzella “Con la nascita della comunicazione di massa l’Occidente ha creato una comunicazione specifica anche nei confronti dell’oriente. La comunicazione di massa, molto importante per uno stato, fa passare determinate informazioni e altre no, o le lascia passare in altro modo. Per esempio, in questo momento siamo in guerra, ma non lo dicono in tanti, lo dice il Papa, che mi sembra una fonte autorevole. Abbiamo paura che accada qualcosa, abbiamo paura di prendere gli aerei, di andare in luoghi affollati. Si è dato voce a un’informazione che porta al consolidamento della paura, del terrore: quando vediamo un migrante abbiamo paura”.

Da qui, probabilmente, il titolo del libro.

Affrontato il ruolo della politica italiana ed europea, attraverso l’esempio dell’episodio conclusivo del romanzo. “A causa della legge Bossi-Fini, che abbiamo avuto in Italia per due anni, aiutare i migranti significava essere passibili di denuncia penale. L’imbarcazione italiana del mio romanzo decide di lanciare delle cime in mare. Chiama la Guardia Costiera, nel frattempo butta le cime, non se la sente di andarsene, ma non prende posizione. Sette persone si buttano in mare perché tutto vogliono tranne che essere rispedite a Tripoli. Il viaggio non è solo da Tripoli a Lampedusa, perché il problema è tutto quello che c’è prima. Il migrante pensa che se ce l’ha fatta a superare il Sahara, forse è già arrivato, e decide di rischiare. Alcuni allora si buttano a mare, ma è un mare grosso, alcuni non sanno nuotare…e le conseguenze le conosciamo”.

La ricerca della felicità, come è già emerso in una precedente intervista con Goffredo Fofi, è quanto l’autore dichiara di voler mostrare: “Cerco attraverso una storia reale e singola di raccontare il motivo delle cose. Raccontare la guerra è spesso quello che sono destinati a fare i servi, ed è quello che cerca di evitare uno dei miei personaggi, che va alla ricerca della sua felicità, sfuggendo al suo destino”

Un ragazzo del pubblico ha proposto un accostamento tra migrazione ed Olocausto, chiedendo cosa possa fare un ragazzo della sua età per cambiare le cose.

Fermo restando la diversità dei due fenomeni, mi sono reso conto che all’epoca tutti sapevano, esattamente come oggi” ha replicato l’autore. “La vergogna è per la classe politica che abbiamo (o non abbiamo) eletto. È una vergogna non solo per noi italiani, ma per tutti gli europei, perché ci ci governa non è minimamente in grado di farsi carico del problema. L’Onu, con cui collaboro, è disposto a farsene carico invece, usando le proprie flotte, senza carichi e costi per gli stati, ma la riposta ottenuta è stata negativa. La cosa mi fa sospettare di una volontà precisa: far morire la gente è un deterrente, le migrazioni possono essere trattare come un’emergenza, le migrazioni portano denaro e possono essere trattate come argomento politico. Se il problema viene eliminato, non può più essere manipolato”

Cosa si può fare? “Molto. Abbiamo un potere, sempre il solito, quello della libertà di pensiero e di parola. Siamo esseri capaci di raccontare storie. Arriveremo a pretendere che si facciano carico e si fermino le morti”.

Qualche considerazione sul giornalismo e i suoi errori di omissione ha suscitato l’intervento di Anna Maria Vitulano, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno: “Bisogna distinguere tra chi fa il suo lavoro con professionalità e chi cerca plausi”.

La riposta dell’autore, che non si è fatta attendere, ha stabilito “Vengono dette e scritte un sacco di balle. Il giornalismo, per sua stessa natura, tratta questo fenomeno raccontandolo, specie quello televisivo, attraverso immagini di migranti sui gommoni, carichi di persone. Siamo portati a pensare che i migranti cadano dal cielo. Ecco il perché del successo del mio libro, raccontare la realtà, perché partono, cosa cercano…non credete a tutto quello che leggete sui giornali. Dubitare di tutto è un buon esercizio”.

Più in generale iscritto all’interno di un percorso di coinvolgimento dei ragazzi, alunni del superiore, portare un tema di evidente attualità ma di immensa portata davanti agli adolescenti non è semplice, e almeno il tentativo dell’istituto scolastico manfredoniano risulta lodevole. La brevità dell’incontro, inevitabile, ha avuto almeno il merito di scatenare qualche riflessione.

Barbara Salice, une delle insegnanti presenti all’incontro, ha deciso di portare alcune delle sue alunne migliori da Monte Sant’Angelo a Manfredonia: “Avevo letto il libro e credevo fosse importante farlo conoscere ai ragazzi, per non dare per scontato. Non ho rivelato la storia: i ragazzi dovevano rimanere male.” Il percorso scelto prevede la lettura di libri e un’attenzione specifica nel programma di geografia.

Chissà che anche una lettura critica dei giornali (se non altro, qualcuno) venga proposta agli alunni. Giusto, una volta di più, per restare in tema.

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