Maria Moramarco
Maria Moramarco

In Puglia crescono gli ultramaratoneti ed aumentano le gare di ultradistanza di corsa a piedi, in aprile 2015 si è svolta la 100km del Gargano, un percorso stupendo che attraversava la Foresta Umbra ma anche la litoranea attraversando località di mare ambite dai turisti quali Peschici e Vieste.

Aumentano anche le donne che si affacciano nel mondo delle ultramaratone, in occasione della 100km del Gargano, ho avuto modo di incontrare Maria Moramarco facendo dei tratti di corsa assieme ed osservando la sua corsa, il sostegno da parte di amici che riceveva.

Così interessato al mondo degli ultramaratoneti le ho chiesto di rispondere a domande inerenti la pratica e la passione di questo sport che riporto di seguito.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?
“Ho cominciato come tutti per passione con distanze brevi e a piccoli passi sono arrivata alle ultramaratone.”

Infatti osservando questo mondo sembra impossibile percorrere queste lunghissime distanze ma bisogna sapere che ci si arriva a piccoli passi, step by step, rispettando i propri tempi.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?
“La sfida con me stessa ogni volta.”

Diversamente dalle comuni gare di corsa e podismo, in queste gare lunghe il tempo da impiegare passa in secondo piano, si pensa prima di tutto a completare la gara, a portare a termine la lunga distanza, ad arrivare da un posto ad un altro lontanissimo, oppure a fare più giri di un percorso misurato il più volte possibile.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?
“Quel senso di libertà, di protagonismo, anche se è solo a livello personale, non esternato. Mi fa molto piacere soprattutto dimostrare a tante donne che restano dietro la finestra per paura di essere viste e giudicate che cambiare si può. Vorrei far capire loro che le mie non sono imprese, ma semplice passione di correre, che mi fa stare bene sia sola che con gli altri.”

Sperimentare l’ultramaratona per Maria è sentirsi libera di fare quello che le pare. Può essere considerato difficile, impegnativo, usurante, ma è una scelta che la soddisfa e nella quale sperimenta sensazioni importanti ed uniche, fatte di fatiche e di soddisfazioni.

Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?
“Non ci penso più di tanto, con impulsività mi butto in queste sfide con me stessa e lascio fare il resto all’adrenalina.”

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?
“ADRENALINA PURA.”

Maria ammette di essere forse un po’ incosciente, ma se iniziasse a pensare troppo a ragionare, troverebbe delle scuse per restare a casa per fare qualcosa di diverso per non faticare, per non sudare. Invece si lascia trasportare dalle sensazioni che offre l’adrenalina, la voglia di mettersi in gioco, di confrontarsi con se stessa e con gli altri.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?
“Nonostante abbia fatto la 24 Ore di Lavello e Putignano, ho trovato più difficile la 100km del Gargano e quella del Passatone.”

La difficoltà è sempre relativa, Maria corre gare di 100 chilometri in 12-13 ore, e in 24 ore ne riesce a percorrere anche 171.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?
“La Spartathlon, perché ne ho sentito parlare molto e mi hanno detto essere molto difficoltosa. Ma nonostante ciò non rifiuterei di provare a farla.”

Mai dire mai, per Maria le sfide non finiscono mai, perché rinunciare a priori?!

Ti va di raccontare un aneddoto?
“Durante la 100km del Gargano, ad un certo punto mi sembrava avere il fato contro: dal km 42 il mio amico iniziò a sentirsi male e pensai ‘tra un po starà meglio’ ma invece continuava solo a peggiorare ed è riuscito ad accompagnarmi fino a 70km; dopo che lui si è fermato ed io ho ricominciato la mia corsa, arrivata al km80, mi sono dovuta fermare ad un bivio perché non sapevo che strada dovessi prendere ed ho aspettato tanto tempo, delusa e rassegnata che non avrei potuto più concludere la gara con un tempo per me accettabile; dopo sono ripartita, ormai al buio, e dopo il km85, senza torcia, stanca e infreddolita, quando ho raggiunto un gruppo davanti a me, ho ripreso animo ed ho ricominciato a sentire l’adrenalina in circolo, tanto da aver lasciato i compagni di questa avventura ed ho concluso la gara rientrando nei miei tempi.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?
“Ciò che mi spinge è la ricerca del mio limite, vedere fin dove riesco a spingermi prima di collassare!! ESSERE CAPACI DI FARE LUNGHE DISTANZE TALVOLTA CON ENORMI DIFFICOLTA’ su percorsi duri ti cambia la mente…capisci che non devi arrenderti senza aver provato, e se non va come avevi sperato non importa. La vita ti offre così tante opportunità che ti puoi sempre rifare. Tutto ciò prima di diventare un’ultra non lo capivo, è stato per me come aprire quella finestra e gettarmi in un mondo nuovo fatto di sudore, di prove di forza fisica e mentale, di obbiettivi, ma soprattutto per me è ‘EMOZIONE’ un mondo che non stai a guardare, ma che lo vivi in tutte le sue forme. E’ UNA VERA PALESTRA DI VITA che troppo spesso ti mette difronte a quesiti e a problemi, ma sai di essere un ultra e come tale non ti arrendi, ma combatti”

Maria ha tanta sete e fame di conoscenza di se stessa, dei propri limiti, vuol sentire, sperimentare un po’ per volta, un passo alla volta.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Penso che i miei amici non abbiano compreso bene ciò che faccio, anche perché non ne parlo molto, ad eccezione della mia famiglia che al contrario è abituata ai risultati e pensa che non abbia più limiti.”

Qualcuno ti ha consigliato di ridurre la tua attività sportiva?
“Sì, alcuni iscritti della mia società, Happy Runners, mi consigliano di ridurre gli sforzi.”

Per qualcuno può essere strano impegnarsi in questo tipo di sport che comporta tante ore di allenamento, forse è più pensabile fare scuola di ballo, soprattutto per una donna, ma Maria va oltre gli schemi stabiliti e condivisi da vecchie culture, vuol dimostrare che non esiste donna e uomo, non esiste bella o brutta, esiste la passione, la voglia di impegnarsi, il desiderio di ottenere a prescindere da quello che pensano gli altri.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?
“Ho scoperto di avere tanta pazienza e determinazione. CORRERE è un pò come fare terapia, scopri te stesso e riconosci debolezze, pregi e difetti, hai una visione di vita diversa da quella che hai vissuto prima.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?
“Se potessi, rifarei tutto per il gusto di rivivere nuovamente tutte le emozioni spettacolari che questi momenti mi hanno regalato.”

Hai un sogno nel cassetto?
“Restare il più a lungo possibile un’ultramaratoneta!”

Ho visto Maria correre serena, con il sorriso, in buona compagnia e queste sono sensazioni che anche lei vorrebbe sperimentare il più a lungo possibile.

A cura di Matteo Simone – psicologiadellosport.net

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here