Manfredonia. Se ne parlava come di una eventualità remota e nessuno ci credeva. Poi il deputato Bordo, qualche mese fa, ha parlato di Referendum come di una possibilità praticabile e il Sindaco si indispettì. Il deputato, presidente di una commissione parlamentare (rapporti con l’Europa), i due consiglieri regionali, il Sindaco, l’intero Consiglio comunale si sono tutti espressi contro l’insediamento di un grande deposito di gas. Pare anche Confcommercio, Confindustria, certamente il Vescovo…

Sono state raccolte migliaia di firme… Se tutti sono contrari a che serve il Referendum? La comunità spende per una democrazia rappresentativa (Consiglio comunale, Sindaco e giunta, deputati regionali e nazionali…) circa un milione di euro all’anno. Sono soldi ben spesi, a condizione che ci sia l’assunzione delle responsabilità. Siete la classe dirigente e dovete non solo dire ma operare per curare gli interessi della comunità.

Voglio ricordare una storia passata.

Nell’estate del 1969 l’Enel annuncia di volere costruire nel comprensorio industriale dell’Anic (30 ettari) una centrale per la produzione di energia elettrica, alimentazione a nafta. Infrastruttura necessaria (insieme al porto alti fondali) per rendere il IV Centro Petrolchimico autonomo. Monte S. Angelo autorizza, Manfredonia è perplessa. Una delegazione comunale fin dall’autunno si reca in diverse località (Ancona, Venezia, Piombino, Novi ligure…), che ospitano centrali termoelettriche. Si entra in contatto con professori dell’Università di Napoli e Bari. Si raccolgono dati, pareri, studi, si preparano opuscoli, si coinvolgono i Consigli provinciali e comunali. Il 22 marzo del 1970 al cinema teatro Pesante un convegno con esperti e studiosi, partecipano i Comuni d’Italia che vivono gli stessi problemi, giornalisti, associazioni, cittadini. Si esaminano tutti gli aspetti, tutte le proiezioni: quante navi, quanta nafta, quale impatto sul mare, quali e quante emissioni e possibilità di abbattimento, i venti, l’acqua per il raffreddamento, l’economia del territorio. Dati che vengono resi pubblici e trasmessi a Regione, Provincia, Parlamento, CIPE. Raccolta firme e scioperi generali, il primo il 6 febbraio 1971. Si arriva ai tavoli con proposte del Comune, uso del metano al posto della nafta; Enel ed ENI accettano, a fatica. Ma poi dopo mesi c’è un ripensamento. Continuano gli studi e i proff. Astarita e Paoletta dell’Università di Napoli consegnano una relazione approfondita. Enel rifiuta il metano, poi accetta di ubicare la fabbrica a Sud, si discute la distanza da Manfredonia e dalla costa; si decide presso la foce del Cervaro e la nafta sarà trasportata con un oleodotto. Poi l’Enel rinuncia. Un lavoro di informazione, di vigilanza e di lotta durato quasi 5 anni.

L’insediamento Energas si conosce da tempo. Sicuramente da prima delle elezioni. E’ passato un anno dalla delibera unanime del Consiglio comunale che respingeva l’installazione del grande deposito. Da un anno a questa parte opinioni, notizie spesso estremizzate, confronti poco plausibili e superficiali… Si ha l’impressione che si abbia paura di una informazione piana, normale, si privilegia l’uso dei superlativi, dell’eccesso, dei toni esasperati, dell’unanimità a tutti costi. E’ una comunicazione utile e buona? E’ giusto non fare alcuna differenza tra inquinamento (che forse è limitato) e rischio (che indubbiamente è presente?). Si ha paura dell’intelligenza delle persone. Bisogna spaventarle.

Prima del Consiglio che ha stabilito il Referendum giunge una nota del Partito democratico, dove si sottolinea la necessità dell’unanimità in una battaglia “tutta politica”. Che cosa vuol dire? Non si riesce a trovare una unità vera e si usa il Referendum per ritrovarla?

Non è la prima volta che per conflittualità interne ci si rivolge ai cittadini. E’ stato fatto con le primarie dell’autunno del 2014, esasperate, dure… poi il giorno dopo tutti uniti, come se nulla fosse accaduto. Ora improvvisamente spunta il Referendum (da tenersi il 13 Novembre), mentre è in corso un altro Referendum, da tempo annunciato, sulla riforma costituzionale. E’ legittimo? Certamente non mi sembra corretto. Eppure cosa c’è di più bello, democratico che l’appello ai cittadini!

(A cura di Paolo Cascavilla – fonte www.futuriparalleli.it)

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