Manfredonia, nel Gesù di Celestini poco divino ma tanta umanità

C’è il facchino di colore, costretto ad un lavoro alienante e sottopagato, a dargli la forza di andare avanti un solo pensiero

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Manfredonia. Abbonamenti alla stagione di prosa raddoppiati rispetto all’anno scorso. Si è aperto con questo annuncio positivo il terzo appuntamento al Teatro Comunale Lucio Dalla. Sul palco Ascanio Celestini, conduttore radiofonico, scrittore e attore, noto al grande pubblico per le partecipazioni ai programmi televisivi condotti da Serena Dandini, “Parla con me” di Raitre e “The show must go off” di La7. Tuttavia Celestini nasce artisticamente come scrittore e attore teatrale, ed è oggi uno dei capisaldi della drammaturgia contemporanea grazie ai suoi spettacoli di narrazione, dalla scenografia minimalista. Dei lunghi monologhi in cui, con il suo racconto, l’attore fa da filtro fra lo spettatore ed i protagonisti dello spettacolo, personaggi che prendono vita attraverso di lui.

Il suo ultimo lavoro, andato in scena ieri sera a Manfredonia, in un Teatro Dalla quasi completamente pieno, si intitola Laika- vita di un povero Cristo, ed ha debuttato meno di un mese fa al Romaeuropa Festival 2015. Celestini immagina Gesù Cristo che torna sulla Terra, non per redimere l’umanità, ma semplicemente per osservarla: si cala infatti nei panni di un borgataro romano, che entra nel bar sotto casa e viene scambiato per cieco. Un avventore gli paga una sambuca (di pessima qualità) e sedendosi con lui ed i suoi amici, Gesù comincia a conoscere le storie della gente del quartiere, che ruotano tutte intorno ad un supermercato dallo sconfinato parcheggio.

C’è il facchino di colore, costretto ad un lavoro alienante e sottopagato, a dargli la forza di andare avanti un solo pensiero, ripetuto quasi come un mantra “il tuo turno finirà”. C’è poi l’immancabile barbone, che chiede l’elemosina davanti alla porta del supermercato, anche lui prima faceva il facchino, ma è stato licenziato. Nel parcheggio c’è anche una prostituta, che pure avrebbe voluto farsi suora, e che un giorno al mese è gratis (come i musei); ora però a forza di bruciare copertoni per riscaldarsi, sta diventando un copertone anche lei.

Sopra il parcheggio c’è un palazzo, è qui che Gesù vive assieme al suo fido apostolo Pietro, sempre pronto ad ascoltare in silenzio le sue avventure. Pietro è rappresentato dalla voce fuori campo dell’attrice Alba Rohrwacher, sul palco prende invece le sembianze fisiche del fisarmonicista Gianluca Casadei, che con la sua musica regala allo spettacolo un’atmosfera raffinata e popolare insieme. Fra i condomini ci sono una vecchia, che non ha tempo per pregare e credere in Dio, perché troppo impegnata ad aiutare concretamente il prossimo ed una donna “dalla testa impicciata”, divorata dal dolore e dall’alzheimer.

Il finale arriva quasi inaspettato, dopo 90 minuti che scorrono via senza annoiare lo spettatore e regalandogli molti sorrisi e anche qualche risata. Vediamo Gesù e tutti questi “emarginati” unirsi e rischiare la vita per salvare uno di loro e Gesù scoprirà un piccolo segreto: il mare comincia ad Ostia.

Nel Gesù di Celestini, e negli altri personaggi, quasi pasoliniani, di divino c’è ben poco, ma c’è tanta umanità positiva. La “sconfinata potenza di Dio”, le preghiere e la religiosità del “credente” vengono guardati con sospetto e sarcasmo, ma oltre il velo del laicismo spinto, si vede chiaramente l’invito a seguire non con le parole, ma con i fatti, l’insegnamento di Cristo, ossia ama il prossimo tuo come te stesso, cominciando dagli “ultimi”.

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