Manfredonia. È interessante sapere quanto sta avvenendo in una delle due zone di inizio dell’esperimento raccolta differenziata a Manfredonia (Via G.Di Vittorio e Comparti edificatori). Difficilissimo è stato beccare qualcuno nell’atto di mettere fuori i mastelli, perché una sorta di timidezza sembra essersi impadronita dei manfredoniani ‘vittoriani’. Qualche bidoncino fa però la sua comparsa sui balconi, luogo di destinazione privilegiato (per chi ne possieda uno) dei mastelli.

Una pensionata di un condominio della zona di Via G.Vittorio riferisce l’ultimo pettegolezzo sulla differenziata: in uno dei più grandi negozi di Manfredonia dedicati alla casa si possono acquistare dei cestini per la spazzatura impilabili, strutturati a cassetti, che permettono di sistemare le buste una sopra l’altra e tenerle così in casa, in modo tale che i bidoncini si possano tenere sul balcone (o tutti insieme in un metro quadro libero) ed essere messi fuori dalla porta, per la raccolta, all’ultimo minuto. I raccoglitori possono essere a due, a tre o a quattro buste. Questione di estetica. Stefania D’Ambrosio, inquilina dello stesso stabile, ci racconta invece di aver appena cominciato. La sua opinione sulla raccolta è “positiva, perché penso che se funziona come nel resto d’Italia andrà bene. Certo, i mastelli sono tanti e ingombranti, dovevano forse farne solo due grandi per plastica e carta, poi le cucine moderne hanno già due bidoni incorporati, che io continuerò a usare. Gli altri li tengo fuori, sul mio balcone, ma ho pensato di riportare fuori l’organico, per via dell’odore.”

Stefania ha anche due bambine piccole, ha quindi il problema di smaltire i pannolini: “Devo chiamare un numero verde e concordare il ritiro giornaliero, saprò dire se sono efficienti o meno. Abbiamo la fortuna di conoscere un signore che, lavorando nel settore, mi ha detto che nel nostro condominio (costituito da sei appartamenti, ndr) il primo giorno di raccolta c’era solo un bidone affianco alla porta. Devo anche insegnare alle bimbe come fare la raccolta, una delle mie due figlie era già attenta e sapeva dove buttare le cose. Devo fare un enorme lavoro, ma poi imparerà e andrà da sola.”

Un inizio nient’affatto traumatico, specie perché Stefania, lavorando, conosceva e applicava la raccolta differenziata già prima che divenisse ufficiale. “Lavavo già prima la plastica, adesso la lavo, la metto a scolare, aspetto che si asciughi e la butto, ma non so quante persone lo faranno. Bisogna solo imparare cosa fare con l’umido, con i tovaglioli sporchi ad esempio”*.

Nel frattempo, il famoso signore che lavora nel settore sembra aver dichiarato quanto segue: “Per ora ritiriamo i mastelli e controlliamo i rifiuti, più in là arriveranno le multe per chi non rispetta i termini della raccolta”. Multe, dubbi sui rifiuti e il colore equivoco dei mastelli nella legenda cartacea distribuita dall’Ase sembrano essere gli unici problemi in questa settimana iniziale. Problemi da non sottovalutare, tuttavia: un’altra signora dello stesso condominio lamenta di lotte ideologiche con suo marito proprio a proposito delle tinte scelte dall’Ase. Con tutta la differenza di opinioni che la miopia dell’uno e il daltonismo dell’altra consentono “Abbiamo scontri che non avvenivano dall’inizio del matrimonio. Mio marito fa parte di quella quota di popolazione che si oppone al cambiamento, e penso con orrore a una vecchiaia in cui devo inseguirlo per smaltire correttamente i rifiuti che lascia in giro. Nutro la profonda speranza che impari presto”.

Un visitatore esterno al condominio, non ancora toccato in prima persona dalla raccolta differenziata, riporta invece qualche dubbio, in particolare sulla tipologia di buste da utilizzare: “I mastelli sono dotati di codice, ma chissà se il giorno dopo il mio bidone me lo faranno ritrovare? Metteranno altri rifiuti nel mio cassonetto? Le buste sono costose…tutti le compreranno?”. Intanto, arriva da questo anonimo palazzo della zona di Vittorio la risposta ad un grande dolore che affligge gli abitanti dei grossi caseggiati del resto della città: pensare di dover impilare centinaia di mastelli gli uni affianco agli altri in mezzo alla strada, limitando il passaggio e guastando l’estetica di Manfredonia. Pare invece che per i grandi condomini, cioè costituiti da più di sei famiglie, si possa avanzare la richiesta di ricevere dei mastelli complessivi. Uscendo di casa in macchina la sera prima della raccolta, la domenica del 17 aprile, lo scenario era di una straniante tranquillità: un clima dolcissimo e, nella calma più totale, poche decine di bidoncini stretti gli uni affianco agli altri in attesa di essere raccolti. Faceva quasi impressione sapere che dentro ai mastelli di plastica riciclata altro non c’era che rifiuti organici delle tavole dei manfredoniani: i cestelli di organico avevano l’aspetto di piccoli scrigni, i pochi che li avevano riposti fuori li avevano messi tutti vicini tra di loro, quasi dovessero soffrire il freddo.

A parte pochi fortunati nottambuli, nessuno è riuscito ad avvistare gli operatori dell’Ase. I mastelli, però, sono sempre stati ritrovati il giorno dopo, svuotati e in ottime condizioni di salute.
Nei primi giorni della raccolta, nessuno per le strade a lamentarsi della differenziata, nel quartiere tutto sommato periferico di Via di G.Vittorio sembrava che il popolo attendesse il passaggio dei lavoratori dell’Ase con qualche strano, enorme Ufo calato, con un raggio cosmico, a raccogliere i rifiuti. Per poi disintegrarli sul posto. Uno scenario simile, anche se più rilassato, si è ripetuto il giorno dopo e oggi: ancora scarsissimi bidoncini per le strade, affianco alle porte, la gente si sente ancora timida, aspetta di vedere se il vicino “l’ha già fatto”, aspetta di vedere se ai suoi amici e parenti hanno rubato il bidoncino, se i cani ci hanno lasciato sopra un ricordo.

Soprattutto aspetta che tutti i vecchi, grossi bidoni ancora in giro per Manfredonia vengano definitivamente eliminati prima di iniziare anche lei a fare la raccolta. Per ora, nutre ancora la speranza di poterli usare senza essere sorpresa ‘con le mani nel sacco’, senza essere perseguitata dal pensiero delle multe, senza dover imparare a memoria qualche riga e partecipare anche lei al cambiamento del mondo del quale, diciamocelo, il manfredoniano sperava di non doversi occupare mai. In generale, un malcelato senso di antipatia nei confronti delle scelte della politica (ma anche verso ambientalismo, spazzini, Ase, società avanzate, vicini incivili e persino verso il capitalismo in generale) si sta facendo strada. “Riccardi non rischia tanto il consenso sull’Energas, lo rischia sulla raccolta differenziata” è quanto ho appreso da un passante infuriato. Che la raccolta, va da sé, non l’ha ancora cominciata. Intanto, una ripresa del turismo locale sta avendo luogo: automobili in incognito con finestrino abbassato rilasciano alla velocità della luce sacchetti di spazzatura durante il viaggio dalla zona di Vittorio a Monticchio, dove vanno a scaricare gli ultimi sacchi di immondizia, cicciotti e satolli, ancora indifferenziati.

Perché poi proprio a Monticchio non sono riuscita a capirlo: questione di privacy monnezzara, forse. Una branca che la giurisprudenza ancora non conosce.

 

 

* da telefonata all’Ase, i tovaglioli unti, vale a dire macchiati di sostanze organiche, vanno inseriti nell’organico, mentre i tovaglioli sporchi di altro (vernici, polvere, detersivi…) nell’indifferenziato
**sempre da telefonata all’Ase, le buste da utilizzare per l’organico devono essere biodegradabili, per tutto il resto si possono utilizzare le buste di plastica da sempre usate

(A cura di Antonella Attanasio – antonellattanasio84@gmail.com)

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